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Pensione integrativa


Qualche consiglio per pianificare la forma previdenziale complementare, in sostituzione della agognata pensione pubblica, in via di estinzione.
mercoledì 25 agosto 2010, di Piero Buscemi - 638 letture

Uno degli allarmismi più diffusi, negli ultimi decenni, è lanciato dalle notizie di riforme, revisioni e integrazioni apportate alle normative che regolano il sistema previdenziale italiano, che trova nell’agognata "pensione", il traguardo ultimo di una lunga e altalenante carriera lavorativa.

In precedenti articoli, abbiamo cercato di riassumere e descrivere le novità, sempre in continuo aggiornamento, sui requisiti anagrafici e contributivi che danno accesso alle pensioni. Abbiamo dovuto constatare che, mentre si disquisiva di finestre, totalizzazione, età, anzianità contributiva, qualcuno più previdente aveva già trovato l’espediente alternativo, che rendesse più semplice e sopportabile la futura vecchiaia.

Uno di questi è stato senza dubbio Felice Maniero. Tornato di dominio pubblico in questi giorni, il Faccia d’Angelo della cronaca nera italiana indossa, meglio di qualsiasi altro, il ruolo dell’uomo che ha vissuto, e vive, con l’unico obiettivo di rendersi l’esistenza più agevole possibile.

Qualche sacrificio lo ha dovuto pure pagare, ma è rientrato tra gli effetti collaterali per chi decide di crearsi uno stile di vita imperniato sul facile guadagno che garantisca dei privilegi di lusso, sfarzo ed estrosità, che uno stato democratico, schiacciato tra "diritti" e "doveri" non potrà mai garantire.

Sacrificio rappresentato da lunghe e brevi pause di riflessione nelle carceri italiane, tramite le quali, Maniero ha saputo arricchire con una tonalità di mito la sua già avventurosa vita. Si ricorderanno le sue epiche evasioni dal carcere di Fossombrone nel 1987 e dal supercarcere di Padova nel 1994.

Ma per perseguire il suo invidiabile tenore di vita, il mito e la leggenda popolare non erano sufficienti. Quindi dopo un ventennio di rapimenti, rapine, traffico di armi e droga, senza tralasciare amicizie "particolari" all’interno delle più tradizionali organizzazioni criminose, quali camorra e mafia, è voluto passare alla cronache come il capo indiscusso della mala del Brenta, trasformando il nome di un fiume come espressione di una mafia del nord, riconosciuta fino a quel momento, ad appannaggio esclusivo del meridione italiano.

Le imprese di Maniero non si limitano a queste appena descritte: è riuscito a farsi dimezzare la pena dententiva, passando dai trantatré anni nel giudizio di primo grado ai venti e quattro mesi della condanna definitiva, grazie alla difesa affidata al notissimo avvocato Vittorio Usigli, l’uomo che sarà scelto da Silvio Berlusconi nel 2004 per farsi aiutare a ricompattare Forza Italia.

Il passo obbligato è stato, imprescindibile per Felice Maniero, il pentimento. Annunciato nel 1995, dopo aver fatto i nomi dei componenti della sua banda, gli consentirà di poter godere di un trattamento speciale di protezione riservato ai pentiti, con annessa sistemazione in villa di lusso, confortato dal calore dei suoi familiari.

Nel 1996, ricompensando il suo nuovo ruolo di collaboratore di giustizia, si vedrà ridotta la pena a undici anni, ma tornerà in carcere solo nel 1998 a scontare un residuo detentivo di quattro anni.

Negli ultimi anni, dopo aver ottenuto una nuova identità, sconta la pena in una località segreta e qualche giorno fa, il 23 agosto, all’età di 56 anni è stato rimesso in libertà per scadenza della misura restrittiva. Avrà la possibilità di tornare a curare i suoi affari, essendo oggi un imprenditore, e di godere dei frutti del suo "glorioso" passato.

Tra qualche decennio, non dovrebbe avere i problemi riscontrati da un altro illustre personaggio della storia italiana, il noto Salvatore Riina che, qualche anno fa dopo anni di stenti, sembra sia stato costretto a fare domanda di Assegno Sociale, il sussidio mensile erogato dall’Inps agli ultrasessantacinquenni con redditi bassi, vedendosela respinta.

Felice Maniero, privilegiato da un’altra identità, potrebbe decidere di fare domanda di pensione e magari vedersela accettata. Ma se la burocrazia italiana dovesse ostacolargli questa facoltà, in quaranta anni di attività parallele, avrà sicuramente avuto la possibilità di costruirsi un’adeguata pensione "integrativa".

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