Il caso del preside di Piazza Armerina arrestato per aver utilizzato fondi comunitari per andare a prostitute in Romania è un altro sintomo dell’estremo malessere che regna nella scuola italiana
Quando si apprendono certe notizie non si sa proprio che pesci pigliare. Si rimane impassibili perché la notizia è così esageratamente assurda da perdere qualsiasi cognizione sensoriale. Basiti? Un termine davvero inadatto a descrivere il complesso delle sensazioni che si provano in quel momento. Il mondo che ti cade addosso? Ecco forse è questa la condizione psicologica che regna nel tuo animo allorquando vieni investito da qualcosa che va oltre alla fantasia e realtà allo stesso tempo.
La succitata premessa serve a rappresentarvi le sensazioni di estremo disagio e rabbia al momento di apprendere da varie agenzie stampa che un dirigente scolastico e un direttore amministrativo di una scuola di Piazza Armerina erano stati arrestati perché avevano utilizzato soldi della scuola per andare in Romania a prostitute. Capite che la notizia a un primo acchito appare senza senso. Da un lato, abbiamo un’istituzione che dovrebbe apprendere ai ragazzi la probità intellettuale e dei comportamenti. Dall’altro, uno squallido esempio di degrado della società contemporanea. Due cose che stanno agli antipodi fanno parte di un comportamento di una persona: scuola e prostituzione. Devo ammettere che ciò mi ha provocato uno sconvolgimento particolarmente forte.
Poi si comincia a riflettere e si collega questo fatto tristissimo a tanti altri che riguardano la scuola italiana negli ultimi. E il quadro che ne viene fuori non è dei migliori. Quella che sulla carta dovrebbe svolgere il ruolo di principale agenzia educativa nazionale è afflitta da tanti mali. Sembra che le pericolose sbandate di cui soffre la società odierna si riflettono tutte nella scuola dando il via a un fiume carsico di sconvolgimenti che ne stanno minando la credibilità. Le ragioni della crisi dell’istituzione scolastica nel nostro paese è dovuta, a mio parere, a due motivi.
La scuola è stata lasciata sola ad affrontare i mille problemi di una società complessa e secolarizzata come quella italiana. Tutti hanno pensato…tanto c’è la scuola…che se ne occupi. Perché – dunque – paghiamo i docenti? Per fare gli assistenti sociali. Essa è stata proditoriamente lasciata sola perché non è più considerata importante. Se ci fate caso la scuola è scomparsa dal dibattito sociale e istituzionale in Italia da parecchi decenni. Si parla più di gay o Legge 40 che di scuola. E questa solitudine si aggrava ogni anno che passa. Con sofferenze che prima potevano essere definite fisiologiche. Oramai siamo al patologico. Non si è voluto comprendere, in fin dei conti, che le criticità della società si affrontano quando la scuola è percepita come una delle architravi centrali del paese. Invece è stata usata per interessi non collegabili ad essa ed ora giace abbandonata.
Inoltre, la scuola italiana deve supplire in molte occasioni alla crisi profonda di un’altra istituzione fondamentale: la famiglia. La famiglia di oggi sembra un puzzle impazzito. La modernità l’ha sottoposta a tali e tante sollecitazioni da far venire meno le basi su cui essa si era formata nel corso dei secoli. Il modello di famiglia è cambiato perché è cambiato parimenti il modello di società. Una società disunita, spezzettata, parcellizzata e senza nessun collante sicuro. Ciò si riflette nella famiglia. Non si parla più di modello tradizionale di famiglia. Ma di famiglia aperta, famiglia singola, famiglia di fatto ed altro ancora. Quindi, una famiglia che non riveste un ruolo essenziale di educazione e formazione ha delegato, per riflesso, alla scuola compiti non suoi. Quest’ultima, già provata dal fatto di sentirsi non più al centro della società, si è trovata a fronteggiare nuove sfide essendo priva di quella autorevolezza e di quei mezzi atti a sostenere le sfide del tempo presente.
I quesiti posti dalla crisi del sistema scolastico nel nostro paese sono di non facile risposta. Vedete, non è questione di dare semplicemente più mezzi. E’ ridare – al contrario – un progetto strategico alla società italiana. Cosa significa questo? Permettere alla famiglia di riprendersi quel ruolo strategico che è andato perso da qualche decennio a questa parte creando un welfare finalmente capace di aiutarla. Risolvere le criticità della famiglia significa anche – nel quadro di un progetto strategico sulla società italiana – venire incontro ai gravi problemi che attanagliano la scuola con l’obiettivo di darle nuovamente quel ruolo di centro motore di formazione della società del paese. Progetto senza dubbio ambizioso, ma che va perseguito con decisione e coraggio. Nonostante una classe politica interessata alla delegittimazione reciproca e non alla visione a medio-lungo termine.