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Piccoli conflitti


Il treno parte, e con esso il canto degli ultras al grido "forza bari". La polizia si allontana dal binario: si ripara. Resto qui da sola. Il canto degli ultras diventa un boato davanti a me.
martedì 22 marzo 2005, di Maria T De Monte - 1477 letture

26 Febbraio 2005, Stazione di Bari Centrale, ore 23.30.

Scendi dal treno che ti porta via dalla tana. Scendi con un ragazzo per bene: cappotto lungo, sciarpa bianca, 24ore alla mano. Scendi con un barbone, che fino a poco tempo prima ha bestemmiato tua madre dal finestrino di un corridoio fra i vagoni ed ora, in uno slancio di cavalleria, ti prega di scendere per prima. Pensi a quanto sia strano che la potenza dell’apparenza riesca a prendere anche i barboni. Scendi che le urla degli ultras ti fanno da sottofondo. Vanno a Bologna, con le loro sciarpe rosse e le loro grida appassionate. Scendi che la stazione è blindata, polizia dappertutto, e cerchi un’uscita che non trovi.

Passi davanti ad occhi che ti guardano avidi, o indifferenti. "Tieni gli occhi bassi, non guardarli!", ti fa l’eco di una voce previdente e rassicurante. Ma hai voglia di guardare: perchè dovresti? da cosa ti nascondi? cosa non vuoi vedere?

Guardi in faccia un capostazione che ti passa accanto con occhi bassi e fa un salto quando gli chiedi dell’uscita. Guardi in faccia gli ultras, che cercano il mucchio e intanto di salutano ammiccanti o strafottenti. Guardi in faccia la polizia, che anzichè guardarti le spalle, ti guarda il culo.

E cerchi l’uscita, ma sono tutte bloccate, blindate.

E ti sorprendi a ringraziare ancora una volta gli stivali lunghi e le ginocchia scoperte di una donna più ammiccante di te. E ti sorprendi ad essere la sua scorta, mentre tu ringrazi lei di essere più appariscente di te. E ti scopri a trovare rifugio presso una donna poliziotto, che ti guarda con sospetto mentre ti siedi su un muretto ed inizi a scrivere.

Cerchi ancora l’uscita!

Il treno parte, e con esso il canto degli ultras al grido "forza bari". La polizia si allontana dal binario: si ripara. Resto qui da sola. Il canto degli ultras diventa un boato davanti a me. Sorrido. Il canto si allontana, in fondo al treno, verso Torino Porta Nuova.

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