Quando la politica e lo sport danno "cattivo esempio". Due storie di ordinario disprezzo: Cosimo Mele e Valentino Rossi...
Quando la politica e lo sport danno "cattivo esempio". Due storie di ordinario disprezzo.
Cosimo Mele ha cinquant’anni, una laurea, un’occupazione di grande rispetto, è infatti un parlamentare del Parlamento italiano, eletto per l’UDC; è sposato con figli, anzi sta per diventare nuovamente padre proprio in questi giorni.
Cosimo Mele ha il viso scavato, quasi emaciato forse perché lavora troppo o forse perché si diverte troppo, la questione non ci riguarderebbe se lo stesso non rivestisse una carica che comporta la più alta delle responsabilità, quella di regolare insieme ai suoi colleghi, deputati e senatori, le leggi del nostro stato, della nostra società.
Il fatto che è accaduto è abbastanza disonorevole in sé, il deputato Mele trovandosi in compagnia di una, che poi sono diventate due, "spensierate signorine" ha pensato bene di impegnare una suite dell’Hotel Flora, uno dei più esclusivi della capitale, per una nottata di baldoria, d’altra parte lui all’Hotel Flora, a suo dire ci dorme normalmente quando è a Roma.
Qualcosa però va storto ed una delle due ragazze ha un malore e perde conoscenza per aver ingerito un miscuglio di cocaina e alcol, nei giorni seguenti accusa il deputato di averle messo a disposizione coca in quantità industriale e dopo il sesso, per il quale è stata lautamente pagata, di non averla soccorsa; Mele si difende dicendo che ha avvertito la direzione dell’Hotel che la ragazza stava male e che lui con la droga non c’entra niente, non l’ha nemmeno vista.
Alla fine degli anni novanta Cosimo Mele venne eletto nelle liste dei Democratici Cristiani per la Libertà, alle elezioni comunali di Carovigno, in Puglia; dopo poco tempo, il 5 gennaio 1999, venne arrestato per gioco d’azzardo e per il coinvolgimento in una vicenda di tangenti e prostituzione.
Nell’Italia della seconda repubblica queste disavventure giudiziarie però spesso si rivelano il miglior passaporto per una rapida ascesa politica, così sotto l’ala di Raffaele Fitto, Mele approda al Parlamento dove, con aria accorata e compunta, si distingue per le sue dichiarazioni sulla necessità di difendere l’identità cristiana.
Anche Raffaele Fitto ha il suo "pedigree", appena eletto parlamentare, subisce gli arresti domiciliari per illeciti sull’affidamento di appalti per la gestione di undici residenze sanitarie.
In un clima di "caccia al giudice", essere accusati di qualcosa, meglio se grave, diventa motivo di forza, la forza di chi si sente intoccabile e a tutt’oggi l’onorevole Cosimo Mele non mostra segni di pentimento ma solo una grande stizza per essere incappato in questa "disavventura", se l’occasione sia stata l’unica o una di molte, questo non è dato saperlo, mi permetto solo di asserire che essere beccati alla prima equivale proprio a un colpo di sfortuna nera.
All’indomani del fatto per il quale ora si deve difendere dall’accusa di omissione di soccorso e di cessione degli stupefacenti, messo alle strette o per rispetto al partito, Mele si dimette dall’UDC, finisce così in un gruppo misto di deputati sul quale non mi dilungo perché non ho ben capito cosa sia; immersa, da comune cittadina, in una infinita ma non qualunquista sfiducia nella classe politica di oggigiorno, temo sia quest’ultimo una sorta di "parcheggio" per continuare a percepire lo stipendio e continuare a dormire all’Hotel Flora.
Apparentemente il partito (UDC) è salvo, il bubbone è stato estirpato, c’è soddisfazione da parte di Luca Volontè che, fatto del tutto incolpevole, dopo Cossutta, ha i lineamenti e nella sua asciuttezza, la mimica più "staliniana" di tutto il parlamento.
Per discolparsi del "passo falso" estate 2007, l’on.le Cosimo Mele ha puntato il dito contro la vita dura del parlamentare, la difficoltà di trovarsi da solo a Roma, e il segretario dell’UDC, Lorenzo Cesa, di rimando ha sottolineato che i parlamentari avrebbero bisogno di un aumento di stipendio in modo da poter trasferire le famiglie nella capitale...
Mi pare che buona parte del sostegno a questo governo Prodi che per vincere ha messo tutti nel calderone, mi pare che voti tanto decisivi quanto contestati siano arrivati proprio dalle tasche dell’emigrazione, ma oggi che gli italiani sono diventati imperatori dei vu’ comprà non vogliono più pensare alle dolorose e struggenti ondate migratorie made in Italy.
Chissà quanti emigranti in Belgio, in Argentina, in Australia, in America, in Brasile, in Venezuela, in Inghilterra, in Francia, in Germania, in Svizzera... e certo non vivevano all’Hotel Flora, chissà quanto avrebbero desiderato guadagnare di più per avere la famiglia con loro e non vederla invece, nel migliore dei casi, una volta all’anno, e nel peggiore, addirittura non vederla per anni finché non c’erano assicurati i soldi per pagare il biglietto a tutti, oppure sacrifici estremi di lontananza consumati per la scelta di ritornare a casa e allora spostare la famiglia non avrebbe avuto un senso.
