Presunta razza ladrona

Le vicende del "Sole" e quelle di Forchione e Paparella
di Adriano Todaro - mercoledì 22 marzo 2017 - 2837 letture

Se è vero – come ripetono sempre i ricchi e i cattolici – che il dolore nobilita, dobbiamo riconoscere che il Napoletano ha avuto, nello stesso tempo, dolore e nobiltà. Dolore perché ha dovuto lasciare il posto di lavoro e nobiltà perché dopo essersi battuto come, appunto, un napoletano incazzoso, ha sbattuto la porta in modo signorile, con nonchalance, e se n’è andato.

Un altro che ha perso il lavoro è un certo Antonio Forchione, 55 anni, che lavora, da 27 anni, dagli svizzeri della Oerlikon (indotto auto in Piemonte). Sapete com’è, gli svizzeri sono precisi come orologi, puliti e ordinati e così quando hanno saputo che l’operaio aveva subìto un trapianto al fegato, l’hanno lasciato a casa. Giustamente dico io perché gli svizzeri che sono precisi, ci tengono alla salute dei propri operai mica come i colleghi del Forchione che hanno scioperato per farlo tornare in fabbrica.

Messi alle strette, ricattati dagli operai che spadroneggiano credendo di essere ancora negli anni ’70, gli ordinati svizzeri, dal buon cuore, hanno promesso di riassumerlo. Siccome però sono precisi, hanno deciso di licenziare, questa volta nello stabilimento di Bari, un altro operaio, Massimo Paparella, ricoverato d’urgenza in ospedale per impiantargli un pacemaker. Subito, zac, due ore di sciopero! Ma, ditemi voi, onestamente: è possibile continuare così? Poi per forza che gli svizzeri se ne tornano in Svizzera e Maglioncino Marchionne porta la Panda in Polonia. Ah, a proposito. Il Paparella è sindacalista Fiom.

Dai fatti enunciati si può già notare che nel mondo lavorativo ci sono due pesi svizzeri e due misure italiane. Perché? Perché da una parte si sciopera per far rientrare in fabbrica l’operaio licenziato, dall’altra, invece, si sciopera per mandarlo via.

E questo ci riporta al Napoletano inteso Roberto. Classe 1961, di mestiere fa il giornalista, anzi il grande giornalista. Sì perché lui mica è uno sfigato come il sottoscritto che lavora per girodivite, lui, il grande giornalista, lavora, anzi dirige, un grande giornale: il Sole-24Ore. Se il sole si vede dal mattino, bisogna dire che il Napoletano della Spezia, il Sole lo vede bene tutte le mattine giacché ha una paghetta di 2/3 mila euro il giorno. La moglie glielo ripete ogni mattina: “Vai Robertino e mi raccomando portami a casa, stasera 2 o 3 mila euro. Non fare come il solito che, sbadato come sei, li lasci in giro”.

Sì perché il Napoletano è sbadato al punto che assieme ad altri amici della Confindustria, il Gotha dei padroni, sempre bene vestiti e puliti, ordinati come svizzeri, ha taroccato le copie vendute del Sole. Amici del calibro dell’ex presidente del gruppo, il metalmeccanico Benito Benedin e dell’ex amministratrice delegata, Donatella Treu (quella che nel 2013 mentre dichiarava lo stato di crisi del giornale, si assegnava un bonus di 150 mila euro dopo 4 anni di bilanci in rosso) e altri dirigenti. Tutti inquisiti anche perché nel fare i riporti, sono spariti 3 milioni di euro.

A questo punto cosa ti combinano i colleghi giornalisti del Napoletano? Sciopero ad oltranza come fossero metalmeccanici della Oerlikon. E non in solidarietà con il direttore ma per cacciarlo. Cose mai viste! Vi debbo confessare che ho riso di gusto nell’apprendere questa notizia. Sì perché i giornalisti del Sole quando scioperano gli altri, scrivono sempre articoli severi e meditati mentre da sempre ci assicurano che i bilanci delle banche sono sani. E poi, a casa loro, hanno un direttore indagato per presunto falso in bilancio, vertici della Confindustria che si scannano, una decina di dirigenti indagati per presunte false comunicazioni sociali e appropriazione indebita e la ricerca affannosa di 120 milioni di euro per ricapitalizzare il Sole. Proprio un grande successo.

Razza padrona, razza ladrona”: una volta si diceva così. Altri tempi. Oggi non più. Oggi questi personaggi sono invitati in Tv e pontificano nei confronti degli operai che scioperano e mandano il Paese in fallimento. Roberto Napoletano ha sbattuto la porta e se n’è andato con un tocco di signorilità che Forchione e Paparella non potranno mai avere neppure quando mettono la cravatta. Si è messo in aspettativa per 6 mesi ma, badate bene, senza retribuzione mica come gli operai.

In questi 6 mesi deve prendere una decisione – come avrebbe detto il Capoccione – categorica e impegnativa. Deve decidere se farsi licenziare o dimettersi. Non è cosa da nulla questa decisione, questa scelta, perché nel primo caso avrebbe un’indennità di 2 milioni e 250 mila euro, nel caso di dimissioni solo 1,5 milioni di euro.

Pensate che rovello ha nella testa il Napoletano povero. La moglie è preoccupata perché non mangia più come una volta ed è dimagrito. Questo, da un certo punto di vista, è un bene perché negli ultimi anni era diventato un po’ rotondo e poi non dorme; le notti le passa nel tinello di formica verde, sorseggiando da una bottiglia di Armand de Brignac a fare i conti e a domandarsi in continuazione: meglio farmi licenziare o dimettermi?

Forchione e Paparella, invece, non hanno di questi problemi. Loro dormono sonni tranquilli perché non debbono decidere nulla. La loro vita l’hanno sempre decisa gli altri. I padroni.

Sì è proprio vero. La razza padrona è proprio una razza ladrona. Presunta, però.


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