Premio Viareggio-Repaci, ritorno alle origini?


La decisa azione della presidente Rosanna Bettarini in pratica ha salvato il Premio.
martedì 23 agosto 2011, di Antonio Carollo - 320 letture

Che succede al Premio Viareggio-Repaci? Venerdì 26 agosto alla premiazione dei vincitori 2011 non sarà presente Luca Lunardini, sindaco di Viareggio. Il distacco del Premio dal Comune sembra consumato, per volontà della presidente Rosanna Bettarini. Questo è il risultato ottenuto dall’Amministrazione comunale dopo il tentativo di impadronirsi in toto del Premio, contro l’espressa volontà del fondatore Leonida Repaci, la cui principale preoccupazione era l’indipendenza della sua creatura. Per decenni aveva lottato contro l’invadenza di case editrici e di sponsor non disinteressati. Il Comune gli sembrò la soluzione ideale. Fu messo nero su bianco. Per trentasei anni tutto è andato liscio. Il Comune non si è nemmeno sognato di mettere bocca sulla composizione e nell’operato della giuria. La decisa reazione della presidente Rosanna Bettarini in pratica ha salvato il Premio. Adesso si svolgerà di nuovo sulla spiaggia, al Bagno Balena. I giurati si sono autotassati, è rispuntata la ricerca di finanziamenti; sembra un ritorno alle origini. Intanto le polemiche impazzano. E’ sorto un gruppo di amici del Premio che tiene accese le polveri. Nel ginepraio delle accuse e controaccuse è difficile cogliere un filo di lucidità. Il nodo della questione in questo bailamme è incentrato sulla titolarità della testata. Gli Amici del Premio sono sparati: la proprietà è del Comune. Io invece credo che ai viareggini debbano interessare, in primo luogo, la salvaguardia del Premio in sé e il suo esclusivo ancoraggio alla città di Viareggio. Ma atteniamoci ai fatti: la presidente Bettarini e la giuria queste due basilari condizioni le stanno garantendo. Hanno resistito alle suadenti voci di tante sirene; non poteva fare altrimenti: Repaci più volte ha detto e ha scritto, prima della donazione, che il Premio apparteneva idealmente alla città, da cui aveva preso le sue più genuine caratteristiche. Però non potrei scommettere sulle capacità di resistenza della presidente Bettarini. Non è impresa da poco tenere in piedi in piena autonomia una così prestigiosa istituzione culturale. Repaci ci riuscì per trentaquattro anni, fino al 1975, poi si arrese. Il buon senso dice che prima o poi le parti in campo, il Premio e il Comune, ritornino alla vecchia intesa, rafforzando magari la parte del contratto-statuto che assicura indipendenza e autonomia alla manifestazione. Aggiungo: non nascondo la mia istintiva propensione per un Premio assolutamente lontano da qualsiasi legame. Il fatto del ritorno alle antiche consuetudini, alle riunioni conviviali in trattoria, alla spiaggia, alle cene di gala, alle fatiche e alle peripezie per racimolare i denari, all’impegno personale e gratuito del presidente e della giuria, per me ha il sapore e il fascino del recupero dell’antico spirito del Premio.

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