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Persone in fuga e ospedali chiusi in Siria

Le nostre équipe sono ancora presenti in Siria nord-orientale – ad Ain Al Arab (Kobane), Ain Issa, Al Mallikeyeh (Derek), Tal Tamer, Tal Kosher, Al Hol e Raqqa – per rispondere ai crescenti bisogni delle persone e continueranno a fornire assistenza medico-umanitaria ovunque sarà possibile.
di Redazione - mercoledì 16 ottobre 2019 - 748 letture

Siamo molto preoccupati per il destino della popolazione civile a seguito dell’operazione militare turca in Siria nord-orientale. Città e villaggi lungo il confine sono stati colpiti da bombardamenti pesanti. Alcuni ospedali sono stati chiusi, molte persone stanno fuggendo dai combattimenti e cercano rifugio e sicurezza dove possono.

"La popolazione siriana ha già subito anni di guerra e precarietà e questi attacchi non potranno che peggiorare le loro condizioni e i loro traumi. I servizi sanitari nel paese faticavano già prima a rispondere ai bisogni medici delle persone. Ora sfollati e feriti causati dai combattimenti metteranno ulteriore pressione sulle limitate risorse degli ospedali esistenti" - ha dichiarato Robert Onus, Responsabile dell’emergenza MSF in Siria.

Nella città di confine di Tal Abyad, nel governatorato di Raqqa, i bombardamenti hanno costretto la maggior parte delle persone a fuggire, nel timore di perdere la vita. L’ospedale di Tal Abyad, che era supportato da MSF, è stato chiuso perché la maggior parte dello staff medico ha lasciato l’area insieme alle famiglie. Le nostre équipe si sono trasferite per rispondere ai bisogni delle persone in altre parti della regione. Era l’unico ospedale pubblico nell’area, cruciale per rispondere ai bisogni medici delle persone in città e nelle aree circostanti.

"Il nostro staff a Tal Abyad ha visto la città, un tempo piena di vita, svuotarsi completamente. Dopo otto anni di guerra, le persone in Siria sono state ancora una volta costrette a lasciare le proprie case e tutto ciò che hanno per cercare sicurezza" - ha precisato Robert Onus.

A Tal Tamer, cittadina più piccola nel governatorato di al-Hasakah, le nostre équipe hanno incontrato almeno 2000 persone sfollate da Ras Al Ain e stanno distribuendo beni di prima necessità alle persone che hanno trovato riparo in scuole, uffici, negozi, nelle case dei propri familiari o in altre abitazioni della città.

Siamo preoccupati anche per le migliaia di donne e bambini che vivono in campi come Al Hol e Ain Issa, ora ancora più vulnerabili perché alcune organizzazioni umanitarie sono state costrette a sospendere o limitare le proprie operazioni. Questo potrebbe lasciare migliaia di persone senza accesso ad aiuti cruciali e senza alcuna soluzione in vista.

Chiediamo a tutte le parti in conflitto in Siria nord-orientale di garantire la protezione dei civili, incluso lo staff medico e i loro pazienti. Le parti in guerra devono garantire la possibilità di fornire assistenza umanitaria salva-vita, comprese cure mediche imparziali, senza restrizioni e ovunque ce ne sia bisogno.

Lavoriamo in Siria dal 2009. Nel Nord del paese gestiamo ospedali e cliniche mobili, attività di vaccinazione, distribuzioni di beni di prima necessità e servizi idrici e igienico-sanitari. Nei governatorati di Idlib e Aleppo supportiamo servizi medici di base e specialistici. Non lavoriamo in aree controllate dal governo perché tutte le richieste di autorizzazione per accedere a queste aree sono state rifiutate.


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