Portella della Ginestra: sessantatre anni di omissis
Su questa vicenda si è dibattuto molto, si è scritto anche parecchio e si è parlato spesso e volentieri di strane commistioni tra mondo della mafia isolana, servizi segreti statunitensi ed esponenti del neofascismo
lunedì 19 luglio 2010, di Mirko Tomasino - 822 letture
Questa è sicuramente una della pagine più intricate e misteriose della storia della nostra isola, la cui risoluzione non è sicuramente a portata ne degli storici ne della storia stessa.
Su questa vicenda si è dibattuto molto, si è scritto anche parecchio e si è parlato spesso e volentieri di strane commistioni tra mondo della mafia isolana, servizi segreti statunitensi ed esponenti del neofascismo, ma le prove vere su questi argomenti sono ancora numericamente ridotte e non ancora pienamente dimostrabili. A nostro avviso, a sessantatre anni da questo tragico eccidio, bisogna partire da tre dati storici oggettivi di straordinaria importanza: il dominio esercitato sulla Sicilia occidentale da Salvatore Giuliano , noto bandito isolano conosciuto dalle forze dell’ordine già dal lontano settembre 1943, la simpatia esercitata dai comunisti verso le masse popolari e contadine siciliane, l’esito non indifferente del Blocco del Popolo (comunisti e socialisti) alle elezioni regionali del 20 aprile 1947 ( 20 seggi regionali complessivi). Questi tre dati empirici possono già indurci a fare alcune riflessioni concrete, la quali prescindano da notizie e fatti non ancora totalmente comprovati. Giuliano, negli ultimi anni della sua vita prima della sua prematura scomparsa (1950) assunse le vesti non solo di bandito ma anche di “politico”, come dimostrano le confessioni di Concetto Gallo, comandante dell’Evis. La prematura dipartita di Antonio Canepa, storico comandante dell’esercito separatista (Evis) indusse uno sprovveduto Concetto Gallo a cercare un alleanza con Giuliano, il quale, irretito e lusingato da false promesse (l’immediata nomina di colonnello dell’Evis e quella eventuale di ministro della Giustizia in un futuro Stato di Sicilia) accettò la scommessa separatista e cominciò a lavorare in favore di questa. Salvatore Giuliano, dopo aver sancito il patto con il Mis, si impadronì dell’ idea di una Sicilia davvero libera e indipendente la quale poteva essere ostacolata da un’unica forza crescente: il Blocco del Popolo costituito da socialisti e comunisti. Il bandito in questione- il quale provava da tempo una repulsione per il “rosso”aveva già prima del 1 maggio 1947, data significativa della strage di Portella della Ginestra- incendiato diverse sedi dei sindacati (Cgil) e del Partito Comunista nei dintorni di Montelepre (Borgetto, Carini, S. Giuseppe Jato) e tentato di eliminare anche diversi esponenti del sindacato siciliano facendo, durante i suoi sette anni di latitanza, ben trentacinque vittime. Nonostante nel ’47 il sogno del Mis stava per infrangersi (lontani erano i tempi in cui Finocchiaro Aprile godeva degli appoggi britannici e della simpatia statunitense), Truman, presidente degli Stati Uniti, lanciò dalla Casa Bianca il monito rivolto ai paesi occidentali sul pericolo comunista, il quale pericolo era già stato diffuso implicitamente dal suo predecessore Roosevelt e dal primo ministro britannico Churchill durante la conferenza di Casablanca (1943). La Sicilia, per la sua posizione geografica strategica, rappresentava sicuramente una delle paure principali per gli Stati Uniti, i quali vedevano, nelle simpatie verso il Pci e il Psdi da parte delle masse popolari un grave attentato ai principi egualitari di libertà e democrazia. Nonostante Stalin, da Mosca, si limitasse solo ad osservare senza intervenire, pensò comunque negli anni caldi del separatismo siciliano e nei periodi antecedenti alla strage di Portella, di inviare sull’isola il suo ministro degli esteri Vishinsky, il quale prese contatti con un uomo di sinistra, il prof Giuseppe Montalbano, che illustrò al ministro la possibilità di una deriva imperialista e separatista isolana a stelle e strisce. Vishinsky fece capire che avrebbe parlato con gli alleati anglo-americani affinchè ciò non sarebbe accaduto, poiché uno stravolgimento nell’asse mediterraneo non sarebbe stato gradito dal presidente sovietico Stalin. L’insieme di tutte queste tensioni, fra forze anticomuniste e comuniste, sfociarono nella triste vicenda di Portella della Ginestra, la quale aveva come unico obbiettivo tenere alto il controllo sull’isola poichè essa rappresentava e rappresenta un affaire serio quanto delicato per la sue ricchezze e la sua strategica posizione geografica. Quella strage, la quale provocò undici morti, ventisette feriti gravi e un centinaio di feriti lievi, ebbe in Salvatore Giuliano l’esecutore materiale ma non effettivo della tragedia. Non so fino a quale punto si possa parlare realmente di collaborazione tra gruppi eversivi neofascisti e spie del servizio segreto statunitense (anche perché l’astio fra le due parti contrapposte era evidente soprattutto in seguito alla caduta del regime fascista dovuta, anche, allo sbarco degli alleati in Sicilia) unitamente a membri della massoneria e della mafia, ma, Portella della Ginestra rimarrà nella storia del nostro paese come il “segreto di Stato” per eccellenza, in cui solo alcuni dati sono stati finora comprovati: la paura della Dc, allora chiamata a presiedere il governo nazionale, verso l’avanzata del Blocco del Popolo ( il quale verrà sonoramente sconfitto alle elezioni politiche del 1948) e nei confronti di eminenti personaggi di spicco del Pci siciliano quale Gerolamo Li Causi, oltre la seria preoccupazione del Paese verso i contenuti della dottrina Truman. Se Giuliano fu una pedina manovrata da occulti registi di quella triste strage, fino a questo momento, nonostante i numerosi scritti e articoli in merito, si brancola nel buio, e la risoluzione del caso non appare proprio a portata di mano. Il caso di Portella della Ginestra, da un punto di vista parlamentare, fu subito liquidato dall’allora ministro degli Interni, Mario Scelba, il quale attribuì le colpe di quell’eccidio esclusivamente a Giuliano e la sua banda. Numerosi storici, come addirittura anche il compagno di Giuliano, Gaspare Pisciotta, parleranno di uno strano legame venutosi a creare tra il mondo delle istituzioni, nella figura specifica del ministro Mario Scelba e il bandito siciliano con relativa banda al seguito, ma su ciò, una coltre di omissis e una mancanza specifica di prove e testimonianze hanno relegato ai margini l’ipotesi del luogotenente di Giuliano. Dagli anni ’50, ossia dalla morte misteriosa del bandito siciliano, non si è più avviata nessun tipo di inchiesta parlamentare rivolta allo smantellamento di una serie di ipotesi ambigue, formulate negli anni precedenti, che riguardavano il presunto sodalizio tra Giuliano e pezzi delle istituzioni nazionali. Anche a livello regionale siciliano, il triste eccidio di Portella della Ginestra, e successivamente anche la morte di Salvatore Giuliano, non hanno innescato un meccanismo che ponesse l’accertamento della verità attraverso una commissione di inchiesta locale. Da cittadini e studiosi, bisognerà rassegnarsi all’idea che sull’eccidio di Portella della Ginestra si continuerà ad ipotizzare molto ma a dimostrare poco o nulla.
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