Pasticcio all’italiana

L’Italicum è morto, viva l’Italicum
di Adriano Todaro - mercoledì 1 febbraio 2017 - 2663 letture

Oramai è come partecipare a MasterChef o simili. Fai il tuo pasticcio, lo fai assaggiare e alla fine i giudici-cuochi sentenziano se il pasticcio è buono o meno. Il nostro è un Paese di grandi cuochi, di grandi appassionati di cucina e, soprattutto, di grandi pasticci.

Uno dei pasticci più pasticciati è la vicenda del povero Italicum e delle facce di bronzo o, meglio, di palta, che ci hanno girato attorno. Partiamo dall’inizio perché il pasticcio devi cominciare a farlo dagli ingredienti primari, dalla farina, al burro, alle uova e, magari, aggiungendo qualche champignon.

Allora. C’è un tapino che ha le mani in pasta in tantissimi campi e vuole cambiare la Costituzione scritta da giganti come Calamandrei. Prima di andare a votare per il referendum, dichiara, urbi et orbi, che l’Italiacum “è la miglior legge elettorale del mondo, ora ce la copieranno in tanti”. In realtà nessuno l’ha voluta copiare. Ogni Paese si è tenuta la sua e il pasticcio non l’ha mangiato.

Il tapino dell’oratorio un po’ se l’ha presa ma non più di tanto. A quel tempo, lui l’Italicum lo voleva fortemente perché era sicuro che il Pd vincesse le elezioni. Poi però gli ingredienti sono cambiati. Il Movimento 5 Stelle, nei sondaggi superava il Pd e avrebbe potuto vincere. E, allora, contrordine compagni!

E così il povero Italicum è divenuto un organismo genericamente modificato, è scaduto come scade lo yogurt, quindi anticostituzionale. Alcuni lo dicevano anche prima ma per lo statista di Rignano questi erano, si sa, sempre gufi.

Con la faccia da democristiano che si trova, il cuoco Renzi, in attesa del verdetto della Consulta, comincia a parlare male dell’Italicum senza vergogna (del resto avete mai visto voi un democristiano che ha vergogna?): sarebbe una iattura per l’Italia e per tutti i cuochi italiani e cose del genere. Poi arriva la sentenza ed ecco squillare le trombe, rullare i tamburi, sventolare il tricolore Si respira incenso a piene narici immesso nell’atmosfera da quasi tutti i giornali, Tutti uniti appassionatamente. Ma proprio tutti. Anche chi voleva votare con l’Italicum.

Dopo meno di un’ora dalla sentenza, l’ex fidanzatino della Madonna dei Boschi Fioriti, il tenebroso Francesco Bonifazi, smette per un momento di contare i soldi del Pd, chiude (non si sa mai) a chiave la cassa e cinguetta garrulo e felice: “E adesso non ci sono più alibi. Votiamo e vediamo chi ha i numeri nel Paese”. Già, chi ha i numeri? Qualcuno si è fregato i numeri? No. Calma e gesso. I numeri ci sono e, inoltre, avviene un miracolo perché come dice il capogruppo Pd Ettore Rosato “L’impianto dell’Italicum è costituzionale”. Questo si deve essere perduto non i numeri, ma qualche puntata di MasterChef. Poi aggiunge riuscendo a mantenere la faccia seria: “Si può andare a votare subito”.

Per ravvivare l’ambiente, ecco che arriva la dichiarazione della frangetta friulana più intelligente del Parlamento che non vuole privarci del suo dotto e profondo pensiero e sottolinea che l’unica alternativa al proporzionale è il Mattarellum (forse per “tirare” la pasta). Poi la sentenza, grave come grave è il momento che attraversiamo: “Se non trova consenso, si voti”.

Accipicchia che frangetta! Siamo a posto? Non c’è più nessuno? Veramente un altro ci mancava ed è l’ex sindaco di Lodi e oggi inopinatamente vice segretario Pd. Invece di preoccuparsi della sua città e del commissariamento del Comune, ci delizia con un’altra fanfalucata: “La Consulta ha mantenuto l’impianto dell’Italicum”. Boh! Confesso, a questo punto, di avere delle difficoltà a seguire questi titani del pensiero molto debole.

In realtà la Consulta ha partecipato anch’essa al pasticcio. Dunque, vediamo. Alla Camera fra soglia di sbarramento, premi di maggioranza, capilista bloccati e voto di genere (uomo e donna), una grande boiata, si arriverà ad avere il 70% di nominati dalle segreterie. Al Senato, invece, vale il Porcellum come riscritto dalla Consulta nel 2014. Quindi, come fa notare il Muto di Palermo, non c’è “omogeneità” tra le due Camere. In realtà non c’è mai stata.

Bene, tutto a posto. Neanche per idea. La Consulta si esprime anche sulle “multi candidature”. I capilista possono candidarsi fino a 10 collegi: se si viene eletti in più di due, si farà un sorteggio. Non è stupefacente? Una riffa costituzionale. Qua bisognerà stare attenti. C’è il pericolo, infatti, che “ora ce lo copieranno in tanti”. Il sorteggio.

Intanto il segretario biancofiore è tornato a sparare sentenze, tweet, dichiarazioni, prese di posizione e tanto altro. C’è una frase, fra tutte quelle che ha detto in questi giorni, che mi preoccupa molto e mi assilla. A un certo punto ha affermato minaccioso: “Il futuro prima o poi torna”. E si è messo a ridere. Una risata stridula, raccapricciante come la sanno fare solo i chierichetti.

Il futuro torna. E a me preoccupa che i democristiani ritornino sempre.


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