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Persepolis

Un film di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud.

di Antonio Cavallaro - martedì 11 marzo 2008 - 4153 letture

In attesa di prendere l’aereo che la riporterà in Iran, Marjane rivive gli anni trascorsi: dall’infanzia vissuta a metà fra la liberazione dal governo dello Scià e l’instaurazione della repubblica islamica, agli anni dell’adolescenza e delle scoperte, fino alla prima sofferta fuga dall’Iran fondamentalista, che la porterà a vivere per un periodo in Austria, parentesi burrascosa e vissuta, dove fra i primi amori, svariati incontri e mille disavventure, Marjane comincerà a prendere coscienza del proprio stato di esule. Il ritorno in una patria non più libera e oppressa dalla dittatura degli Ayatollah, sanciranno le condizione per una nuova sofferta, lacerante e forse definitiva fuga dall’Iran.

Ispirato all’omonima (e autobiografica) graphic novel della stessa Marjane Satrapi e realizzato, dopo tre anni di lavoro, in collaborazione col regista francese Vincent Paronnaud, Persepolis è un successo planetario destinato a diventare una pietra miliare del fumetto come del cinema, ma anche un prezioso simbolo di lotta e affermazione per tutte quelle donne la cui dignità viene ogni giorno calpestata in Iran come nel resto del mondo, occidente libero e moderno compreso. Di produzione francese e scelto dagli stessi come candidato agli oscar a rappresentare il paese, Persepolis era un film molto atteso, alla cui realizzazione era interessata anche Hollywood e le sue stelle, interesse però non contraccambiato dalla stessa autrice, che con caparbietà ed integrità ha resistito a qualunque lusinga, timorosa magari di veder trasfigurare un’opera così personale e sofferta.

Reso attraverso un tratto originale e poliedrico, nell’intensità di un bianco&nero percorso da squarci di colore, il mondo e i personaggi disegnati dalla Satrapi non celano l’influenza del fumetto underground, ma sono reinventati con uno stile personale di notevole intelligenza creativa, che ravviva e affascina per tutti i 95 minuti del film. La narrazione, allo stesso modo, è ben sviluppata attraverso l’espediente dei flashback, e malgrado la complessità della trama rimane sempre lucida ed accurata, senza sminuire o appesantire quell’ironia e leggerezza di fondo che l’autrice, di fronte alla drammaticità del tema trattato, si è imposta come cifra stilistica. Decisione quanto mai felice, perchè in grado di rendere effervescente e accattivante lo spirito di una storia che ruota (dopotutto) attorno a continue tragedie.

Scevro di compiacimenti e in opposizione a facili qualunquismi, Persepolis sorprende per la ricchezza di contenuti: dalla demagogia fondamentalista al pregiudizio occidentale verso lo straniero; gli stessi occhi degli spettatori europei sobbalzano, quando scovano nelle immagini riferimenti a Bruce Lee o agli Einsturzende Neubauten. A conti fatti la forza di Persepolis risiede nella sua origine ibrida, essere al contempo espressione dell’esperienza e del tragico destino di un paese, ma anche della straordinaria forza vitale di una donna determinata e combattiva.

Un riferimento obbligatorio va senz’altro fatto alla galleria dei personaggi offerti, su tutti la famiglia di Marjane: dai genitori intellettualoidi e progressisti, allo zio che paga con la vita l’opposizione al regime fondamentalista, fino ad arrivare al bellissimo ritratto che la Satrapi fa dell’indomita nonna. Ottima, nell’edizione italiana, la scelta d’affidare la voce della protagonista al talento e alle capacità di Paola Cortellesi, che prende il posto di Chiara Mastroianni voce di Marjane nell’edizione originale.


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