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Persone: Domenico De Masi, sociologo

È morto a 85 anni Domenico De Masi, uno dei più noti sociologi italiani, specializzato soprattutto nel campo della sociologia applicata al lavoro. Aveva a lungo collaborato con giornali e trasmissioni televisive di informazione per commentare le politiche dei vari governi sul lavoro.

di Redazione - sabato 9 settembre 2023 - 708 letture

Nel corso della sua carriera De Masi ha insegnato all’Università di Sassari, all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e alla Federico II di Napoli e per molti anni alla Sapienza di Roma, dove tra le altre cose è stato preside della facoltà di Scienze della comunicazione e professore emerito di Sociologia del lavoro.

Fonte: ANSA, Il Post.


È morto Domenico De Masi. Una malattia improvvisa ha portato via il sociologo dei lavoratori

“Bisogna essere leggeri come una rondine, non come una piuma” è il motto di Paul Valery che il professore aveva scelto per descriversi. Una rondine, cioè un uccello determinato “ma senza spocchia”

Professore emerito di "Sociologia del lavoro", presso l’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" di Roma, Domenico De Masi è scomparso a causa di "una improvvisa e micidiale malattia". Il professore, anche già preside della facoltà di Scienze della comunicazione, è stato un appassionato studioso, insegnante, ricercatore e consulente. Il suo interesse era rivolto principalmente alla sociologia del lavoro e alle organizzazioni, alla società postindustriale, allo sviluppo e al sottosviluppo, ai sistemi urbani, alla creatività, al tempo libero, ai metodi e alle tecniche della ricerca sociale con particolare riguardo alle indagini previsionali. Masi ha pubblicando decine di libri per case editrici come, tra le altre, Einaudi, Rizzoli e Marsilio.

Poliedrico e cosmopolita, il sociologo aveva studiato a Parigi alla vigilia del ’68, dove aveva preso il dottorato in “Sociologia del Lavoro” studiando con Alain Touraine, direttore di ricerca all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, tra i massimi esponenti della sociologia contemporanea. Insieme al direttore Touraine, Masi entra in quella dimensione che non lascerà più: la sociologia applicata ai processi reali.

Negli ultimi venti anni, Masi in Brasile viene considerato un intellettuale di riferimento, dove diventa figura molto ascoltata dal Partito dei lavoratori e dallo stesso Lula. Masi in Brasile resta attratto da soprattutto dalla figura di Oscar Niemeyer, architetto di Brasilia, figura che paragona a Olivetti, e di cui teneva una celebre frase nel proprio studio: “Ciò che conta non è l’architettura, ma è la vita, gli amici e questo mondo ingiusto che dobbiamo modificare”. Ciò che De Masi, con il proprio lavoro, la propria vitalità intellettuale e la propria ricerca ha contribuito a fare.

Altra frase significativa per rappresentare il professore, è quella con cui si descriveva nel proprio sito web: “Bisogna essere leggeri come una rondine, non come una piuma”, motto di Paul Valery. Una rondine, cioè un uccello determinato ma non altezzoso.

Masi ha elaborato un suo paradigma sociologico partendo dal pensiero di maestri come Tocqueville, Marx, Taylor, Bell, Gorz, Touraine, Heller, la Scuola di Francoforte e approdando a contenuti originali in base a ricerche centrate soprattutto sul mondo del lavoro.

Domenico De Masi ha sviluppato e diffuso uno dei paradigmi post-industriali, basato sull’idea che, a partire dalla metà Novecento, l’ insieme di azioni quali: il progresso tecnologico, lo sviluppo organizzativo, la globalizzazione e la scolarizzazione di massa, abbia prodotto una nuova società incentrata sulla produzione di informazioni, servizi, simboli, valori, estetica. Questo processo, secondo il professore, ha determinato nuovi assetti economici, nuove forme di lavoro e di tempo libero, nuovi valori, nuovi soggetti sociali e nuove forme di convivenza.

Con queste sue idee, il professore era stato ispiratore della necessità del lavoro agile e anche di molte battaglie politiche del Movimento 5 Stelle: su tutte, il reddito di cittadinanza.

Lo scorso 15 agosto, il sociologo, mentre era in vacanza a Ravello, aveva scoperto di avere una tremenda malattia invasiva e, poco dopo, saputo che gli sarebbe rimasto poco da vivere.

Fonte: RaiNews.



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