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Perché a Como sì e a Macerata no?

Il tartufesco perbenismo del Pd e meschini calcoli elettoralistici
di Adriano Todaro - martedì 13 febbraio 2018 - 1454 letture

Già, bella domanda. Per rispondere, però, è necessario ripercorrere gli eventi così come si sono manifestati:

Como, 28 novembre 2017 – Un gruppo di skinhead invade la sede dell’associazione “Como senza frontiere”, legge un comunicato contro l’accoglienza agli immigrati e se ne vanno. I volontari dell’associazione sono basìti, increduli. Stanno seduti attorno ad un tavolo, con i visi sbigottiti mentre una “testa rasata” legge il comunicato. Non era mai avvenuta una cosa del genere. Due giorni prima, Forza Nuova aveva manifestato davanti alle sedi di Repubblica e l’Espresso, a Roma.

Como, 12 dicembre 2017 – E’ un sabato di sole e vento. Il Pd ha indetto, a Como, una manifestazione di protesta contro l’irruzione fascista. Hanno aderito i sindacati, l’Anpi, l’Arci, Mdp, Campo Progressista, Rifondazione comunista, Possibile, Sinistra Italiana, Partito socialista e altri raggruppamenti della sinistra. Per fortuna non parlano ma ci sono Renzi, Richetti, Martina e tanti altri. C’è la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. La manifestazione si svolge in via lungolago Mafalda di Savoia, vicino al Monumento ai Caduti. Una zona periferica rispetto al centro comasco, stretta fra il lago e lo stadio. Al Palace Hotel, invece, in pieno centro, sono riuniti i fascisti di Forza Nuova, superprotetti da uno schieramento di polizia. Ma questo lo scriviamo solo noi di girodivite e qualche altro giornale.

Macerata, 3 febbraio 2018 – Il fascio-leghista, Luca Traini si mette alla guida della sua auto e per due ore gira per la città sparando contro i “neri”. Bilancio: sei feriti. Lo fa, dirà poi, quando è arrestato mentre saluta romanamente avvolto nella bandiera tricolore, per vendicare la povera Pamela Mastropietro, la 18enne romana trovata a pezzi dentro due trolley nelle campagne maceratesi.

Macerata, 10 febbraio 2018, sabato – Per protesta si pensa subito a una manifestazione unitaria da tenersi sabato 10 febbraio. Ma… Siamo in campagna elettorale e allora è meglio fare un po’ di conti e vedere se conviene o no scendere in piazza. E chi si assume la responsabilità di dire no dopo quanto è successo? Se la prende il sindaco che è del Pd e si chiama Romano Carancini, 57 anni, avvocato. In pratica, il sindaco invita le forze democratiche a non manifestare, a soprassedere.

Immediatamente arrivano le critiche e il sindaco, tartufescamente, peggiora la situazione: “Io non mi occupo di vietare cortei, il mio era solo un appello: non c’è stato alcun ‘consiglio’ da Roma, né dal ministero né dal Pd”. Il tartufesco perbenismo del Pd.

Ormai, però, il pasticcio è compiuto. I partiti si dividono, si spaccano, fanno i distinguo. Fanno i distinguo sull’antifascismo, sullo scendere in piazza contro i razzisti! Inaudito ma questi sono i risultati di avere un governo “amico”. Il ministro Minniti prima vieta tutti i cortei, poi si accorge di aver fatto una cazzata stratosferica e ritira la mano. La manifestazione si farà e sarà una bella manifestazione, ordinata e combattiva. Antifascista. Così come quella di Milano, dove 20 mila persone sono scesi in piazza senza bisogno dell’avallo del Pd.

Intanto Forza Nuova aveva già manifestato, a Macerata, in solidarietà con il fascio-leghista e venerdì 9 era entrata in Parlamento per una conferenza stampa.

E allora torniamo alla domanda iniziale, alla domanda del titolo. Perché a Como tutti uniti appassionatamente e a Macerata no? Perché così ha deciso il Pd perché così questo partito ha ordinato di fare alla Cgil, all’Anpi, all’Arci. Non tutti sono però sudditi, non tutti sono come il sindaco Carancini. Ci sono anche i “liberi”, coloro che s’innalzano dalle miserie dei risultati elettorali, che sanno pensare con la propria testa e sanno che davanti all’antifascismo non ci sono calcoli da fare: si scende solo in piazza, si manifesta, si urla la propria contrarietà a questi rigurgiti che già una volta hanno portato il Paese alla catastrofe.

E a proposito di miserie e di meschini calcoli elettoralistici, c’è una similitudine fra Como e Macerata. L’assenza dei 5 Stelle. Non c’erano a Como, sono desaparecidas a Macerata. Una brutta pagina anche per loro.


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