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Prima dammi il pane

Il secondo romanzo di Angela Bonanno, Prima dammi il pane, Catartica edizioni
di Pina La Villa - martedì 3 aprile 2018 - 2299 letture

Angela Bonanno, Prima dammi il pane, Catartica edizioni. - 136 p., 12 euro, ISBN 978-88-85790-05-6

Cosa succede quando finisce un amore? Finalmente l’ultimo romanzo di Angela Bonanno lo racconta con strazio, come è giusto che sia, senza nessuna concessione ai buoni sentimenti, agli abbellimenti, alle reticenze. Attraverso la storia di Elena e di Crista - due donne che si incontrano, si amano, si lasciano - l’autrice riesce a realizzare una perfetta fenomenologia del sentimento amoroso e delle emozioni che scatena.

Non importano i motivi, le cause che conducono alla fine di una storia d’amore – che nel caso in questione ovviamente si complicano, nell’incomprensione e nell’ostilità che circonda la relazione d’amore fra due donne.

Quello che importa è ciò che, appunto, “succede”.

Il mondo attorno a noi, apparentemente lo stesso, cambia, cambia il paesaggio, lo spazio, i volti, si smarrisce il senso e sarà difficile ritrovarlo, occorrerà ricreare un altro mondo.

Infatti non è solo di ciò che succede nella testa o nel cuore (fa lo stesso) cioè di quello che succede “dentro” di noi, che qui si parla; qui si dice quello che succede alla pelle, allo stomaco, alle gambe e poi agli spazi che si deformano attorno a noi, agli oggetti che assumono forme inquietanti.

Per Elena “anche la musica faceva vento, ed era un vento gelido”.

Ogni emozione, tutte le emozioni, sono, nel romanzo, questo: un gioco di rimando fra i sensi - tutti: il tatto, l’udito, la vista, il gusto, l’olfatto – in un continuo colloquio fra il dentro e il fuori del nostro corpo, quello che è a contatto col mondo.

“Al suo secondo risveglio si sentiva intorpidita come al primo. Rumore di pioggia nelle orecchie. La pioggerella con la sabbia del deserto in corpo, che sporca i terrazzi e toglie il respiro. Cercò di aprire la maniglia della finestra in cucina che oppose resistenza, tirò un calcio alla cieca e la stronza cedette. Le voci come pipistrelli s’infilarono tra i suoi capelli e non riuscì a scrollarseli. Si sporse per guardare. Ragazzi si contendevano un pallone. […] dal davanzale l’anima pendeva lungo il rampicante dell’invidia, mentre sorseggiava l’ennesimo caffè dell’ennesima domenica, ormai definitiva senza di lei”.

Al suo secondo romanzo – dopo Antologia della malata felice, Forme Libere, 2011 – Angela Bonanno conferma l’originalità della sua scrittura, qui più matura e consapevole, nutrita dalla sua passione per la poesia, come lettrice e come autrice (l’ultima sua raccolta di versi ha per titolo Strammata ).

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Copertina del libro: Prima dammi il pane / di Angela Bonanno

Poetica ma antiletteraria, autentica, robusta, fatta degli oggetti quotidiani (il cibo, le monetine, le bancarelle, il pane, le tazzine, le cassette di legno con i meloni, le cerate, …per citare solo ciò che sto rileggendo in una pagina a caso): questa è la scrittura di Angela Bonanno. Una scrittura che riesce, nella lunghezza del romanzo, a tenere sempre la tensione della poesia. Ed è questa tensione che fa leggere il libro d’un fiato, che avvince nella lettura, che dà alla storia – raccontata attraverso un dialogo sfasato fra le due donne (e come, se non sfasato, potrebbe essere il dialogo a distanza fra due persone che si sono amate e si sono lasciate?) – la sua forza narrativa.

Crista ha lasciato Elena, Crista si sposa.

Crista: “In piedi nella stanza Crista era ormai tutta dentro la sposa. La sposa si dimenò per farla scivolare sotto i piedi. Poi sorrise la sposa, un sorriso asciutto. La lunga notte dei baci cancellata per sempre dal trucco perfetto. Indugiò ancora un istante. Uscì infine la sposa, seguita dalla coda bianca del vestito. Crista rimase a terra calpestata sotto i tacchi”. Elena: “Per sempre è finita. La frase è sbagliata, pensò. Come sentirsi liberi mentre si è infelici. Si sentiva infelicemente liberata. Ricominciò a piangere e a pensare insieme finché pensieri e lacrime si asciugarono. La calma penetrò nelle vene. Prima però il cielo si era scurito. La luna risorta ma senza clamore. In strada un lampione era rabbrividito”.


Sinossi editoriale

Questa è la storia tra Elena e Crista. Elena cresce orfana di madre, cantante lirica scomparsa nel darla alla luce. Per togliersi di dosso un inconscio senso di colpa comune a chi perde uno dei genitori nei primi anni di vita, azzera ogni tabù sentimentale e sessuale. Divora la vita, prendendo e rubando da tutti. Crista, cresciuta in una famiglia cattolicissima, i cui principi sono stati fortemente contrastati da una nonna materna un po’ sopra le righe, non riesce a liberarsi dal peso di una madre in cui tutto è divieto. Le due ragazze si incontrano per caso, si innamorano e si trovano a dover fare i conti con una società che non accetta fino in fondo la possibilità di formare una famiglia tra persone omosessuali. Il vero protagonista del libro è il pregiudizio interiore che ognuno di noi si porta dentro, il più difficile da estirpare.


L’autrice

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Angela Bonanno

Angela Bonanno vive e lavora a Catania. Ha alle spalle diverse pubblicazioni, sia in lingua italiana che in dialetto siciliano, che le sono valsi vari riconoscimenti e meriti. Nel 2011 pubblica il suo primo romanzo“Antologia della malata felice”, con la casa editrice Forme-Libere, ottenendo una Segnalazione Speciale della Giuria Premio Brancati nell’edizione del 2012. Nel 2014 si aggiudica il Premio “Franco Fortini” nella IV edizione con la raccolta “Pani schittu”, pubblicata dalla CFR Edizioni. Nel dicembre 2017 pubblica “Strammata”, una raccolta di poesie in dialetto siciliano, con le edizioni Forme-Libere. Sue poesie sono inserite in varie antologie e tradotte in polacco e spagnolo.



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