E’ retorica? Lo è solo per chi non vuole avere memoria delle cose che non ha vissuto, io scelgo la memoria come un diritto che ci appartiene.
Anche l’on.le Cosimo Mele dovrebbe avere memoria e rispetto per tanti suoi conterranei e non, che da lontano con i loro autentici sacrifici hanno tanto aiutato l’Italia a crescere, potrebbe almeno evitare di dire che lui il cinque stelle se lo merita << perché si fa un c...o dalla mattina alla sera >>.
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Oh! Valentino vestito di nuovo,
come le brocche dei biancospini!
Solo ai piedini provati dal rovo
porti la pelle de’ tuoi piedini;
porti le scarpe che mamma ti fece,
che non mutasti mai da quel dì,
che non costarono un picciolo: in vece
costa il vestito che ti cucì.
Costa che mamma già tutto ci spese
quel tintinnante salvadanaio:
ora esso è vuoto; e cantò più di un mese
per riempirlo, tutto il pollaio.
Pensa, a gennaio, che il fuoco del ciocco
non ti bastava, tremavi, ahimè!,
e le galline cantavano, Un cocco!
ecco ecco un cocco un cocco per te!
Poi, le galline chiocciarono, e venne
marzo, e tu, magro contadinello,
restasti a mezzo, così con le penne,
ma nudi i piedi, come un uccello:
come l’uccello venuto dal mare,
che tra il ciliegio salta, e non sa
ch’oltre il beccare, il cantare, l’amare,
ci sia qualch’altra felicità
Giovanni Pascoli
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Valentino Rossi è un simpatico ragazzo, per le sue doti di grande comunicatore ha ricevuto anche una laurea honoris causa ed ora per tutti è diventato "il dottore". Certo gente simpatica in giro esiste lui però ha una particolare qualità che lo differenzia dai più: è un grande campione di motociclismo.
I suoi show a fine corsa, le sue clownesche manifestazioni di gioia per la vittoria ottenuta in pista mandano in visibilio gli spettatori quanto i suoi mitici recuperi, i suoi mitici sorpassi, le sue mitiche gare.
Per fare un lavoro che è il suo hobby preferito guadagna una ventina di milioni di euro all’anno, e sono tanti anni che Valentino corre...è risaputo però che fare i conti in tasca non è educazione, il Fisco che è l’entità più maleducata che possa esistere ha puntato gli occhi sull’incontenibile Valentino ed ha scoperto che...
...che Rossi non ha dichiarato guadagni per 60 milioni di euro, che ha pagato un automatico condono di cento euro, che ha portato la residenza in Inghilterra ma non il domicilio, cavillo importante perché per la legge inglese chi non è domiciliato deve dichiarare soltanto quello che guadagna nel Regno Unito.
Per questa ragione Valentino Rossi megaextra miliardario, negli anni scorsi, da quando ha la residenza in Inghilterra ma non il domicilio appunto, il primo anno ha pagato di tasse 600 euro e pochi spiccioli, poi
l’anno seguente ha versato circa 1000 euro e pochi spiccioli, e così via.
Per depistare con "tranquillità" gli introiti derivanti dalla pubblicità, è testimonial infatti di varie aziende per un guadagno annuo di circa 6 milioni di euro, i suoi consulenti fiscali hanno creato una serie di società... naturalmente gli accertamenti sono in base alle cifre ufficiali.
Ora, dopo le indagini, l’Agenzia delle Entrate chiede al Rossi nazionale un risarcimento di 112 milioni di euro comprensivi delle sanzioni etc. perché gli 007 del fisco hanno dimostrato che in realtà in Italia continua a viverci, da parte sua lui può scegliere di fare ricorso, di pagare in una "botta" unica con lo sconto, di chiedere una rateizzazione...chissà come finirà, speriamo non all’italiana come spesso accade, speriamo che l’osso non cada di bocca.
La pubblicità si sa spesso è ingannevole, ecco il roboante Valentino con una birra in mano dirci che "italiano è meglio", è vero che per uno o due milioni di euro si può dire qualche battuta ma proprio quella battuta suona a mo’ di beffa.
Dottor Valentino Rossi, ricapitolando lei guadagna quaranta miliardi delle vecchie lire all’anno, anche se ne dovesse versare all’erario la metà, quello che rimane, venti miliardi all’anno forse bastano per vivere... sì lo so, la vita è cara, però...
come italiana mi sento presa in giro e mi arrabbio a pensare che noi dobbiamo pagare anche per lei e le dico che essere campioni è un impegno importante perché si diventa testimoni pubblici del proprio modo di vivere e rischiare provvedimenti penali per omessa e infedele dichiarazione mi creda è lo scivolone peggiore che le poteva capitare di fare.
Per i fatti ora citati ritengo entrambi i protagonisti di queste righe meritevoli di essere citati l’8 settembre prossimo, nel "Vaffanculo-DAY" di Beppe Grillo, una manifestazione dal nome poco blasonato ma tanto eloquente.