Perduti luoghi ritrovati, di Roberta Giuffrida

Perduti luoghi ritrovati : Poggioreale Antica / Roberta Giuffrida ; introduzione di Pippo Pappalardo ; traduzioni in inglese di Sara Martello. - Roma : ZeroBook, 2021. - 85 p. - ebook: ISBN 978-88-6711-191-6, press: ISBN 978-88-6711-192-3
di Redazione Zerobook - domenica 14 febbraio 2021 - 787 letture

"Perduti luoghi ritrovati" raccoglie le foto che Roberta Giuffrida ha fatto a Poggioreale, borgo del trapanese abbandonato dopo il terremoto del Belìce. Con le fotografie di questo libro Roberta Giuffrida ha vinto il primo premio del concorso "Un luogo per ZeroBook" nel 2019, presieduto da Armando Rotoletti. Il concorso annuale promuove la fotografia di luoghi e aspetti del paesaggio umano abbandonati e su cui si punta l’obiettivo per una maggiore attenzione e cura, e per un recupero nella memoria collettiva.

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Copertina del libro fotografico di Roberta Giuffrida "Perduti luoghi ritrovati: Poggioreale Antica"

"Cosa state vedendo? Davanti a voi sono i reperti drammatici di un terremoto (1968) che ha sradicato uomini, animali, case; un destino di morte che la nostra fotografa interpella sprigionando con la sua visione nuove ragioni di vita. Ma davanti a noi sono, anche, costruzioni distrutte da eventi naturali senz’altro catastrofici che sono divenuti segni del ricordo, capaci di narrarci di un tempo passato sul quale non vogliamo che scendi l’oblio" (dalla Presentazione di Pippo Pappalardo).

Uno splendido libro fotografico, pubblicato in occasione della ricorrenza dell’anniversario del terremoto del Belice (la notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968). A Poggioreale il tempo si è fermato all’improvviso e ha preso una direzione diversa: un universo parallelo fatto di strade e case abbandonate e distrutte in cui l’opera del tempo e dell’abbandono si è sommato a quel "tempo del terremoto" che ha fermato tutto, congelando cose case e persino l’aria. Le foto in bianco e nero di Roberta Giuffrida restituiscono il senso di questo antico borgo abbandonato.


Come nasce questo racconto, di Roberta Giuffrida

Terremoto del Belice gennaio 1968. Agosto 2019, come nasce questo racconto.

In una calda giornata d’estate decido di andare a visitare ciò che resta della vecchia Poggioreale (Tp).

Siamo in Sicilia nella Valle del Belice, quella che 51 anni fa fu colpita da una delle calamità naturali più devastanti del dopoguerra italiano.

Un intenso terremoto, a più riprese, per diversi giorni, martoriò questo territorio radendo completamente al suolo diverse cittadine, tra queste Gibellina, Salaparuta, Poggioreale.

La storia narra di un evento assolutamente inaspettato in un territorio che, fino a quel momento, non era ritenuto a rischio sismico. E invece il terremoto arrivò e fu devastante, doppiamente devastante giacché colpì un territorio impreparato e uno Stato, quello italiano, che fu accusato più volte, di aver agito poco tempestivamente nei soccorsi, e nella ricostruzione, che fu lenta e dolorosa. Le immagini di repertorio mostrano scenari infernali, in cui le macerie miste al fango rendevano faticosissimi I soccorsi, costruzioni di tufo interamente sbriciolate, profondi squarci, edifici strappati quasi fossero fogli di carta. Fin qui la storia.

Agosto 2019, sono passati 51 anni da quell’evento catastrofico che segnerà per sempre questo territorio, vado a visitare il sito di Poggioreale con spirito impreparato a quello che vedrò.

Gli scenari nn sono più apocalittici come si mostrarono agli occhi dei sopravvissuti e dei soccorritori, nel tempo interventi successivi hanno probabilmente permesso di rimuovere tante macerie per I necessari successivi sopralluoghi.

Sono impreparata per due ragioni. Non mi aspetto di trovare altri visitatori, e invece, il paese è animato da figure di avventori che come me, desiderano conoscerle quelle macerie. Le macerie trasudano una dignità e una bellezza che fa a pugni con la violenza brutale che le ha generate.

Il risultato è stato che mi sono riconosciuta più orgogliosamente siciliana tra quelle macerie, immerse nel silenzio attonito della valle che le circonda, quasi cullandole, che in tanti altri luoghi a furor di popolo acclamati simbolo della estrema bellezza della mia terra.

Pertanto gli elementi del mio racconto sono innanzitutto il “quel che resta” con l’imago di quello che doveva essere prima del terremoto, e che si è arricchito anche delle tracce di coloro che vennero subito dopo. Le presenze umane al momento della mia visita, figure che impreziosiscono quei luoghi rendendoli paesaggio, giacché ciascuno degli avventori, come me, nel suo girovagare in silenzio tra quelle macerie, le ha arricchite dei suoi pensieri e del suo sguardo, ricevendo in cambio ciò di cui questi luoghi si fanno portatori, le emozioni imperiture e primordiali. E poi ancora la piazza, con i significati annessi, la valle sempre presente all’orizzonte, i custodi ultimi di questo luogo, ovvero degli splendidi cani bianchi e la natura, che, laddove cessa l’intervento dell’uomo, di tutto si impossessa, giacché tutto le appartiene.

È un racconto corale, in cui chi si trovava con me quel giorno, attraverso la sua presenza mi ha permesso di descrivere con queste immagini il mio pensiero che è tutto racchiuso nell’incipit “Perduti Luoghi Ritrovati”. Perché fintanto che qualcuno porterà nei suoi occhi quei paesaggi, questi luoghi continueranno a vivere, e anche quando ad uno a uno i visitatori lasciano il paese e la piazza ritorna in custodia al fedele cane bianco che la presidia, la quinta della natura che nell’ultima immagine velatamente chiude il racconto, rappresenta la certezza che la memoria rende tutto imperituro e che la bellezza è negli occhi di chi guarda.


L’autrice

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Roberta Giuffrida

Roberta Giuffrida (Catania, 1976), ingegnere meccanico per formazione e professione, è da sempre appassionata di fotografia, ha partecipato a diversi corsi, workshop, festival di fotografia (Etna Photo Meeting, Med Photo Fest, Ragusa Foto Festival) e numerose mostre collettive dell’ACAF (associazione catanese amatori fotografia).

Ama raccontare soprattutto attraverso il reportage narrativo-documentativo, la street photography e la fotografia urbex.

Mostre personali: “A Cunziria” per Med Photo Fest: presso il Museo dell’Immaginario Verghiano (Vizzini), e presso la Fototeca Siracusana (Siracusa). È tra gli Autori ammessi al Med Portfolio Contest 2019 (un lavoro esposto presso la GAM di Catania).

Nel 2019 ha vinto il concorso fotografico indetto da Girodivite/ZeroBook "Un luogo per ZeroBook".

Il video di presentazione della foto vincitrice del concorso:


In tutti gli store ebook italiani. Il libro esce in versione bilingue, italiano e inglese.

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