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Pensiero notturno, rivolto a Draghi

...uno Stato, si badi non una società privata, che fornisce armi a paesi in guerra non “ripudia la guerra”, anzi, significa che partecipa alla guerra da lontano con il rischio di esserne coinvolto direttamente; non “promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”; non può intervenire in una guerra in nome della patria difesa di un altro Stato....

di Gaetano Sgalambro - martedì 9 agosto 2022 - 960 letture

La campagna elettorale, pur importante, non ci esime dal valutare accanto ai risultati positivi del governo Draghi sull’avanzamento del piano di attuazione del PNRR e di altri impegni programmatici, anche quelli relativi alla gestione della politica estera, che comportano e soprattutto comporteranno gravissime ripercussioni su un paese già in grave crisi di suo. Tant’è che era specificatamente per questo che lui si trovava a presiedere il governo.

Innanzi tutto ha deciso a titolo personale quale strategia l’Italia dovesse tenere riguardo all’aggressione di Putin all’Ucraina. Al parlamento ha presentato l’aggressione militare semplicemente come un atto di prepotenza imperialista su un paese indipendente e democratico. (Altri più intelligenti di lui l’hanno presentata anche come il primo passo di espansionismo territoriale) Ha strappato così l’impegno non solo a concedere i dovuti aiuti umanitari alla popolazione civile, ma anche aiuti militari all’esercito ucraino, e a comminare sanzioni punitive alla Russia.

In sostanza ha proposto di intervenire secondo coscienza e democrazia su una guerra territoriale, laddove ha colpevolmente misconosciuto che la guerra in Ucraina era un evento tattico che rientra nelle pericolose strategie di posizionamento delle superpotenze, (USA, Russia e Cina, in particolare), preliminari alla definizione del necessario nuovo ordine mondiale.

Senza alcuna remora ha fatto violare integralmente l’articolo 11 della Costituzione al parlamento:

uno Stato, si badi non una società privata, che fornisce armi a paesi in guerra non “ripudia la guerra”, anzi, significa che partecipa alla guerra da lontano con il rischio di esserne coinvolto direttamente; non “promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”; non può intervenire in una guerra in nome della patria difesa di un altro Stato.

«Dovremmo accettare, sostanzialmente, che difendiamo il paese aggressore, non intervenendo. Dovremmo lasciare che gli ucraini perdano il loro Paese e che accettino pacificamente la schiavitù? », ha detto Draghi.

No! Tenuto conto che non è possibile coinvolgere l’ONU, per difendere l’Ucraina (ed evitare guai a tutti) bisognava e bisogna ancora impegnarsi e impegnare al massimo tutte le diplomazie per promuovere una conferenza internazionale di pace, con la partecipazione delle superpotenze, che imponga la fine della guerra.

Con la sua strategia Draghi in concreto ha contribuito a fare pagare un enorme costo in vite umane e distruzioni all’Ucraina; ha esposto il nostro paese a un sovraccarico economico schiacciante; lo costringerà alle misure energetiche restrittive di un paese in guerra; ci ha legati, mani e piedi, senza alcuna possibilità di discernimento, alla strategia dell’asse NATO-USA.

Grazie dott. Draghi.


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