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Pistoia, festeggiati i settant’anni del poeta Roberto Carifi

Roberto Carifi è uno dei maggiori poeti italiani viventi. Il suo ultimo libro è di un mese fa, un’antologia con inediti della sua produzione poetica, “Amorosa sempre. Poesie 1980/2018”
di Antonio Carollo - mercoledì 26 dicembre 2018 - 1442 letture

Roberto Carifi è uno dei maggiori poeti italiani viventi. Il suo ultimo libro è di un mese fa, un’antologia con inediti della sua produzione poetica, “Amorosa sempre. Poesie 1980/2018”, La nave di Teseo, a cura di Alba Donati, con prefazione di Giulio Ferroni. Ieri, nella sua Pistoia, al palazzo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia, organizzati dalla stessa poetessa Alba Donati ( Presidente del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze), si sono svolti i festeggiamenti per i suoi settant’anni d’età.

• La bella sala è piena, è presente il fior fiore della cittadinanza pistoiese, tra cui spicca la figura del grande pittore e scultore Roberto Barni. Modera Alba Donati, al suo fianco Carifi. Il relatore, il filosofo Sergio Givone, è in ritardo per un curioso contrattempo: ha sbagliato treno, alla stazione di Firenze, capita; però ce l’ha fatta ad essere presente nel corso dell’incontro. Il primo a prendere la parola è Luca Iozzelli, il presidente della fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia. Non sono certo io la persona giusta per un’analisi della poesia di Roberto, dice. Siamo amici da una vita.

Da sempre lo considero uno dei più grandi poeti italiani. Per questa città è stato, ed è, un punto di riferimento, non soltanto culturale. Da insegnante ha dato molto agli allievi: oltre al sapere ha trasmesso loro quella consapevolezza di vita che può derivare solo da importanti fondamenti culturali e morali. Ne sa qualcosa, aggiunge, mia sorella, è stata sua allieva: parla con gioia di lui, del suo rigoroso insegnamento, dell’entusiasmo che vi metteva, dell’aperto rapporto che sapeva intrattenere con gli allievi. Roberto è un intellettuale raffinato, una persona tutt’altro che gelida, capace di creare intorno a sé un clima di simpatica complicità. Ci si radunava, discutendo e divertendoci, in alcuni bar, in particolare al Globo, e allo stadio, di Pistoia per sostenere la Pistoiese o al Franchi per la Fiorentina. Tra di noi, suoi amici, lo chiamavamo affettuosamente “Il Piccino”, per la sua figura un tantino meno appariscente, senza alcuna accezione negativa, s’intende. Per gli altri e per gli allievi era rigorosamente “Il Professore”. Faceva parte, e ne era la voce, di un gruppo musicale. La musica faceva anch’essa parte del bagaglio degli interessi di Roberto, insieme alla poesia, alla filosofia, alla saggistica. Fu lui a iniziarmi alla musica classica e a indirizzarmi verso un musicista immenso, Gustav Mahler. Ecco, conclude Luca Iozzelli, ho voluto dire quel che è Roberto. Saluti ed auguri.

Alba Donati ringrazia dicendo che la presenza della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia è fondamentale per festeggiare Roberto. Quindi fa proiettare su uno schermo il suo video, “Per i settant’anni di Roberto Carifi”. E’ una carrellata, accompagnata da un gradevole motivo musicale, sui libri via via pubblicati: La piaga del nulla, Infanzia, L’obbedienza, Il figlio, Amore d’autunno, Europa, Amore e destino, Tibet, Nomi del Novecento, La nuda voce, Nome di donna e altri racconti, La rosa e il gelo, In difesa della filosofia, Madre, Il segreto, Il monaco e la luce, Figure dell’abbandono, Il segreto e il dono, La casa nel bosco, Frammenti per una madre, Amorosa sempre. Poesie 1980/2018.

