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Perù: l’omicidio di Olivia Lomas

In America del Sud è sempre la stessa storia. Cambiano i nomi, cambia il paese e cambiano le ragioni, ma ciò che rimane invariato è sempre lo stesso: gli indigeni non sono al sicuro. Un articolo di Francesco Maria Cricchio.
di Redazione - giovedì 26 aprile 2018 - 1412 letture

In America del Sud è sempre la stessa storia. Cambiano i nomi, cambia il paese e cambiano le ragioni, ma ciò che rimane invariato è sempre lo stesso: gli indigeni non sono al sicuro. Gli interessi economici che caratterizzano il continente sono troppi: il processo di isolamento e annientamento perpetrato durante i secoli a loro discapito non può e non deve fermarsi. A chi afferma che generalizzare non sia mai completamente corretto, io rispondo che queste popolazioni sono l’eccezione alla regola. Ciò è talmente vero, che anche nei quattro criteri stilati dall’ONU è legalmente “indigeno” chi, tra le altre cose, ha “subito esperienza di marginalizzazione e espropriazione della terra attualmente o nel passato”.

Se proviamo a ragionare sulla relazione tra la situazione appena descritta e la cultura della violenza che caratterizza la maggioranza dei paesi dell’America Latina a tutti i livelli della società, il risultato è tanto ovvio quanto sconfortante. Bob Dylan cantava “the cavalry charged, the indians died” (la cavalleria caricava, gli indiani morivano), riferendosi a episodi avvenuti più di un secolo e mezzo fa; ebbene, la situazione è ancora la stessa. E’ facile: sostituiamo la cavalleria con le bande al soldo del governo e delle multinazionali, sostituiamo i nativi del Nord America con quelli dell’America Latina e il gioco è fatto.

Osservando la situazione da questo punto di vista, non mi sono stupito quando, leggendo le notizie, apprendiamo che Olivia Arevalo Lomas, donna 89 anni e leader della comunità indigena di Shipibo Konibo nella foresta Amazzonica peruviana, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco mentre si trovava a casa sua. Testimoni hanno visto un uomo entrare nella sua abitazione e sparare numerosi colpi di pistola, scappando successivamente a bordo di una motocicletta. Olivia era un punto di riferimento per la sua comunità, si era da sempre distinta per la sua saggezza e per la sua lotta attiva a favore dei diritti di tutte le popolazioni indigene del Perù. L’omicidio rientra nel contesto di tensione che si respira nel paese per i progetti che le multinazionali (appoggiate dallo stato) hanno nei confronti della Foresta Amazzonica, che mettono a repentaglio la sicurezza e l’esistenza stessa degli autoctoni.

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Olivia Arévalo Lomas

L’accanimento contro queste popolazioni si spiega se si guarda alla cosmologia che caratterizza la loro cultura e tradizione. Il legame che hanno sviluppato con la terra sulla quale vivono e con la natura intesa come immensa forza spirituale è tale per cui ogni “attentato” a quest’ultima è anche un attentato a loro stessi. Di conseguenza, la difesa delle risorse ambientali coincide con la salvaguardia della loro stessa esistenza. Questo tipo di concezione sfuma notevolmente (in molti casi sparisce totalmente) nella percezione occidentale del mondo. L’economia e la forza del denaro sono le ruote di un mulino che, per la maggior parte delle persone, è causa e fine ultimo dell’esistenza. Da questo punto di vista, lo sfruttamento della terra intesa come pura risorsa monetaria diventa un modo come un altro per placare questa eterna sete di denaro.

E’ un dato di fatto che, a causa delle motivazioni precedentemente spiegate, i nativi siano i primi a mettere i loro corpi tra uomo e natura. Purtroppo, sono anche i primi (e gli unici) a pagarne le conseguenze, non essendo tutelati in nessun modo né dal paese di origine né da nessun tipo di organizzazione sovranazionale.


Foto: Agenzia Dire. L’articolo di Francesco Maria Cricchio è stato pubblicato nel circuito Pressenza.


Perù, assassinata in Amazzonia l’ambientalista Olivia Arevalo Lomas

Olivia Arevalo Lomas, ambientalista impegnata nella difesa dei diritti culturali dell’Amazzonia, e’ stata uccisa ieri [19 aprile 2018 NdG] in Peru’. Lo si apprende da un comunicato stampa della Federazione delle comunita’ indigene di Ucayali (Feconau). La donna, nota come “maraya”, titolo che nella regione andina viene attribuito alle persone sagge, sarebbe stata uccisa da sconosciuti con cinque colpi di pistola, a Yarinacoa, nella regione Ucayali. Oltre a condannare l’assassinio, la Federazione fa appello alla comunita’ internazionale e al governo del Peru’ affinche’ “forniscano garanzie per la vita degli altri leader indigeni del popolo Shipibo Konibo che oggi affrontano minacce e molestie”.

