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Pink Floyd at Pompei

Quattro decenni di un’intramontabile storia di musica.
di Piero Buscemi - mercoledì 21 agosto 2013 - 4018 letture

Chi è stato a Pompei non dimenticherà facilmente le mura, le strade, le colonne. Ma anche i cani randagi che ti seguono durante la visita, silenziosi e remissivi. Si adagiano all’ombra di qualche cimelio storico, in attesa che tu scatta le foto ricordo, per riprendere mestamente il cammino, a passi lenti, a debita distanza dalla tua curiosità, in attesa che tu ti ferma ancora a contemplare la storia.

E’ proprio un cane, anzi per correttezza di informazione era una cagna, una bellissima levriera di proprietà di Roger Waters, che rimarrà nel ricordo degli estimatori dei Pink Floyd durante l’esecuzione improvvisata del brano Seamus in occasione della registrazione del film-concerto registrato all’anfiteatro di Pompei nel 1972.

Quello straziante ululato che intonò il pezzo blues suonato da David Gilmour all’armonica e da Roger Waters alla chitarra, darà origine al brano Madamoiselle Nobs, inserito nella registrazione finale del film di Adrian Maben. Il film, dopo una lunga e travagliata fase di montaggio, uscì nelle sale statunitensi per la prima volta il 21 agosto del 1974.

La sequenza di immagini che accompagnano la musica dei Pink Floyd, arricchita da effetti speciali impensabili per quei tempi, dagli spezzoni registrati presso le effusioni vulcaniche dei Campi Flegrei e dall’assenza totale di spettatori hanno reso questo film un’opera unica nel suo genere.

I Pinks venivano dalla dolorosa scissione dal genio fondatore del gruppo Syd Barrett, ormai perso nei voli pindarici del suo "diamante brillante". La musica del gruppo era in fase evolutiva, in un percorso che era partito da uno stile quasi indefinibile, che costrinse la critica a coniare i termini di rock progressivo e psichedelico, attributi che furono affibbiati in seguito anche alla musica dei Genesis.

La produzione musicale del gruppo si stava raffinando verso l’eleganza e le sonorità melodiche che avrebbero originato il mitico The Dark Side of the Moon, l’album che segnerà una vera spaccatura con il passato musicale della più innovativa band della storia del rock internazionale. Una spaccatura che non sarà immediatamente apprezzata dai cultori dello stile allucinogeno degli anni precedenti.

Tornando a parlare dello storico concerto di Pompei, come non perdersi nelle fughe allucinogene di Echoes, forse uno dei più completi e meglio assemblati pezzi del gruppo, dove la musica che esalta l’estro e la creatività dei quattro componenti come ai tempi di Umma Gumma e un testo di alta composizione poetica, dove versi come "Cloudless everyday you fall/upon my waking eyes/ Inviting and inciting me to rise/And through the window in the wall/Come streaming in on sunlight wings/A million bright ambassadors of morning", rendono questa osmosi artistica il meglio della produzione dei Pink Floyd.

Sono passati diversi decenni da allora. Lo scioglimento del gruppo ufficiale dopo l’uscita dell’album The Final Cut del 1983, la carriera solista di Roger Waters, la breve réunion in occasione del Live8 del 2005, la scomparsa del tastierista Richard Wright nel 2008, i tour-concerti dello spettacolo The Wall portato in giro per il mondo dallo stesso Waters. Tutto questo ha segnato la fantasia e la creatività di milioni di appassionati, a litigarsi un’esclusiva tra concerti, registrazioni pirata e vinili da collezione.

Live at Pompei rimarrà in ogni caso un documento filmato sulla storia di questo epico gruppo, che merita di essere portato a conoscenza delle nuove generazioni e da tramandare a quelle future. Ci limitiamo a proporre un breve spezzone, con la certezza di catturare la curiosità dei nostri giovani lettori.


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