Peter Turrini


Il passato ritorna. Sempre. E senza chiederci il permesso. Non essere pronti ad accoglierlo, ci rende stupidi smemorati di un mondo, che pretendiamo in esclusiva.
mercoledì 4 febbraio 2015 , Inviato da Piero Buscemi - 2030 letture

Alla fine della tristezza

Alla fine della tristezza e della rabbia
 capisco mio padre.
 Questo piccolo italiano
 che trovò la neve troppo presto
 e la lingua tedesca troppo tardi
 aveva paura.

Intuiva
 che per uno straniero
 non c’era posto
 al tavolo dell’osteria locale.

Per non dare nell’occhio
 taceva e lavorava.
 Imitò le virtù locali
 Finché ne fu sotterrato.

Una volta
 mi raccontò di un mio fratellastro, anni dopo
 voleva dar fuoco alla bottega
 lasciare la famiglia
 e ritornare al suo paese.

Mi dispiace
 di non potergli più dire
 quanto sarei andato volentieri
 con lui
 verso sud.

Pensando ai giorni nostri e alle migrazioni di popoli verso l’Europa, si dimentica facilmente e ci si allontana volontariamente da una realtà che, se ha avuto come protagonisti i nostri nonni e i nostri padri, ci lega al destino millenario racchiuso nel proverbio "si sa dove si nasce, non si sa dove si muore".

Quando sentiamo la frase ricorrente, che non riesce a liberarsi della sua stessa natura banale nel formularla, di come i popoli d’Africa hanno da sempre elemosinato quella dignità, tornata di moda in questi giorni. Loro, detentori di una ricchezza culturale e anche più materiale, grazie alle risorse dei sottosuoli di questo immenso continente, hanno subito i saccheggi democratici, nascosti più o meno palesemente da tiranni impazziti e crudeli da estirpare alla libertà. Quando i potenti del globo si riempono la bocca con la solidarietà e la fratellanza, si dovrebbe tornare alle antiche usanze che imponevano alla cultura di essere trasmessa, generazione dopo generazione, vivendo il presente in pieno contatto con il passato.

Ci spiegheremmo, specialmente noi italiani, moltissimi figli dello stesso destino di Peter Turrini, erede dell’emigrazione in Austria della sua famiglia, la falsità e il paradosso di una rivendicazione antropologica che, a torto, pensavamo aver sotterrato nel ricordo dei nostri antenati.


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