Piccione artigiano

Tagliare gli stipendi dei parlamentari? Ma va’ là!
di Adriano Todaro - mercoledì 26 ottobre 2016 - 2464 letture

Conoscete Teresa Piccione e Giuseppe Campaniello? Beh se non li conoscete, non datevi pena perché, per fortuna vostra, ci sono io. Intanto bisogna dire che la donna è una rappresentante del popolo italiano alla Camera e appartiene al Pd mentre Giuseppe Campaniello non è nessuno nel senso che non c’è più.

Convengo che messo così il discorso non è chiaro per nulla. Cercherò, dunque, di spiegarmi meglio. Il governo, che sta sempre dalla parte della povera gente, ha deciso che è necessario premiare qualcuno. E chi premiamo, si sono domandati nel Consiglio dei ministri? I lavoratori? Noo! Gli insegnanti? Noo! Gli esodati? I cassintegrati? I giovani senza lavoro? Noooooo!!

Perché non premiamo, si sono chiesti, gli evasori fiscali e altri ladri sparpagliati? Tutti hanno guardato lo stazzonato Pier Carletto Padoan che sembra uno degli esodati della piangente Fornero. Lui ha scarabocchiato un po’ di numeri su un foglietto, poi ha esclamato: “Si può fare”. Il problema, ha continuato, è che non possiamo chiamarlo pizzo, perché quella è terminologia mafiosa. Qua è intervenuto immediatamente l’amico di Obama che sa l’ingleserignanese e ha suggerito di chiamarlo voluntary disclosure.

Volete mettere com’è più elegante? Non è più raffinato, ad esempio, se invece di dire brutalmente che sposto la fabbrica in Serbia affermare che è necessaria “una razionalizzazione produttiva su scala europea”? Non è più delicato e pregnante il termine job act piuttosto che dire che con questo “atto” posso licenziare più in fretta? E non è venale dire mancia? Non è più fine definirla bonus? E se non sapete come concludere una frase, introducete, in qualche modo, la parola governance che non vuol dire né governo né amministrazione, ma ci sta bene ugualmente e in più fate la vostra bella figura.

Ma, fuori dai denti, voluntary disclosure significa pizzo, non altro. Se una persona non dichiara le entrate in nero, oppure non può farlo perché sono il risultato di un traffico di droga, tangenti, estorsioni, truffa ecc., ora ha la possibilità di utilizzare quei soldi pagando un pizzo del 30/35 per cento invece del regolare 43%. E in un attimo, oplà da neri i soldi sono diventati bianchi. E un riciclaggio legalizzato che va a beneficio, appunto della povera gente.

E siccome il governo attuale pensa ai problemi della povera gente, hanno deciso che Equitalia sarà abolita d’autorità poiché tutti si lamentavano della sua rapacità. Come si chiamerà il nuovo ente esattoriale? Boh! Mariuccia? Troppo facile. Propongo di chiamarlo Tax collection agency. Bello, eh! Intanto, però, è sorto un problema non da poco. Quei rompicoglioni dei 5 Stelle, per dimostrare che si risparmierebbe di più a tagliare gli stipendi ai deputati piuttosto che dal referendum costituzionale, hanno presentato una proposta di taglio che prevede un risparmio di 61 milioni di euro l’anno.

Il Pd non sapeva come fare perché non poteva votare no e neppure approvare il taglio perché i soldini ci vogliono sennò come farebbe la Madonna dei Boschi Fioriti ad acquistare scarpe con tacco 12? E allora hanno temporeggiato, tirando alla lunga così che se ne parlerà, di tagli, dopo il referendum. Intanto, però, qualcosa bisognava dire ed ecco ergersi Teresa Piccione che ha dato agli astanti e ai posteri una lezione di Storia patria.

La Piccione, classe 1955, palermitana di Palermo, nel suo intervento ha domandato e si è domandata: “Perché abbiamo l’indennità?”. Già, perché? Bella domanda. Teresa si è data una risposta e ha fatto sapere a tutti che, a suo tempo, è stata decisa “per dare alle classi meno abbienti la possibilità di partecipare alla vita politica del Paese”. Poi la Piccione è volata alta e ha citato lo Statuto Albertino che tanto non l’ha mai letto nessuno e quindi va sempre bene. “Non c’era – ha ribadito accalorata – nello Statuto Albertino”. Naturalmente intendeva l’indennità e gli astanti in Parlamento hanno subito pensato che per fortuna, loro vivevano oggi e non nel 1848. Poi presa dall’entusiasmo, ha così continuato: “Oggi permette anche agli artigiani di trasferirsi a Roma qualora avessero un mandato parlamentare”.

Ohibò! Questa degli artigiani non l’avevo mai sentita. Già vedo centinaia di artigiani che vogliono “trasferirsi a Roma”. Se decide così anche il mio idraulico, chi chiamerò quando il rubinetto del bagno gocciola?

A proposito di artigiani. Quattro anni fa l’artigiano Giuseppe Campaniello si era dato fuoco a Bologna, davanti agli uffici di Equitalia. Aveva un tormento: come fare a pagare 100 mila euro di cartelle esattoriali. Il gesto di Giuseppe, mi scuso se lo dico così brutalmente, mi è sembrato un po’ eccessivo e anche un tantinello inutile. Bastava aspettare un po’ e una voluntary disclosure sarebbe saltata fuori e, d’altronde, un condono non è stato mai negato a nessuno. Oppure poteva andare a Roma a fare il deputato. In un modo o nell’altro non avrebbe pagato.

D’altronde in Italia, è risaputo, le tasse le pagano solo quegli imbecilli dei lavoratori. Anzi, no. Meglio dire che in Italy they are paid only those idiots workers. Non vi sembra più raffinato?


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