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Presentazione “Mafie e dintorni” di Franco Plataroti

Giovedì 23 novembre, alle 20.30, presso l’associazione culturale “L’aquilone di Jo” di Torino, è stato presentato il volume “Mafie e dintorni. Il fenomeno delle mafie e i loro rapporti con lo Stato e la società civile”, di Franco Plataroti, edito da ZeroBook.

di Redazione Zerobook - mercoledì 29 novembre 2023 - 418 letture

Attraverso le domande poste da Carmen Duca, referente della sezione torinese “Paolo Borsellino” delle Agende rosse, l’autore ha illustrato alcuni nuclei tematici portanti del suo lavoro. A partire dalla struttura del libro – suddiviso in tre parti, ossia “Le mafie”, “I dintorni” e “Antimafia” – si è ragionato sul tema della persistenza del fenomeno mafioso, toccando la tesi centrale del lavoro: le consorterie criminali sarebbero dotate di lunga vita in virtù del persistente supporto fornito loro dai “dintorni”, che l’autore ha provato a definire nel dettaglio: dallo Stato, ossia dal potere organizzato, ad altri poteri quali la massoneria, la chiesa, l’eversione di destra, così come da frange di società civile che hanno interesse o bisogno di interloquire con i clan.

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Franco Plataroti e Carmen Duca (referente Agende Rosse Torino)

Si è, poi, discusso della latitanza del tema tanto nei manuali scolastici quanto nel dibattito pubblico e politico, di un fenomeno che sembra aver perso la sua vitalità – almeno come raccontato da alcuni studiosi, tra i quali Salvatore Lupo –, terminati i discorsi sulle mafie parrebbero terminate le mafie. L’autore dibatte della questione con il pubblico, cerca di argomentare la vitalità di associazioni criminali vive e vegete, certo più silenti, ma tutt’altro che in condizioni di debolezza reale.

E, accanto alle mafie e ai “dintorni”, Franco Plataroti discute dell’antimafia, a partire da un articolo preciso, “Splendori e miserie dell’antimafia”: le agenzie di contrasto alla mafia vengono presentate nella loro luce ambigua, immiserite, a volte, da “professionisti della mafia” – secondo la nota definizione di Leonardo Sciascia – che usano la patente civica antimafiosa per interessi personali o peggio.

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Il pubblico presente in sala

Il focus si dirige, quindi, su Torino, il Piemonte, la presenza della ‘ndrangheta, sin dagli anni Cinquanta, attraverso l’analisi del processo Minotauro (2011-2016) e le osservazioni di un magistrato che vi partecipò e che sottolinea la pervasività del fenomeno nella regione settentrionale e nella città della Mole Antonelliana.

Insiste l’autore nel chiedere un più alto livello di consapevolezza, anche al fine di operare delle scelte responsabili, per evitare quella distrazione di massa o quella ignoranza delle conseguenze di scelte che consentono ai boss di incrementare i loro guadagni, grazie alla complicità interessata o al deficit di senso civico dei nostri concittadini.

Circa un’ora e mezza di dibattito, davanti a un pubblico eterogeneo per età, che è parso accogliere il tono a volte enfatico e urgente delle considerazioni dell’autore. Al termine, alcune domande del pubblico pongono l’accento sul tema dell’efficacia dello strumento repressivo e militare, così come sul ruolo della Chiesa cattolica nella legittimazione pubblica e sociale di Cosa nostra e delle altre mafie italiane.

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L\’autore durante il firma copie


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