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Polizia locale e sicurezza delle città dopo i casi Pomezia e Niang Maguette


I fatti sono la morte di Nian Maguette, 54 anni, senegalese, lavoratore ambulante, e l’incendio del Capannone a Pomezia che ha provocato una nube tossica di enorme gravità. Un parere in controtendenza.
mercoledì 17 maggio 2017 , Inviato da Redazione Lavoro - 725 letture

Per motivi diversi ma entrambi tragici nelle ultime settimane si è tornato a parlare di ruolo e competenze della Polizia Locale, le funzioni di controllo, prevenzione repressione, il tutto legato all’incessante martellamento mediatico sulla assunta percezione di insicurezza della cittadinanza italiana.

I fatti sono la morte di Nian Maguette, 54 anni, senegalese, lavoratore ambulante, e l’incendio del Capannone a Pomezia che ha provocato una nube tossica di enorme gravità.

I fatti che sembrano scollegati tra loro, hanno un comune denominatore nell’utilizzo improprio della Polizia Locale. Nel caso di Nian Maguette è venuta alla luce, l’utilizzo, esistente ormai da diversi anni , dai tempi di Veltroni,di squadre speciali che agiscono in borghese ed a bordo di moto, impiegati unicamente in azioni repressive nei confronti degli ambulanti irregolari, e nel caso di Pomezia nel mancato utilizzo in forze della Polizia Locale, per operazioni di controllo del territorio.

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Queste vicende hanno quindi evidenziato la tendenza ormai sempre più evidente e massiccia della volontà specifica di spostare il personale della Polizia locale storicamente impegnata in compiti di prevenzione e controllo, a compiti di polizia di sicurezza e di repressione, cosa che oggi trova legittimazione, ai limiti della incostituzionalità, con il Decreto Minniti.

Ma andiamo per ordine: la percezione di sicurezza. I dati ufficiali del Ministero degli Interni evidenzia una diminuzione costante dei reati contro la persona e contro i beni, ossia meno furti e rapine. La percezione della Insicurezza viene sbandierata con la situazione legata al terrorismo internazionale ed ai rischi di attentati. Ora partire da questo potenziale rischio per cercare di trasformare gli operatori della Polizia Locale, attualmente impegnati nei circa 7600 comuni italiani, in efficienti agenti dell’antiterrorismo appare operazione alquanto ridicola e utile essenzialmente alle dichiarazioni stampa di politici nazionali e sindaci sceriffo.

Se vogliamo entrare nel merito della questione sicurezza della cittadinanza tutta, iniziamo a dire che in Italia si muore principalmente per incidenti stradali, quasi 4000 persone l’anno e centinaia di migliaia di feriti con enormi costi sanitari e assicurativi, di tragedie legate all’incuria ed alla corruzione di costruttori e politici locali, capace di finanziare ponti e strade pagandole oro anche se costruite con la sabbia, (vedi viadotto nel cuneese), di disastri ambientali , quanti morti hanno causato e continueranno a causare le mancate verifiche negli anni dello sversamento dei rifiuti nella terra dei fuochi, dove fra l altro piangiamo l’ impegno di un nostro collega e di un ispettore di polizia morti perché lasciati soli nel contrastare la criminalità ambientale, e per ultimo il caso citato di Pomezia, sul quale sicuramente non possiamo dire la parola fine, infatti da quanto dichiarato dal Sindaco di Pomezia erano esistenti diversi esposti di comitati di cittadini che paventavano i rischi dello stoccaggio di rifiuti in capannoni della zona, e sembra che oltre a quello incendiato ne esistano ancora altri.

Sicuramente, da parte della Citta Metropolitana di Roma, che vede il Sindaco di Pomezia svolgere la funzione di vice sindaco, poteva essere richiesto l ’intervento della Polizia metropolitana, che ha tra le sue specificità, il controllo sui reati ambientali. Ciò non e avvenuto.

Non è avvenuto, perché come denunciamo da tempo come USB, nel tempo si è snaturato il ruolo ed i compiti della polizia locale, ciò che verifichiamo da tempo in più comuni, è l’ utilizzo improprio in compiti di repressione, oggi esaltati dal Decreto Minniti.

Quanta gente deve ancora morire per far capire che è più importante verificare se un albergo può essere costruito in zone a rischio, com’è successo a Rigopiano, o se gli edifici scolastici, dove mandiamo i nostri figli siano realmente in regola e in totale sicurezza.

Per noi questa è mancanza di sicurezza, e rischio reale per la nostra vita, non la presenza di venditori ambulanti, di mendicanti, di disoccupati o di manifestanti che rivendicano lavoro.

Nelle nostre mansioni, e nella nostra formazione c’è ormai un alto grado di professionalità, che invece d i essere impiegata in azioni investigative contro i gravi rischi per la sicurezza pubblica già citati, o per trovare i fornitori di merce abusiva agli ambulanti,( e per far questo non servono atteggiamenti da poliziotti Rambo), viene pian piano distolta dalle proprie competenze per operazioni repressive che servono a far felici i politici e a spaventare le fasce deboli della popolazione già messa ai margini dalla crisi economica e dalla incapacità di governare dei politici nostrani.

In ultimo permetteteci di fare una ultima polemica.

Come mai i Comandanti della Polizia Locale della Capitale, tanto esaltati a Roma in questi giorni, negli ultimi 15 anni non sono riusciti ad aprire una sola indagine sulla corruzione all’ interno del Campidoglio, o negli sconfinati territori delle municipalità romane, dove per anni ha spadroneggiato l’ abusivismo edilizio e commerciale?

La Polizia Locale deve tornare al suo originario compito istituzionale, così opererà realmente per la sicurezza della comunità cittadina.

Stefano Gianandrea De Angelis funzionario polizia locale di Roma, delegato rsu Usb


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