Pittella boys

Storie di amori e petrolio
di Adriano Todaro - mercoledì 6 aprile 2016 - 2842 letture

Leggendo le cronache lucane di questi giorni, sfociati con il grande gesto e alto senso dello Stato della signora Guidi, mi è venuto in mente uno dei capolavori di Luchino Visconti, “Rocco e i suoi fratelli”. A un certo punto del film, nella parte iniziale, la famiglia Parondi arriva in un grande caseggiato di Milano e la portinaia, la “sciura Maria”, con lo scialletto sulle spalle (siamo in pieno inverno, i terribili inverni milanesi degli anni ’60), indica loro dove andare per dormire. Un umido sottoscala. La famiglia Parondi trascina un carretto con sopra le loro povere cose e attraversano il cortile del grande caseggiato. A un certo punto incrociano una donna con l’ombrello che domanda, in dialetto milanese alla portiera chi mai fossero quelli lì. Lo sguardo è un po’ schifato: “La famiglia Parondi”, risponde la portinaia. “Da duve vegnen?”. “Dalla Lucania”. “Lucania? In dual’è la Lucania?”. “Boh, Africa!”.

Non è cambiato molto. Gli italiani ti descrivono, a menadito, le spiagge caraibiche o quel ristorantino scoperto a Singapore, ma nessuno sa dov’è la Lucania e, soprattutto, pochissimi ci sono stati. Lucania, dopo il fascismo Basilicata, è terra aspra e bellissima con le “Dolomiti della Lucania” che si ergono quasi a difesa territoriale. E’ stata terra di confino, nel periodo del fascismo e anche Carlo Levi ha descritto quei paesi, dove lui è stato confinato, a Gagliano e Grassano. E poi “Irsina, Craco, Montalbano, Salandra, Pisticci, Grottole, Ferrandina, le terre e le grotte dei briganti, fin laggiù dove c’è forse il mare e, Metaponto e Taranto…”. La patria di Rocco Scotellaro.

Perdonate queste divagazioni e pazientate perché ne ho un’altra, di carattere personale. Spesso, d’estate, tornando dal Sud percorro la Basentana, la strada che “taglia” la Basilicata e, in sostanza, dalla Calabria arriva quasi fino a Foggia. Ed è proprio sulla Basentana che si è consumata la vicenda che ha portato alle dimissioni di Federica di Guidalberto (inteso come padre). E così la Lucania-Basilicata è diventata celebre, scoprendo che è la seconda regione più povera d’Italia.

Povera sì se pensiamo che l’indice di povertà delle famiglie è del 25% (la media nazionale è del 10%), povera se pensiamo ai 2 mila giovani che ogni anno abbandonano questa regione nella speranza di trovare lavoro fuori. Eppure ricca, ricca di pozzi petroliferi, di persone che si sono arricchite col sottogoverno. Qua entra in scena un siciliano che si chiama Gemelli e di nome fa Gianluca che è il fidanzatino della sognante e pudibonda fanciulla Federica e anche commissario della Confindustria di Siracusa.

Per farla breve, il fidanzatino siciliano che è consulente della Total, briga per avere l’appalto Tempa Rossa (finalmente qualcosa di rosso!) e ci riesce grazie alla sua anima gemella, tipo “un cuore e due appalti”. Un appalto, si legge nelle intercettazioni, di cui è a conoscenza anche la Madonna dei Boschi Fioriti.

Bisogna convenire che il tutto non mi sembra un grande scandalo. Da chi doveva andare il siciliano Gianluca per ottenere l’appalto? Mica poteva rivolgersi a me che conto come il due di picche tanto è vero che nell’ultima assemblea condominiale sono stato battuto anche dal ragioniere Filippetti, scala C, terzo piano. Questa però è un’altra storia e a voi non interessa. Dunque, c’è un progetto che prevede di portare fino a Taranto gli oli da smaltire e altro. E dovete convenire con me che per la Madonna è un momentaccio. Prima il padre e le banche poi il fratello minore, ora il petrolio. Beh è umano che si perda un po’ via. Pressata com’è, qualche cazzata la fai.

