Rita Borsellino e Michele Santoro insieme a Siracusa, per parlare di mafia, lotta alla mafia, voglia e volontà di riscatto della gente di Sicilia
Rita Borsellino e Michele Santoro insieme a Siracusa, per parlare di mafia, lotta alla mafia, voglia e volontà di riscatto della gente di Sicilia. A vederla, questa piccola e minuta donna sembra una signora qualsiasi, una donna come tante che in Sicilia vivono e lottano per andare avanti. Ma a vederla da vicino le cose cambiano. I suoi occhi sono pieni di voglia di fare, di riscatto, quelli di una persona che ha vissuto sulla sua pelle le atrocità della mafia, e che come reazione si è buttata tra la gente: tredici anni vissuti in prima linea, come presidentessa dell’associazione Libera, a confronto con quelle realtà che chiedono alla Sicilia una risposta adeguata ai loro bisogni primari: legalità, lavoro, giustizia.
Un impegno costante, un impegno che adesso, dopo tredici anni, chiede di andare a rappresentare l’altra Sicilia, quella fatta dai siciliani, direttamente al governo regionale. Non ha un programma definito, non ha delle linee direttive imposte dall’alto. Rita Borsellino, per adesso sta raggruppando tutte le proposte e richieste che provengono dal basso, dalla base, dai cittadini. E ne ha sentite tante di lamentele e proposte nell’arco del suo cammino. Il suo lavoro.adesso, è quello di sintetizzare la volontà comune è farla diventare programma di governo.
Dalle sue parole emerge una forte volontà di riscatto, i suoi avversari dicono che la sua è una candidatura antimafia. Quando la Borsellino sente queste parole si sente come presa in giro, come se essere antimafiosi in Sicilia sia un colpa. Il cognome che porta, effettivamente, è un’eredita etica e morale forte. Borsellino in Sicilia vuol dire rispetto della legalità e, soprattutto, rifiuto di ogni forma di collaborazione con gli interessi mafiosi. E a qualcuno questo non và giù.
E si, perche in Sicilia la mafia esiste ancora. Da anni ormai non se ne parla più a livello nazionale, non si fanno più servizi giornalistici e non è più emergenza. La mafia, quella che ci aveva abituati alle stragi, agli omicidi giornalieri, quella che faceva fuori senza complimenti gli avversari, non esiste più. Non fa più parlare di sé per il semplice motivo che non ne vede più convenienza nel farlo. E con il silenzio si fa il gioco dei mafiosi. Ma, la mafia esiste ed è ben radicata nel tessuto sociale siciliano. E quella che si interessa degli appalti, del racket, dello spaccio di droga, delle infiltrazioni nella politica, negli ambienti produttivi di ogni genere.
A fare da controaltare a tanto malaffare, il simbolo della lotta antimafia, negli ultimi dieci anni, è stata Rita Borsellino e la sua associazione Libera. E l’antimafia, forte, diffusa, è ben piantata nel territorio. Fatta di una miriade di piccole associazioni che, con il lavoro quotidiano cercano di sradicare, prima di tutto, la mentalità sbagliata e fastidiosa che vuole l’obbligo della convivenza tra mafia e cittadini.
È una proposta nuova, radicale, quella che viene dalla candidatura di Rita Borsellino, una proposta che si disancora da uno stallo politico generalizzato che in Sicilia ha trovato l’humus ideale su cui continuare a vivere, senza mai una vera prospettiva innovativa. Una sfida, dunque, ma anche una promessa. I siciliani saranno impegnati nelle primarie del 4 Dicembre sulla scelta del candidato da proporre al governo della regione siciliana. La prima sfida per la Borsellino è quella di battere il rettore dell’ Università di Catania Latteri. Dopo, se andrà bene, la sfida sarà con l’attuale presidente Cuffaro.
È iniziata la sfida per la Borsellino, quella che se la vedrà vittoriosa porterà alla costruzione di una Sicilia che ancora non c’è.
legalità, lavoro, giustizia
25 aprile 2006, di :
Ecce homo
legalità? più leggi, perchè in Italia ce ne sono ancora poche, vero?.
lavoro? costruiamo nuovi uffici, perchè manualmente non vuole lavorare nessuno, anzi, meglio mandare gli stipendi a domicilio, così si evita di spendere per costruire gli uffici.
giustizia? potenziamo ancora le forze dell’ordine, perchè sono ancora deboli, magari arriviamo a un forte dell’ordine ogni dieci abitanti. così ci mettono tutti in galera! E piuttosto che costruire case popolari, costruiamo galere, così quando saremo tutti dentro si risolverà automaticamente il problema della mafia.