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Pierre Conesa "Dr. Saoud et Mr. Djihad" (Robert Laffont Editions)


Un libro che lancia inquietanti interrogativi sul ruolo dell’Arabia Saudita al riguardo del terrorismo jihadista
domenica 29 ottobre 2017 , Inviato da Emanuele G. - 916 letture

Pierre Conesa, l’autore del saggio che andremo a recensire, è un esperto di cose arabe molto quotato in Francia essendo ex dirigente del Ministero della Difesa transalpino. Pertanto, le sue riflessioni sono determinate da un’approfondita conoscenza dei fatti e accesso a un’estesa documetazione. Il che rende il presente saggio un libro di notevole spessore sia in termini di conoscenza che di interrogativi sulla situazione del Medio Oriente e del mondo.

L’Arabia Saudita è la patria del wahhabismo, ossia di quella interpretazione rigida e ortodossa del Libro del Corano. Tale interpretazione nasce nel settecento e da quel momento nasce la nazione che è il centro del mondo arabo e islamico poiché custodisce i luoghi sacri dell’Islam. La Mecca e Medina. Il fondatore del Wahhabismo è un capo tribu che si chiamava Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb. Dal suo cognome si origina l’interpretazione fondamentale dal punto di vista del Sunnismo della religione islamica. Dopo aver peregrinato per parecchi paesi arabi e islamici ritorna nella penisola arabica dove incontra l’emiro Muḥammad b. Saʿūd. Questo incontro determina la nascita dell’Arabia Saudita come la conosciamo noi, mentre l’emiro Saʿūd fonda la dinastia degli Āl Saʿūd che costituisce l’attuale famiglia regnante saudita e come potete notare il cognome dell’emiro diventa il secondo termine del toponimo Arabia Saudita.

Questa introduzione era necessaria per farvi capire meglio i presupposti del saggio di Pierre Conesa. Attualmente il potere in Arabia Saudita è costituito da una diarchia. Il potere politico attiene alla famiglia degli Āl Saʿūd poiché esprime il re, mentre abbiamo un potere religioso detenuto dagli ulema - i dottori della Legge islamica - e in special modo dal clan degli al Shaikh. Un clan che gestisce lo strategico settore della formazione e dell’indottrinamento in tutto il mondo islamico. Naturalmente sia il potere politico che quello religioso si sviluppano secondo modalità di perfetta simbiosi e unità di intenti in quanto lo scopo geopolitico è ben evidente: assicurare il predominio dell’Arabia Saudita nel mondo arabo e islamico soprattutto contro gli Scitii e qualsiasi tentativo comunista di primeggiare nell’area (ad esempio, il panarabismo di Nasser).

Il saggio inizia con alcuni dati. Il più consistente gruppo non-afghano impegnato nella lotta contro l’invasore sovietico in Afghanistan è proveniente dall’Arabia Saudita, i sauditi che hanno commesso lo spaventoso attentato dell’11 settembre erano 15 su 19 e, infine, i prigionieri arabo sauditi nella prigione di Guantanamo erano 111 su 611. Questo per significare che l’implicazione dell’Arabia Saudita nel complesso problema costituito dal salafismo e dal jihadismo è parecchio evidente e inquietante. Non per nulla furono i sauditi a finanziare i Talebani afghani e pakistani in funzione anti-sovietica. E dai Talebani afghani proveniva quell’Osama bin Laden fondatore di al-Qaeda. Figlio di un potentissimo uomo di affari saudita molto organico al potere della casa regnante degli Āl Saʿūd.

Il fulcro della politica estera dell’Arabia Saudita tesa al suo predominio assoluto sulla Sunna islamica è la Lega Islamica Mondiale (in sigla: LIM). E’ da questa struttura strategica ed essenziale che partono tutte le iniziative geostrategiche del paese arabo. Diciamo che si tratta della lunga mano della diarchia FAMIGLIA REGNANTE-ULEMA sul mondo arabo e islamico, ma non solo quello islamico.

L’attività della LIM è multiforme. La prima, e la maggiormente strategica, riguarda l’indottrinamento che si esplicita nel finanziamento delle migliaia di madrasse (scuole coraniche) diffuse in tutto il mondo. Le madrasse sono luoghi dove si preparano i custodi del fondamentalismo islamico-sunnita e gli applicatori in loco delle finalità geopolitiche dell’Arabia Saudita. In secondo luogo, abbiamo le università dell’Arabia Saudita che hanno permesso a ben 25.000 borsisti stranieri di studiarvi. Anche questi, ritornando nei paesi di orgine, diventano fedeli replicanti del wahhabismo geopolitico saudita. Infine, abbiamo tutta una serie di attività nel campo delle ONG e del sociale che costituiscew un’asse fondamentale sempre della "soft power" saudita nei confronti dei paesi della Sunna e dei paesi che non fanno parte della comunità islamica. Sempre grazie alla LIM si dipana la diplomazia sotterranea dell’Arabia Saudita nei confronti dei paesi esteri, islamici e non, al fine sempre di rendere manifesta l’assoluta leadership dell’Arabia Saudita.

Il saggio affronta anche altre scottanti questioni. Prima di tutto, i rapporti e le differenze fra salafismo e jihadismo. In apparenza fenomeni integralisti simili, ma con differenze piuttosto evidenti. La c.d. guerra "Tempesta del Deserto" denota una schizofrenia dell’ideologia wahhabita nel senso che nessun infedele deve invadere i territori islamici, ma allora perché i sauditi lasciano operare tranquillamente le truppe americane? Succede, poi, che qualche volta gli allievi del wahhabismo facciano i biricchini e arrivano persino a commettere degli attentati in Arabia Saudita. Oppure come spiegarsi il fatto che i Fratelli Muslmani espulsi dall’Arabia Sauditasi trasformino in padroni della c.d. "Primavera araba"? O ancora lo strano comportamento dei sauditi nei confronti dell’ISIS dove si rasenta il doppio giochismo? Non per nulla allorquando scoppiò la guerra civile nello Yemen l’Arabia Saudita tolse i suoi aerei impegnati (si fa per dire) nel bombardare le postazioni dell’ISIS per farli convergere sullo scacchiere yemenita per contrastare il bubbone scita. Infine, i sempre non chiari rapporti con gli Stati Uniti. Rapporti dove gli Stati Uniti sapendo cosa fa l’Arabia Saudita in realtà lasciano mano libera all’importante partner regionale.

Sicuramente "Dr. Saoud et Mr. Djihad" è un saggio molto corposo e foriero di mille riflessioni, interrogativi e dubbi. Un libro che apre gli occhi e che ci fa comprendere che spesso gli interessi strategici si applicano non con la guerra classica bensì con la c.d. "soft power" ossia un mix di modernismo e integralismo - per assurto mediato dagli odiati sovietici! - ben dissimulato e supportato da una macchina organizzativa e finanziaria imponente e molto ben oliata. Quindi, vorrei proprio capire come molti fanno a dire che sconfitto l’ISIS tutti i problemi scompariranno visto che l’Arabia Saudita farà di tutto - il possibile e l’impossibile - per essere sempre e comunque la nazione islamica leader?

- Photo credits:

La foto di copertina è stata fornita dalla casa editrice Robert Laffont Editions


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