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Pasolini, l’eredità eretica


Breve riflessione a trent’ani dall’omicidio Paolini sull’Italia senza di lui.
giovedì 3 novembre 2005, di Francesco Chiantese - 1071 letture

Trent’anni fa muore Pasolini. Più di tutti muore un Poeta, disse qualcuno pochi giorni dopo la sua morte. Più di tutti morì soprattutto un’eretico. La sua eresia è stata quella di riuscire a rimanere individuo nella società estremamente dicotomica di quegli anni. Questa è anche la sua piccola ed umile eredità. Ucciso una volta da quegli stesi ragazzi di vita che lui aveva eletto a categoria sociale, trovati già armati da un mandante ancora oggi sconosciuto. Ucciso la seconda volta da quella polizia dalla parte di cui coerentemente con se stesso si era schierato all’indomani dei fatti di Valle Giulia. Ucciso una terza volta dai troppi elogi di questi giorni, che fanno tornare alla mente le tante persecuzioni di cui fu vittima il suo intelletto e la sua morale ad opera degli stessi che, oggi, sentono il bisogno di tenerlo stretto "dalla propria parte".

Muore più di tutti l’intellettuale che dovendo parlare del nazareno non seppe fare a meno di far recitare sua madre nel ruolo della madre del cristo, in ricordo di un fratello morto partigiano. Muore più di tutti il regista che fece morire di fame il ladrone cattivo in "la ricotta" "poveretto, fa dire ad orson Welles, morire era l’unico modo che aveva per farci sapere che era vivo".

Nessuno seppe intravedere nei suoi "comizi d’amore" la forza politica di chi sa parlare di sesso con le contadine calabresi di quegli anni e con i bambini.

Noi apparteniamo alla generazione fortunata che non l’ha conosciuto con gli occhi del mondo. Possiamo vedere di lui, adesso, ciò che egli stesso ha deciso di mostrarci di se, i suoi libri, le sue pellicole, le sue interviste, le sue poesie, i suoi scritti corsari.

Per noi muore più di tutti, sul lido di ostia trenta anni fa, Pier Paolo Pasolini l’eretico. L’ultimo eretico. Malato di quella eresia che fa bene al mondo, che lo rende più libero, più maturo, più vero e soprattutto più umano. Questo perchè l’eresia, che vuol dire ricordiamocelo "prendere posizione", è la cosa che più si avvicina alla natura dell’essere umano. Forse per questo non piace a nessuno, forse per questo tutte le culture l’hanno demonizzata al pari dell’anarchia.

Oggi è qualcosa che ci manca. E’ quella parte di eredità di Paolini di cui non siamo riusciti ad appropiarci.

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