A Pisticci c’è il Tecnoparco che, a dispetto del nome, è solo un posto inquinante. Il sindaco, Pd, non lo vuole ed essendo medico pensa consapevolmente cosa significhi, per la salute dei cittadini, quel sito. E’ un rompiballe e così si trova, ma è un caso naturalmente, due macchine bruciate. Il presidente della regione Puglia non è d’accordo sui 200 camion il giorno che devono trasportare porcheria a Taranto già disastrata dal cancro prodotto dall’Ilva. Un altro rompiballe che sta sempre a parlare delle emissioni incontrollate che aumenteranno del 12%.

Comunque alla fine, tutto finisce bene. Se il progetto Gemelli-Federica-oggi-sposi, non passa in una determinata commissione, niente paura passa in un’altra. Le riunioni si fanno sempre di notte. E la notte favorisce non solo i colpi di sonno ma anche l’ambiente giusto per i ladri. Ma questi sono ladri?

Lungi di noi pensare una cosa simile. Del resto l’ha chiarito molto bene il Democristiano Mai Eletto: “Guidi non ha commesso alcun tipo di reato o d’illecito, ma si è trattato di una telefonata che ha giudicato lei stessa inopportuna”.

Gli ha dato manforte Debora, la frangetta più intelligente del Parlamento italiano (anche perché è l’unica che ha la frangetta): ”Come ha scritto lo stesso ministro nella lettera inviata al Presidente del Consiglio, assolutamente c’erano le condizioni di opportunità politica perché questo avvenisse. Sottolineo che non ce l’ha chiesto nessuno, ma come abbiamo detto sin dall’inizio, se ci sono le condizioni perché si faccia un passo indietro, noi lo facciamo”.

In Basilicata (e non solo) il Pd non deve fare un passo indietro ma nascondersi dalla vergogna. Prendete i fratelli Gianni e Marcello Pittella. Il primo è al Parlamento europeo, il secondo, Marcello, presidente della Regione. Ex socialista il primo, ex socialista il secondo. Una specie di fratelli De Vico con la differenza che questi sono stati grandi artisti, i Pittella comprimari. Marcello è stato condannato dalla Corte dei conti di Potenza a «risarcire il danno prodotto alla Regione Basilicata» per l’ammontare di 6319,84 euro per rimborsi illeciti ottenuti tra il 2009 e il 2010. Con lui condannato anche Vito De Filippo che nel governo Renzi è sottosegretario alla Salute. Comprimari, certo. Ma comprimari di lusso e renzisti di fatto.

Bon, basta perché ho un po’ di nausea. Ci sarebbe di parlare ancora della sindaca (sempre Pd) di Corleto Perticara che è ai domiciliari e ancora della ministra che anche prima dello scandalo odierno era piena di conflitti d’interesse, ma il Piccolo Balilla di Rignano non s’è accorto. Era disattendo. Probabilmente pensava ai suoi scontrini di quando era sindaco di Firenze.

Leggo nel sito dell’Ufficio delle Entrate, che coloro che hanno l’apparecchio Tv e dichiarano di non averlo, rischiano una condanna dagli 8 mesi ai 4 anni. Ricapitoliamo: se non paghi il canone Tv finisci, giustamente, in galera. Se rubi alla grande finisci, giustamente, in Parlamento. Non è meraviglioso?

Io avrei una piccola proposta che forse non è troppo politicamente corretta, ma tanto io la faccio ugualmente. Ripristiniamo il confino di fascista memoria. I Pittella Boys, ad esempio, li vedo bene a Bernalda, Vito De Filippo a Gagliano, la sindaca di Corleto Perticara a Ferrandina, la Madonna dei Boschi Fioriti a Pisticci. E i due fidanzatini?

Niente confino per loro. Loro li mandiamo a lavorare all’Ilva di Taranto. Turno notturno, mi raccomando. Tanto loro sono abituati a lavorare di notte.


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