Le copertine dei libri sono intervallate da foto di Roberto (un volto splendente di bellezza), di amici e poeti, tra cui Bigongiari, e da altre suggestive immagini. Per “Amorosa sempre” Roberto mi ha dato assoluta libertà, dice Alba Donati. La selezione era ardua: ho messo i testi che mi sembrano insostituibili. Ho dovuto lasciare tante bellissime poesie. Il tema dell’assenza, dell’infanzia ferita, del dialogo amoroso con la madre e dell’accettazione del dolore, come ho già detto altrove, non ha confronti nella poesia italiana. Vi racconto, aggiunge, un episodio che riguarda entrambi, Roberto ed io. Siamo stati invitati ad un incontro di letture di poesie. Il patto segreto era che non doveva esserci un vincitore tra di noi italiani, la vittoria andava data all’unica poetessa straniera partecipante, per evitare ansie, invidie. Ma ci fu un errore e vincitori fummo io e Roberto. Che risate. In un mio recente sondaggio riguardante i migliori poeti, tramite Facebook, Roberto non ha vinto per un soffio, lo ha preceduto per pochi voti da Milo De Angelis. Alba Donati chiude dicendo che tenere in mano, leggere “Amorosa Sempre” è come avere un libro di meraviglie continue, quali sono certamente le poesie di Roberto.

A questo punto, data l’assenza di Sergio Givone, Alba Donati dà il via alla serie di letture di poesie da parte di amici di Carifi, poeti, filosofi, editori. Così si susseguono al tavolo (mi scuso per qualche imprecisione) Martino Baldi, Roberto Barni, Elisabetta Beniforti, Luca Borrione, Sabrina Candela, Alessandro Cei, Giampaolo Francesconi, Giuseppe Grattacaso, Tina Itti, Mario Massimiliano Lenzi. Giulia Martini, Alessandro Beccarelli, Loretto Rafanelli, Alessandro Magnini, Giacomo Felici, Roberto Visconti, Sabrina Zini e la stessa Alba Donati.

Sergio Givone, arriva alla fine della lettura di Magnini. Alba Donati lascia proseguire i lettori. Finalmente parla il nostro filosofo. Sono qui, dice, per festeggiare, Roberto, i tuoi settant’anni, che sono anche settant’anni di poesia per la capacità di entrare nei primordi dell’esistenza. La nascita della tua poesia data da quando sei nato da una donna. Dobbiamo riconoscere la grandezza della tua opera, e qualcosa di più. E’ vero quel che dice Alba Donati sul risvolto di “Amorosa sempre”, poesia potente, forte, partecipata, lama di luce che spicca il volo, la potenza del pugno di un bambino che stringe ‘tutto il dolore del mondo’. Una forza espressiva inimmaginabile, tutto è fioritura, tutto è apertura che emerge dalle radici misteriose dell’essere. Lo dice bene un verso , “e al nulla parlavo d’amore.” Chi, quando mai qualcuno ha osato dire questo, amore e morte, nascita e morte, l’arco dalla Genesi all’Apocalisse; ci vuole un coraggio da leone. E poi il colloquio, tra un continuo ritornare su di sé, la madre sempre presente, il desiderio di incontrarsi con lei in tutte le forme di vita. In questa poesia, conclude Givone, trovo una straordinaria profondità di pensiero, di sentimento, di vita. Applausi.


Da “Amorosa sempre. Poesie 1980/2018” trascrivo la poesia letta dalla poetessa Giulia Martini e quella citata da Sergio Givone:

E’ lei che dentro il telefono sospira,
che silenziosa confessa una presenza
nonostante il buio che ci separa
e questo amore morto?
Sento nella cornetta il nulla,
l’assenza della voce
un soffio innominabile
che forse sarebbe il suo respiro
se non fosse lo scherzo di un bambino
o l’alfabeto muto del destino.

*

Parlavo d’amore alla morte,
indossavo la notte,
un ciuffo di capelli intirizzito,
tenevo nel palmo della mano
l’occhio materno,
gelò in piena estate vestito di pietra
lo volle la notte,
la morte abitò come un’alba il suo giorno,
facevo battere un cuore
con le poche parole rimaste
e al nulla parlavo d’amore.



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