L’omicidio e’ solo l’ultimo a colpire gli indigeni dell’Amazzonia

Secondo uno studio dell’ong Global witness e del quotidiano ‘The Guardian’, l’America Latina e’ la regione del mondo piu’ pericolosa per attivisti indigeni. Stando alla ricerca, nel 2017 sono state uccise 197 persone “per essersi opposte ai governi e alle imprese che saccheggiano le loro terre e danneggiano l’ambiente tramite corruzione e pratiche inique”. Lo scorso anno in Brasile sono stati uccisi 46 attivisti. In Colombia 32, Messico 15.

Fonte: Agenzia Dire.


Uccisa Olivia Arevalo Lomas, leader dei popoli indigeni del Perù

Uccisa con cinque proiettili in pieno giorno per aver difeso i diritti culturali e ambientali del popolo Shipibo Konibo. Addio a Olivia Arevalo Lomas, insegnante e leader morta in Perù.

Sono sempre più sotto attacco i leader che si battono per le comunità indigene. Centonovantasette è il numero degli attivisti ambientalisti uccisi nel mondo nel 2017 secondo la ong Global Witness in collaborazione con The Guardian.

Uomini e donne massacrati solo per aver combattuto contro le multinazionali e i governi corrotti. Solo qualche giorno fa, vi avevamo parlato di un’altra esecuzione in piena regola, quella di Marielle Franco, nota militante per i diritti umani che durante una delle sue lotte aveva denunciato la polizia militare.

Insegnante e leader Shipibo, Olivia Arevalo Lomas è stata uccisa giovedì 19 aprile a mezzogiorno vicino alla comunità interculturale ’Victoria Gracia ’, situato a venti minuti dalla città di Yarinacocha, Ucayali.

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La foto del corpo di Olivia Arévalo Lomas

Cinque colpi di pistola le hanno trafitto il petto, secondo quanto riferito su facebook dalla Federazione delle comunità native di Ucayali e Affluentes (FECONAU) che insieme ad altre organizzazioni ha condannato l’attacco chiedendo garanzie da parte dello Stato per i leader delle popolazioni indigene, che devono affrontare continue minacce di morte da parte di criminali.

"La nostra riconosciuta sorella shipibo-Konibo Olivia arévalo lomas è stata uccisa con cinque colpi al cuore da sconosciuti", dice la nota. "Facciamo un richiamo nazionale e internazionale affinché lo stato peruviano dia garanzie di sicurezza per gli altri leader indigeni del popolo shipibo konibo che oggi affrontano minacce di morte e persecuzioni".

Guarda uno degli ultimi video dell’attivista

Anche il ministero della Cultura ha condannato l’omicidio della saggia indigena Olivia Arévalo e ha riferito che darà tutto il sostegno necessario alla comunità Shipibo-Konibo, chiarendo che si è già al lavoro per individuare i responsabili. Ciò che rimane certo è che la situazione degli indigeni dell’Amazzonia è sempre più preoccupante per chi ha come mission quella di difendere terre ancestrali e popoli indigeni e la natura, dal saccheggio incontrollato di risorse.

**AGGIORNAMENTO 23 APRILE**

Un uomo canadese che studiava medicina allucinogena nella foresta pluviale amazzonica è stato ucciso da membri della comunità peruviana, che lo ritenevano colpevole di aver ucciso Olivia Arevalo Lomas, l’ ottantunenne difensora dei diritti dei popoli indigeni.

Il suo nome era Sebastian Woodroffe, 41 anni e secondo l’ufficio del procuratore generale del Perù sarebbe stato trascinato per il collo e ucciso mentre implorava pietà. Secondo i primi rapporti ufficiali sarebbe stato proprio l’uomo il principale sospettato della morte di Lomas, ma fino ad oggi non c’erano indagini a suo carico.

I funzionari, infatti, hanno iniziato a sospettare dopo la visione di un video girato con il cellulare nei media locali che mostrava un uomo che veniva trascinato tra le case e poi lasciato per terra senza vita. Il suo corpo era stato sepolto in una tomba anonima, adesso è stato dissotterrato, ma si sta ancora indagando sul movente dell’omicidio.

Ricordiamo che Olivia Arevalo Lomas era anche una guaritrice e commerciava l’ayahuasca, una miscela amara di colore scuro composta da una miscela di piante autoctone. Ogni anno migliaia di turisti stranieri si recano nell’Amazzonia peruviana per sperimentare il cocktail allucinogeno, noto anche come Yage, che è stato venerato per secoli da tribù indigene in Brasile, Perù, Ecuador e Colombia come cura per tutti i tipi di disturbi.

Ma viene anche consumato dagli occidentali che cercano esperienze che alternano la mente, a volte con conseguenze mortali. E secondo fonti locali, Woodroffe era tra i pazienti di Lomas.

Fonte: Greenme



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