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Pisa Book Festival, la piccola editoria vi conquisterà. Se gliene daranno il tempo


Nelle sale di attesa della Stazione Leopolda di Pisa per il Book Festival edizione 2007, tenutosi dal 26 al 28 ottobre. Immergersi tra pagine che odorano ancora di tipografia e il timore di averlo fatto per l’ultima volta.
mercoledì 31 ottobre 2007, di Piero Buscemi - 981 letture

E’ sempre una esperienza nuova, sfogliare un libro di un autore sconosciuto. Accarezzare la copertina con rispetto, temendo di sgualcire quelle pagine di vita, che lo scrittore ci trasmette a poco a poco, proseguendo la lettura.

Ne abbiamo avuto occasione durante la V edizione del Pisa Book Festival, l’appuntamento autunnale con la così detta “piccola” editoria, se proprio siamo costretti a doverla distinguere dal monopolio culturale nelle mani, da anni, delle grosse case editrici.

Un attributo, piccola, legato molto di più ai mezzi economici a disposizione degli operatori del settore, che fanno la vera differenza sulle possibilità di rimanere a galla nel mercato editoriale, sempre più in crisi e condizionato da leggi economiche, che spesso collimano poco con una considerazione più sublime di una delle arti più antiche della storia dell’uomo.

Si continua così imperterriti, ad associare l’anacronistico appellativo di “esordiente” all’autore che, bistrattato dal circuito delle grosse case editrici, si affida all’esperienza dell’editore, appunto piccolo, che spesso supera i venti anni di attività.

Il mercato editoriale, oggi, dalle ultime statistiche, risulta suddiviso in due distinti gruppi gestionali: un 60% nelle mani degli oligarchici della cultura, che hanno riempito gli autogrill e le edicole dei fenomeni da baraccone o dei presunti casi editoriali, quali Melissa P. e le barzellette di Totti; un 40% distribuito tra gli editori indipendenti, che provano da anni e con grosse difficoltà, a ritagliarsi uno spazio proponendo nomi nuovi, che meriterebbero maggiore attenzione.

Da qualche anno, appare evidente che il mercato indipendente dell’editoria ha cominciato ad interessare le grosse case editrici, che non sono più disposte a rinunciare a quel 40%, che si traduce in diversi milioni di euro. Per impossessarsene, quale migliore strategia manageriale, tipica delle teorie economiche del terzo millennio, se non ostacolare l’attività dei piccoli operatori, innalzando i costi di gestione ed occultando sapientemente la poca visibilità ancora rimasta a loro disposizione.

La conferma si è avuta proprio in occasione di questa edizione del Book Festival. Sin dalla prima giornata, venerdì, i visitatori distribuiti tra gli stand non superavano le poche centinaia. Sabato, solo nel pomeriggio si è avuto una leggera crescita delle presenze, incrementata domenica ma non come ci si sarebbe aspettato.

Sfogliando le pagine dei quotidiani locali, nei giorni precedenti si potevano leggere, ma vi assicuro avendo cura di analizzare molto bene la pagina culturale, piccoli trafiletti che accennavo appena gli eventi più attrattivi distribuiti nei tre giorni. Anche le tv locali hanno preferito concentrare la loro attenzione sulla trasferta del Pisa calcio a Grosseto.

Come, poi, non tacciare l’organizzazione di ingenuità, scoprendo che l’evento è coinciso con il Festival della Creatività, tenutosi negli stessi giorni alla Fortezza da Basso di Firenze. Forse, sarebbe bastato anticipare la data di qualche settimana, per ottenere un risultato diverso.

Visitando gli stand, le occasioni per rilanciare la piccola editoria erano offerte dai numerosi nuovi titoli, che lo ribadiamo, appaiono fortemente competitivi nei confronti dei cubitali nomi del panorama letterario italiano. E’ evidente che la situazione potrebbe cambiare, se i canali di distribuzione libraria e la pubblicità sulle nuove uscite fossero a discapito di tutte le case editrici, senza determinare una prima selezione economica di accesso ai mass media.

Quello che molte volte si sottovaluta è che il lettore appassionato, quello per intenderci che considera la lettura una fonte di evasione e di comunicazione con il mondo nello stesso tempo, presta poca attenzione al nome della casa editrice riportato sulla copertina. Si farà senz’altro condizionare dal prezzo, ma non disdegnerà di comprare un libro di un autore sconosciuto, se solo fosse informato della sua esistenza.

Una categoria a parte di lettore, è quella che compra il suo bel libro con cadenza annuale, per non apparire poco culturale, facendosi consigliare dagli spot televisivi o dal personaggio in moda del momento.

Il vero problema è che fa più notizia il 62% degli italiani che hanno dichiarato che “…leggere è una attività inutile e noiosa”, piuttosto che il 38% che vorrebbe solo coltivare la propria passione, scegliendo liberamente i libri e decidendo autonomamente il successo o il fallimento di un’opera letteraria.

Durante la nostra visita al Pisa Book Festival, abbiamo avuto anche occasione di scambiare qualche parola con Andrea Giannasi, editore di Prospettiva editrice, che da una decina di anni sta provando a ricostruire un’immagine culturale del libro, liberandolo da quella etichetta commerciale da supermercato.

