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Perché sprecare tutti i rifiuti?

Secondo i Romani, padri del diritto occidentale, summum ius summa iniuria che, tradotto alla buona, sarebbe: certe volte le norme sono così rigide da risultare inique.
di Augusto Cavadi - mercoledì 11 novembre 2020 - 423 letture

L’adagio latino mi è tornato in mente per un episodio un po’ grottesco accadutomi in questi giorni. Vivo a Palermo e da alcune settimane trovavo i cassonetti bianchi, destinati alla raccolta della carta pulita, strapieni (almeno nell’arco della decina di chilometri dalla stazione portuale a Mondello). Così, per non gettare chili di cartoni nel bidone dell’indifferenziata, ho pensato di conferirli nel punto di raccolta della Rap (l’azienda Risorse Ambiente Palermo) meno lontano: a Borgo Vecchio, nei pressi di piazza della Pace. Svuotando i sacchi mi sono accorto che, poco prima di me, qualcuno aveva deciso di liberarsi di un’intera biblioteca. Sua? Di una moglie andata via da casa? Di un papà defunto?

Chi ama i libri, pur senza fanatismi idolatrici, mi comprenderà: non ho potuto resistere alla tentazione di controllare cosa fosse stato destinato al macero né, avendo visto tanti titoli di classici per lettori di ogni età, compresi quelli per i ragazzini del doposcuola a Ballarò dove do una mano per la formazione dei volontari, di sottrarre all’inglorioso destino almeno Pinocchio, Piccole donne e i sonetti di Shakespeare. Con tono molto gentile un dipendente dell’azienda si è accostato e mi ha spiegato che stavo consumando un’irregolarità – anzi, per dirla tutta, un furto – mettendo a rischio perfino il suo posto di lavoro, con l’accusa di complicità, se si fosse astenuto dal bloccarmi: “Una volta oltrepassato il cancello, tutto ciò che è qua dentro è proprietà della Rap e nessuno può asportarlo a piacimento”.

Ovviamente ho obbedito al cortese invito facendo finta di dimenticare in una mano un volume di filosofia moderna ormai fuori commercio che avrebbe sostituito degnamente la copia da me regalata anni fa a un’amica, ma accompagnato da un interrogativo: davvero esiste questa normativa così rigida che, per farla rispettare, ci sarebbero, secondo la dichiarazione del mio interlocutore, delle telecamere in funzione? Davvero in una città dove molti accatastano rifiuti in discariche abusive, agli angoli delle strade, si vigila giorno e notte affinché qualche mentecatto come me non remi controcorrente, sottraendo ‘rifiuti’ per arricchire la cultura propria e dei bambini indigenti?

Sarei felice di una risposta autorevole e, perciò, attendibile. E, se fosse affermativa, chiederei perché in Germania e, presumo in altri Paesi della stessa Unione Europea di cui facciamo parte, le amministrazioni pubbliche possono prevedere dei grandi spazi in cui chi vuole deposita ciò che non gli serve più o va a prelevare ciò che altri hanno depositato? Il gentile impiegato della Rap, vedendo l’espressione perplessa del mio viso, mi ha chiesto a scopo didattico-illustrativo: “Ha idea di cosa succederebbe se uno come lei venisse qua non per rovistare fra i libri, ma tra i computer e i televisori?”. “Penso” – gli ho risposto controllando il tono della voce affinché non risultasse arrogante né derisorio – “che vi semplificherebbe di molto il lavoro e le spese dello smaltimento”. Mi ha guardato senza ribattere una parola, ma con lo sguardo molto eloquente: “Da uno che raccoglie libri senza preoccuparsi di ingombrarsi casa, mi potevo aspettare un ragionamento sensato?”


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