Pinopoli

Una palinodia
di Alberto Giovanni Biuso - martedì 1 giugno 2010 - 3602 letture

Mi pento e chiedo scusa. I risultati delle elezioni comunali del 2010 a Bronte non lasciano alcun dubbio. Mi sono sbagliato. Il sindaco uscente -Senatore Pino Firrarello- è stato confermato nella sua carica dal 52,91 % dei votanti. Non solo: il 30,58 % dei suffragi è andato alla lista sostenuta da Raffaele Lombardo e composta da recentissimi avversari politici del Senatore ma suoi sodali di lungo corso.

Rimasugli e frattaglie sono andati -giustamente- alla candidata del PD e a un ex sindaco socialista. Io non ho saputo vedere, mentre il sindaco sa guardare lontano e conosce meglio di ogni altro -sicuramente meglio di me che sono brontese- i desideri, le aspirazioni, le speranze, le volontà, il sentimento dei suoi cittadini. Lui che neppure è di Bronte a Bronte ha voluto donare la sua antica esperienza amministrativa, i suoi solidi rapporti con il governo centrale di Berlusconi, il suo tempo, le sue strette di mano, la sua saggezza.

Sono davvero dispiaciuto di averlo in questi anni attaccato -anche se spero in modi sempre civili- e mi dissocio completamente da quanti anche in queste ore parlano di voti non limpidi e di illusioni clientelari sparse attraverso le candidature di tanti giovani ai quali sarebbero stati promessi pane e posti. No, il suo successo è troppo cristallino e giunge dopo cinque anni di oculata, prudente, fattiva amministrazione. Persino la nuova piazza Spedalieri adesso -caduto il velo di Maya- mi appare nella sua bellezza di luogo moderno, spazioso, dinamico, con le sue onde vaganti e i suoi archi trionfali.

Vorrei ottenere la comprensione e il perdono del nostro Primo Cittadino. E per impetrare con migliore speranza il suo generoso sorriso, formulo l’umile proposta di mutare il nome del mio paese natale dal ricordo di un ciclope con un occhio solo a quello di un uomo che ci vede benissimo e al quale auguro ulteriori successi. Non più Bronte ma Pinopoli.

www.biuso.eu


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Pinopoli
6 giugno 2010, di : Enzomelo

E sì , ricordo la mia gioventù a Bronte fino all’anno 1975…. Allora Firrariello lavorava da impiegato all’ufficio esattoriale del “dazio”, (ricordo che rilasciava la bolla di trasporto del mosto che mio padre produceva in contrada “Bolo”), I brontesi l’hanno reso famoso come i pistacchi. Nel suo parentato, hanno l’istinto di salire sul carro del momento, con opportunismo siculiano, « Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. » Brontesi al prossimo comizio politico in piazza Spedalieri, “fate un passo avanti, non un passo in dietro”…..come siete abituati a fare.

Anche se non lo sono più, mi sento brontese.