Giannasi era già intervenuto qualche mese fa sul nostro sito, segnalandoci le preoccupazioni per un evolversi monopolizzato dell’editoria italiana. In questa occasione, ha confermato i suoi timori, aggravati dalle notizie di corridoio che vedrebbero in crisi operatori insospettabili, tra i quali anche case editrici che hanno lanciato gli ultimi fenomeni mediatici del mondo letterario.

La soluzione di Giannasi, che ci sentiamo di condividere, la si potrebbe trovare unendo le esperienze, la passione e la determinazioni degli editori indipendenti, degli scrittori, dei giornalisti, senza escludere i lettori veri protagonisti e censori del mondo letterario, in un organismo compatto che possa contrastare il monopolio informativo dei grossi nomi dell’editoria.

Con questi intenti, Giannasi ha fondato l’Associazione Italiana delle Culture, www.associazione-culture.org, dove unendo intenti umanitari alla sua attività di editore, sta cercando di riportare il libro ad una mera considerazione di espressione d’arte.

Ci sentiamo, per concludere, di lanciare una proposta: come è noto ai più, quando ci si rivolge ad un editore - ci stiamo riferendo a quelli piccoli ed indipendenti, considerato che quelli altisonanti hanno più volte affermato pubblicamente di non occuparsi di autori emergenti – tra le clausole del contratto di edizione, spesso è contemplata una partecipazione economica da parte dell’autore che si traduce nell’acquisto di un certo numero di copie del proprio libro (di solito 100-150) o altre volte è camuffata dalle spese di editing e non sempre affidato a persone competenti.

Se i rischi economici sul lancio di un autore sconosciuto, possono in parte essere giustificati dal basso numero di potenziali lettori, che come abbiamo visto difficilmente informati delle novità editoriali emergenti, accettando malvolentieri una partecipazione attiva dell’autore, perché allora, questa la nostra proposta, non sostituire l’obbligo dell’emergente di acquistare le 100 copie del proprio libro, con un più costruttivo impegno a comprare 100 titoli diversi del catalogo della casa editrice, magari entro un anno dalla pubblicazione?

Questa eventualità, considerando che una casa editrice indipendente può vantare mediamente circa 100 autori, consentirebbe una vendita sicura di almeno 100 copie per ogni titolo pubblicato entro l’anno che, insieme alle copie che l’editore ed il singolo autore possono gestire nei tradizionali canali di distribuzione, garantirebbero un ritorno economico certo per la casa editrice e un discreto successo letterario per l’autore (oggi, anche per i titoli più visibili, il traguardo delle 1.000 copie vendute di un autore sconosciuto, costituisce un successo letterario).

Una proposta magari migliorabile, ma sulla quale sarebbe doveroso riflettere.

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Pisa Book Festival, la piccola editoria vi conquisterà. Se gliene daranno il tempo
9 novembre 2007

Ho letto il tuo intervento e anche io sono stato al Pisa Book Festival. Pur condividendo alcune delle tue considerazioni generali sull’editoria la sensazione è di essere stati, io e te, a due fiere differenti. Quando sono andato io (sabato pomeriggio) c’era talmente tanta gente che ad alcuni stand ho avuto difficoltà ad avvicinarmi. Per lavoro mi occupo di catalogare notizie che concernono il mondo del libro in Toscana e anche in questo caso il mio stupore non coincide con ciò che lamenti tu. Ho potuto notare che della Fiera di Pisa hanno parlato in modo diffuso giornali nazionali e locali e, anzi, vedere che l’edizione nazionale di Repubblica abbia dedicato due intere pagine alla manifestazione mi ha fatto pensare che in realtà l’attenzione nei confronti del libro poi non è così scarsa. Forse, però, sono idealista o troppo ottimista. In ogni caso lancio un augurio di "girotondiana" memoria ai piccoli editori: resistere, resistere, resistere. Mattia
Pisa Book Festival, la piccola editoria vi conquisterà. Se gliene daranno il tempo
9 novembre 2007, di : Piero Buscemi

Sono contento di poter essere smentito, riguardo la presenza dei visitatori e ti ringrazio per il tuo intervento.

Preciso soltanto che, durante le tre giornate (delle quali la prima davvero sconfortante, visto che si potevano contare non più di cento persone tra gli stand), considerando le precedenti edizioni, ci si aspettava un incremento sensibile, che di fatto non c’è stato. Sabato sono rimasto quasi tutta la giornata presso lo stand di Prospettiva (stesso padiglione dove esponevano anche case editrici più rinomate) e durante le mie passeggiate, molti operatori mi hanno manifestato la loro delusione, anche per lo scarso interesse mediatico. Aprendo i quotidiani, quali il Tirreno ed anche la Repubblica di sabato, si poteva leggere qualche trafiletto nella pagina della cultura. Anche nei giorni precedenti, La Repubblica del 19 ottobre ha dedicato 9 righe al Pisa book fest e il 21 ha fatto solo un cenno in un articolo dedicato agli ex-libris, esposti poi durante la manifestazione.

Nei giorni successivi la manifestazione, La Nazione, nella pagina locale su Pisa, parlava di 20.000 presenze. Mi auguro che i dati siano reali e mi unisco al tuo ottimismo.

Mi consolo con l’illusione che, se la mia valutazione è stata da me sottostimata, questa possa rappresentare un invito verso gli appassionati, per la prossima edizione.

Piero Buscemi

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