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Persècution


Regia di Patrice Chereau, con Romain Duris, Charlotte Gainsbourg, Jean-Hughes Anglade. Francia, 2009, 100 min
venerdì 6 novembre 2009, di Orazio Leotta - 937 letture

Un bicchiere che inavvertitamente cade e si rompe in mille pezzi, con i due fidanzati protagonisti che ne raccolgono insieme i cocci: questo il tenue messaggio di speranza che Chereau lancia alla fine del film.

Ma il filo conduttore è dettato dall’ineluttabilità della tragedia, della follia e della morte; come nell’episodio del motociclista che cade, sembra illeso, parla, ironizza, ma poi cade a terra esanime. Il distacco e dunque l’assenza, vissuti già come un lutto: la gente oggi c’è, domani scompare e chi resta vive la paura della scomparsa, come un altro passo avanti verso il baratro.

Protagonisti sono Daniel e Sonia, rispettivamente Romain Paska e Charlotte Gainsbourg. Stanno insieme, amano e sono riamati, ma si tratta più di amore o di possesso? Forse ambedue le cose. Possesso significa insicurezza, non amarsi abbastanza o addirittura odiarsi. Cercare nell’altro la ragione di amarsi, quando tu per primo pensi che non esista. Da qui le continue richieste di prove d’amore di Daniel, ma al contempo, lui stesso, si ritrova ad essere oggetto di un amore devastante ed angoscioso da parte di un tizio che si introduce nel suo ambiente di lavoro e lo tormenta seguendolo ovunque e ritrovandoselo perfino nel suo letto.

Daniel da persecutore si ritrova ad essere perseguitato. Diventa un’attrazione misteriosa e allarmante tanto che lo sconosciuto viene subito etichettato come “il pazzo”. La sua, afferma il regista, è una pazzia visibile, ha gettato la maschera, facendo intendere che potenzialmente, anche se in fase quiescente ognuno di noi lo è.

La forza del film sta nei dialoghi, curati brillantemente da Anne-Louise Trividic, dialoghi che a volte vengono usati per non dire la verità. Non sempre i dialoghi servono per esprimersi, ma spesso sono usati per nascondersi, per non dire. Come affermò Talleyrand, politico durante la Rivoluzione francese, “Dio ha dato la parola all’uomo, per nascondere il suo pensiero”.

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