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Perché?

Due vite parallele, che talvolta s’incrociano all’unico bivio che le accomuna: la città dove nascondono i propri sogni, i propri desideri. Le proprie insicurezze. Poi il destino si scapriccia: due incidenti. L’uno mortale, l’altro avvolto nell’ingessatura.

di Piero Buscemi - mercoledì 20 ottobre 2004 - 4246 letture

Sarebbe bello, ogni tanto, potersi dedicare ad argomenti meno impegnativi. Scrivere di mondanità cittadine, di personaggi televisivi ad alto share, di amori segreti o presunti tali. Sarebbe bello. O quantomeno, più semplice.

Ma Siracusa non è una città che ti concede questo privilegio. Puoi scegliere di occuparti di vicende senza implicazioni, senza l’obbligo di sentirti addosso il dovere di scuotere le coscienze. Senza il rischio dei giudizi. Ma sarebbe solo una scelta personale alla quale, si è già rinunciato da tempo, se siamo ancora qui ad occuparci di tutt’altro.

Perché qualcosa ti rode dentro, quando pensi ad un uomo di 57 anni, che "imprudentemente", ha sfiancato la sua resistenza, in una giornata di fine estate di un mese fa. Una giornata che il caldo invitava a trascorrere a mare. Che è stata trascorsa sulla spiaggia di Noto marina. Che è stata vissuta come una tragedia. Come l’ultima delle tragedie di una vita intera. Conclusa con la morte per annegamento del protagonista tra le lacrime della moglie e la stanchezza sprecata di chi si è gettato in acqua, tentando l’impossibile. Il corpo di G. B. è rimasto adagiato per mezz’ora, sulla rena finissima in attesa dell’autoambulanza della speranza, proveniente dall’ospedale di Noto. Speranza persa per sempre nell’impotenza degli astanti sballottati dalla confusione, dalla paura, dai gesti a metà. Su quella spiaggia svenduta dal demanio agli interessi privati dell’Hotel Elios, con il suo diritto allo sfruttamento turistico. Su quest’altro pezzo di costa ceduto alle esigenze del bagnante stagionale, da aggiungere ad altri già ceduti ed altri ancora da venire. Senza alcun obbligo di sistemi di sicurezza, di primo soccorso, dove il guadagno immediato prevale sulla vita umana. Ennesima vita umana consumata nell’indifferenza.

Perché non puoi stare zitto quando vedi una madre del ventunesimo secolo, fuggire dal suo posto di lavoro perché il figlio undicenne è stato falciato sulle strisce pedonali, all’uscita della scuola. Come è accaduto a Marco (usiamo questo nome convenzionale), una settimana fa in via dell’Olimpiade a Siracusa. Marco stava attraversando la strada assieme ad altri compagni di scuola, più fortunati di lui, ed è stato investito riportando delle fratture multiple alla tibia. Adesso è ingessato con l’augurio che non sopravvengano altre complicazioni e il fatto che l’investitore si sia fermato ed è quindi stato individuato, non è stato di grande consolazione per la madre.

Perché in questi giorni puoi ammazzare il tempo dentro un salone da barbiere, in attesa del tuo turno, e parlare e sparlare e ironizzare su un altro salone da barbiere della città, dove potevi aver diritto ad altri tipi di "servizio", offerti da due ragazze generose se fossi stato disposto a pagare la cifra giusta.

Ma se ripensi a G. B. e alla sua morte assurda, alle spiagge "attrezzate" dell’Arenella o di Fontane Bianche, o ai solarium d’Ortigia così tanto decantati come sbocchi turistici di sicuro successo, dove puoi fare il vip occasionale ma non sentirti male, perché nessuno addetto alla sicurezza è stato posto nei paraggi per prestarti soccorso. Se pensi a Marco, alle strisce che avrebbero dovuto proteggerlo, al poliziotto di quartiere con la sua bella striscia rossa sul giubbotto, che nel frattempo era impegnato a scambiarsi sorrisi con le commesse dei negozi del centro. Se pensi che a Via Archia, dove è situato un altro comprensorio scolastico, hanno bloccato la strada per due giorni per dipingere altre strisce pedonali, che non si potrà mai capire quale tipo di vernice venga usata, se in poche settimane, svaniscono nella pioggia stagionale. Se pensi a Via Paolo Orsi, la strada che conduce al Teatro Greco e al sito archeologico. La strada che porta i siracusani fuori della città, verso i paesi montani, verso i paesi costieri, verso Catania. Se pensi ai marciapiedi realizzati su questa via di traffico, se pensi che non hai mai visto un solo pedone percorrere questi marciapiedi. Se pensi che a via dell’Olimpiade puoi percorrere trecento metri a piedi, passare davanti alla Cittadella dello Sport, davanti alla scuola di Marco, e percorrerli evitando auto parcheggiate e senza un metro di marciapiede. Se pensi a tutto questo, non puoi dedicarti ad altre cose.

Ma ci sono argomenti meno seri sui quali fare discutere i siracusani. E scusate se abbiamo distratto la vostra "disattenzione".


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