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Poveri e ricchi

Il calcio è una metafora della nostra società

di Sergej - lunedì 19 aprile 2021 - 623 letture

Un tempo abolirono la terza classe nei treni, perché si pensava che i morti-di-fame non potessero più esistere, ma solo poveri e ricchi - come un complesso musicale.

Poi i poveri ebbero i loro treni da pendolari, e i ricchi l’alta velocità (ma solo nei percorsi dei ricchi, non nelle regioni dei poveri). I ricchi ebbero le loro scuole e le loro cliniche private. Gli eserciti non furono più di leva ma solo professionisti debitamente pagati per essere inviati, come commessi viaggiatori, negli angoli più sperduti del Pianeta, a proteggere i veri interessi dei ricchi. Di conseguenza (sì, le riforme militari influiscono sulle riforme politiche e istituzionali fin da quando gli imperatori venivano eletti dalle legioni) si cominciarono a fare le "riforme" per ridurre il numero dei parlamentari, vincolare i mandati ai Consigli di amministrazione dei Partiti. Quando venne la pandemia, i ricchi starnutivano nelle loro cliniche di lusso, e i poveri erano intubati negli ammassi degli ospedali della mutua. I ricchi avevano le loro auto, e i loro campi da golf. Poi vollero anche un campionato di calcio tutto per loro.

La puzza del povero purtroppo ha uno strano olezzo, e sugli spalti a volte arrivava, indesiderato, con una folata improvvisa del vento.

Per approfondimenti: Sole24ore, Darwin Pastorin e Gianni deel Vecchio su HuffingtonPost.


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