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Pirandello e Marta Abba a Viareggio

Pirandello era di poche parole. Diceva cose essenziali, in funzione dell’esistenza delle persone. Di ogni cosa cercava il segreto...

di Antonio Carollo - giovedì 23 novembre 2006 - 8117 letture

Nelle sue memorie, in poche intense pagine, Primo Conti parla di Luigi Pirandello, in villeggiatura a Viareggio negli anni 1928 e 1929, dell’amicizia che li legò, dell’amore del scrittore per Marta Abba, del suo lavoro, dei suoi pensieri e sentimenti. Pirandello lavorava nella grande hall del “Royal”, davanti al mare. Seduto su una seggiola, batteva sui tasti di una macchinetta portatile piazzata su un tavolino di vimini, tra il brusio delle bagnanti e le grida dei bambini. Diceva che quello era l’unico modo di sentirsi veramente solo, col suo lavoro.

Il rapporto con Marta era quasi di simbiosi: “…Marta non m’abbandonare; … Non è possibile che Tu non sia, come autrice vera e sola, in tutto quello che ancora faccio. Ma io sono la mano. Quella che in me detta dentro, sei Tu”. Al mare Marta andava con guanti neri lunghissimi, un cappello, un velo intorno al viso, un ombrello; non esponeva al sole neanche un centimetro della pelle per paura delle lentiggini. Pirandello era geloso: non le permetteva di ballare. Faceva eccezione solo per lui, Conti. Ma a volte mugugnava con Repaci: “Vedi, questa è tutta una scusa per abbracciarsi”.

Nella casa di Conti Pirandello lesse agli amici, tra i quali Leonida Repaci, Massimo Bontempelli, Lucio D’Ambra, Luigi Chiarelli, il suo “Lazzaro” appena scritto. Accettò di posare per un ritratto. Sprofondato in una poltrona, stava immobile, mentre il pittore scrutava quella sua maschera piena di dolore per le sue vicende familiari, ma anche tenera d’amore per Marta, che viveva nel segreto del suo spirito e del suo lavoro. Marta, spesso presente alle sedute, diceva: “Lo guardi così, Conti, il maestro, e lo dipinga così: non gli sembra un fanciullo sublime?” Una sera Conti e Pirandello camminavano insieme sulla spiaggia. Conti era angosciato; gli diceva come fosse terribile questo nostro vivere sulla terra senza alcuna certezza del poi. Pirandello si fermò, gli prese una mano, gliela strinse, e disse: “Sai, sai, non c’è nulla, sai non c’è nulla”.

Pirandello era di poche parole. Diceva cose essenziali, in funzione dell’esistenza delle persone. Di ogni cosa cercava il segreto. Essere amico di Pirandello era una fortuna straordinaria, perché egli arricchiva tutti quelli che avevano la gioia di stargli vicino. Un giorno fu visto piangere al Politeama in occasione della commemorazione della morte di Giacomo Puccini; era stato un suo amico.


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Pirandello e Marta Abba a Viareggio
31 marzo 2008

mi rammarica non veder nessun commento ad un articolo essenziale ma ricostruttore al tempo stesso di un grande scrittore del 900!