Enza Bartolotta.
Ricerca di forme poetiche
MIRAGGI e SENSAZIONI
RITORNO IN AFRICA
Liberi all’alba i sogni volano lontano
verso le colline brune d’Africa,
increspate da eucalipti fruscianti
nel vento, brezza leggera
scompiglia i capelli.
Suoni del silenzio, lontani ricordi.
Cullata dal vento, ritrovo passate primavere.
immagini perdute nel tempo.
ONDA AFRICANA
Mi sento onda venuta da lontano,
lenta risacca e stanca,
cerco una baia tranquilla.
UNA NOTTE IN AFRICA
Notte chiara nel giardino paterno.
Lontano l’urlo dello sciacallo,
all’esule foglia al vento,
preannuncia il dolore sconosciuto.
Notte serena: curiosa scruto
fra le stelle il mio futuro.
RICORDI
Nella penombra della stanza,
assorta ritrovo i miei ricordi.
rivedo gioiose primavere, cieli infiniti
sguardi furtivi,echi di risate,
balli sfrenati, tramonti infuocati.
Lontano un cane abbaia
Lontano ............
LA VILLA DI GAGGIRET
La mia infanzia è una veranda africana,
affacciata su un giardino lussureggiante,
popolato di essenze inebrianti,
piccoli suoni.....
All’ombra della grande palma saltella,
un arcobaleno di pappagalli.
RISVEGLIO
Mi svegliava un canto di donna.
triste fra le jacarande.
LA PIOGGIA
La pioggia che scende
mi prende per mano
mi porta lontano.
incantata ritrovo i paesi
di un tempo, la mia infanzia
africana, la bouganvillea festosa,
l’acacia spinosa,
degli eucalipti il riso
scrosciante nel vento,
delle grandi pioggie la danza
ed il tempo.
La pioggia amica mi lascia
la mano, ritorna lontano.
Ora che sento di essere ancora qui
respiro a fatica.
CERTEZZA
Tutto tace.
Non mi rimane che il profumo
dei gelsomini,
delle notti incantate del sud,
quando nella risata gioiosa
di mia madre,
certa, vedevo balenare
la mia futura felicità.
MIRAGGI
Il giorno lentamente declina,
lasciandomi immagini,
miraggi sempre rincorsi,
riflessi di cose non afferrate,
nel silenzio della notte
poi ancora ritrovate.
NEL FRESCO DELLA SERA
Una ventata di glicine mi accarezza
nel fresco odoroso della sera
sul mio viso nasce un sorriso
di ragazza africana.
CORSO ITALIA
I pomeriggi di domenica al Corso,
cicaleccio sotto le palme,
un gelato al bar Impero e poi
di nuovo a passeggiare.
All’improvviso il crepuscolo.
Impazziamo come stormi
di rondini verso casa,
mentre un rosso sole africano
si tuffa nella notte, lasciando
in noi un senso inafferrabile
di amara gioia incompiuta.
A MIA MADRE TORNATA DALL’AFRICA
Giugno 1974
L’Africa è lontana
e ancora aleggia
nei tuoi occhi il ricordo
di lunghe notti passate insonni
La iena fuori urla,
tedio di tutte le notti, unica compagna
delle tue veglie stanche.
E tu vorresti essere
nei campi selvaggi e sterminati
(struggente ricordo d’Africa!!)
sotto l’acacia ad ammirare
il colibrì intento a succhiare
il nettare breve della vita.
Ora sei qui,
gazzella tremante e spaurita.
L’Africa è lontana
e la lotta, perenne atrocità
della fame che incalza,
continua.
Hai perso in un solo momento
questa ingiusta inesorabile battaglia
ed i tuoi verdi anni.
A LETENEGUS
Ti annuncia il tuo passo,
lieve dietro la porta.
MAL D’AFRICA
(Dedicata a tutti gli Italiani, gli Eritrei e a tutti coloro che hanno amato Asmara e l’Eritrea)
Lasciarti, dolce paese delle alte palme,
è stato un po’ come morire.
Soffrire, non riuscire a respirare,
desiderarti disperatamente
e mai trovarti.
Poi, cominciando a parlare
e scrivere di TE sono stata
un po’ felice anch’io ...
OLTRE IL BOSCO
Asmara, nome di primavera,
di bosco fiorito.
Sono cresciuta all’ombra delle tue palme
senza paura del futuro.
Mi hai accompagnato, fanciulla,
lungo i tuoi viali fioriti,
dove forte e sicura discorrevo
con gli amici dagli occhi ridenti.
Con le tue nenie antiche,
hai cullato i miei sonni sereni
ed i miei sogni semplici.
Mani brune hanno accompagnato
il mio cammino.
Eri la mia isola felice,
il mio passato, il mio presente
Poi, quando ti ho lasciato
per fuggire verso l’ignoto,
tutte le certezze sono svanite.
Oltre il tuo sicuro bosco di eucalipti,
mi attendeva il buio . . .
UNA TELEFONATA, UNA SERA ...
(Dedicata ad un’amica asmarina)
Attraverso il filo corre di te
ragazza una voce argentina
che suona di altipiani infiniti,
volti bruni, piante odorose nel vento.
Nel bel paese delle favole, culla dei
nostri rimpianti, gioie e dolori
tutto si è fermato ad aspettare
qualche ritorno, forse domani.
Rivivono con te le stagioni senza tempo
di piena se pur veloce gioventù,
passata fra boschi d’euforbie
e sicomori ombrosi.
Domani, ragazza bruna, occhi di stella
prenderai ancora la tua bicicletta
per correre felice sotto le palme
nel sole di mille mattine.
Rincorrerai, ridendo, amiche.
sotto le jacarande in festa dirai
che tutto è tornato come prima.
Enza Bartolotta