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Per non dimenticare la città salvata dalle donne

Nel 1966 le donne di Lentini guidate da Graziella Vistré impedirono una strage. Lo spettacolo teatrale di Area Teatro rievoca un momento cruciale della storia dell’Italia e della Sicilia.
di Sergej - mercoledì 25 aprile 2018 - 2543 letture

Sole d’inverno : storia di arance, donne e lotte ma anche di Graziella Vistrè / di e con Alessio Di Modica, 18 aprile 2018, Teatro Odeon Lentini. Una produzione Area Teatro.


"Hipì" è una esclamazione e interiezione tipica della parlata lentinese, in uso soprattutto tra le donne. Non sappiamo bene qual sia l’origine di questa parola, ma a seconda dell’inflessione e della flessione significa stupore, spavento, invito e invocazione, disperazione, allarme. E’ la musicale lingua delle donne lentinesi, il cui dialettico non è catanese e neppure siracusano, ma conserva (assurdamente, data la lontananza temporale) l’attico calcidese delle origini e il siculo delle commistioni più antiche. Abbiamo ascoltato l’Hipì nel monologo di Alessio Di Modica, in cui tornano a parlare le donne di Lentini. Quella volta che salvarono la città.

Alessio Di Modica è un cuntastorie. Ha la capacità del racconto (teatrale) e la serietà della documentazione sulla quale basa le sue storie. Serietà teatrale - Di Modica è un attore e autore "culto" sulla linea civile di quello che ha fatto Marco Paolini per il Vajont o Ascanio Celestini per il Quadraro a Roma - e capacità comunicativa, “gesto” e “corpo” teatrale al servizio della storia - del “contenuto” come si diceva una volta. Non una sola parola, non una sola virgola di quello che Di Modica “cunta” nel suo spettacolo-monologo è “inventato”. Tutto è frutto di una accuratissima documentazione sul campo. Ogni personaggio, ogni espressione, ogni gesto. Per il suo ultimo lavoro portato sulle scene prima a Bagheria e poi a Lentini, ha incontrato centinaia di testimoni, incontrato persone, letto e scartabellato negli archivi; centinaia di ore di registrazioni di interviste. E un lavoro certosino di ricucitura di tutte quelle testimonianze, quelle suggestioni, quelle contraddittorie “verità” che ognuno di noi si porta dentro e che ha bisogno proprio di una intelligenza e una intuizione come quella di Alessio Di Modica per potersi esprimere, per trovare un senso, per tornare a essere voce.

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Alessio Di Modica, Area Teatro

Attraverso la sua voce narrante è la voce di Graziella Vistré, e quella di un’intera epoca della nostra storia. Un momento di questa storia. Che le nostre città, nel “dopo” che noi siamo, nel “dopo” che siamo stati immediatamente dopo quelle cose accadute, abbiamo dimenticato. Lentini “città delle arance” ha dimenticato da decenni cosa vuol dire arancia: il lavoro che ci vuole, e i rapporti di classe che esistono attorno al lavoro. Il modo di lavoro, gli strumenti di lavoro, le parole. Il dolore e la sofferenza, l’umiliazione e lo sfruttamento del lavoro. Di Modica spiega come arrivavano le arance dall’albero alla cassetta. “Fa vedere” attraverso la forza delle sue parole i braccianti, e le donne che lavorano nei magazzini, la carta velina stampata che serviva ad avvolgere le singole arance. Grazie a questo lavoro si fa una “ricostruzione”: si ricostruisce e si trasmette la memoria. Un’opera di scavo, archeologica; un’opera che riporta alla luce i fantasmi che abbiamo voluto seppellire nelle tombe della nostra terra, della nostra storia. E a cui non abbiamo più voluto guardare - in questo modo dimenticando noi stessi, la nostra storia, le “radici”. La storia di una città, di un luogo, prevede il teatro politico e sociale ("ciò che accade") non solo nella quotidianità ma anche nella serie dei suoi nodi, degli snodi storici. Puntare l’attenzione su questi snodi, per chi fa memoria, significa focalizzare l’attenzione sulla storia nel momento in cui si passa da un punto ad un altro della storia; per Lentini lo sciopero del 1966 fu uno di questi snodi storici. Nodo di convergenza tra un momento della storia del passato e la storia che di lì a poco, con il consumismo e il passaggio all’Italia di Carosello e della pubblicità televisiva, avrebbe provato a cancellare il passato a favore di un progresso plastificato.

Attraverso la storia di Graziella Vistré torna in vita non solo un momento della storia delle nostre città. Ci torna indietro, e ci viene riconsegnato, un significato più profondo. Attraverso la rievocazione dell’episodio volutamente dimenticato, volutamente non trasmesso dalle generazioni precedenti e che riguarda il 1966 - quando a Lentini le donne fermarono la Celere e impedirono la strage che stava per compiere (cosa che invece avverrà due anni dopo ad Avola). L’omertà è una strana cosa, che riguarda ceti, classi, generazioni, segna ogni momento la storia. Ciò che ognuno di noi tace è altrettanto importante di quello che dice. La malacoscienza. Uno dei compiti che ci siamo dati è quello della verità, sempre. Lo spettacolo documentato e monologato di Di Modica e di Area Teatro sbircia attraverso una di queste verità e ci restituisce un’anticchia di quel mondo, di quelle splendide figure di donne e di uomini che ci hanno preceduto.


Sulla storia di Lentini Girodivite ha l’onore di pubblicare una serie di contributi di Ferdinando Leonzio qui l’ultimo finora pubblicato.



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