...un appello a tutti i socialisti, laici e libertari contro tutti i “Partiti (Unici) Democratici”, per il ritorno ad un "proporzionale esagerato". Prima che sia troppo tardi.
Quella spinta ideale che si manifestò agli inizi degli anni sessante e fino agli anni ottanta e che tentò di costruire una “Democrazia Sociale e Libertaria” dal basso, si è del tutta arenata nell’attuale palude politica, sulla base proprio della “unicità” del dualismo destra-sinistra che ha “imprigionato” tutte le potenzialità di un vero Socialismo Democratico.
Tutto è stato distrutto da una cultura politica del potere e della violenza, che ha letteralmente ucciso la speranza per un futuro dignitoso per tutti.
L’altro ieri mi è arrivato un documento (via email) da un “compagno”, che sinceramente non conosco e che chiamerò Raffaele (convenzionalmente). Il documento ha come titolo: “L’esperienza socialista dei Gulag”. Non so in verità chi ne sia l’autore.
Mi direte: ma che centra adesso la "Verità sui Gulag" con il "Partito (Unico) Democratico" e qual è il nesso con l’attualità?
Nel leggere questo documento mi sono ritrovato catapultato dalla mia Campania, nella Russia di Stalin, attraverso una
ricostruzione “storiografica” della funzione dei Gulag. Passato e presente si confrontano rischiando che nel futuro il tutto si possa riprodurre, o meglio che si possa riprodurre sotto altre forme.
Ricordate le "configurazioni del mutamento" (?), e la mia macchina del tempo ? Credo che è così vero che tutto rischia di confondersi, quando non c’è capacità di "fermare" il nostro tempo e riflettere.
Leggetevi (adesso) il documento (allegato) così possiamo continuare meglio la nostra riflessione...
Non so a voi, ma io sono rimasto per un attimo interdetto, se non anche un po’ atterrito, dalle argomentazioni portate a sostegno delle tesi con le quali Raffaele giustifica la funzione “altamente educatrice e sociale” di questi luoghi, ricalcolando il numero dei morti, migliaia più migliaia meno, non credo che ci sia molta differenza.
Dopo averlo letto mi è capito di voler cancellare questa storia ed ho eliminato il messaggio. Peccato! Ho pensato dopo. Avrei dovuto conservarlo e pubblicarlo, per promuovere una riflessione "collettiva" sulle due questioni.
Così, tramite la mia lista email ho lanciato un’appello e sono riuscito a riavere una copia del documento, che ho ritenuto importante pubblicare qui anche dopo averlo letto per altre due o tre volte. Alla fine, mi è sembrato un tantino inverosimile che ancora oggi si possa discutere della “funzione educatrice” dei Gulag.
Certo dibattere sul numero dei detenuti in un lager o colonie o gulag, mi sembra veramente paradossale sapendo anche che questo numero cresceva continuamente in rapporto alle esigenze “educatrici” del momento: all’inizio degli anni ’50 il numero medio annuo degli internati sfiorava i 3 milioni (almeno dalle ricerche che ho fastto anch’io), e se vi si aggiungono i deportati, questa cifra si poteva avvicinare anche ai 6 milioni di persone. Alla "ricostruzione dell’economia" lavoravano anche altri "contingenti": prigionieri di guerra stranieri (max. – 2,5 milioni nel 1946), internati nei lager-filtro di verifica (circa 300.000 rimpatriati sovietici), ecc.
Quindi, quando Raffaele, afferma che i Gulag erano “istituti di rieducazione” attraverso il lavoro", aggiungo che erano vere è proprie “colonie” di rieducazione attraverso il lavoro.
Nella metà del XX secolo Michel Focualt ha analizzato il fatto che per il futuro non servirà più imprigionare ma solo: “Sorvegliare e punire”.
L’azione di cui avrà bisogno il potere nel nuovo millennio, certamente fa si che non serviranno neppure più luoghi come prigioni e/o gulag, perchè il consenso ed il meccanismo della promozione del consenso politico e le stesse leggi, saranno diverse: "democratiche-uniche".
Il modello di società che si sta costruendo oggi è quello del “Grande Fratello”, "dell’Isola dei Famosi", "Amici di Maria de Filippi" che sbranandosi tra di loro ci insegnano a come sbranarci anche noi per raggiungere un determinato premio. Credo che in questo la televisione stia producendo un’azione preparatoria anche sui nostri figli di natura fortemente "pedagogica".
La sua stessa struttura interattiva, insieme ai telefonini e palmari satellitari, sarà la base per la costruzione delle nuove colonie e gulag, dove lo stato non avrà più bisogno neppure di costruire recenti, perchè ce le saremmo costruite da soli pagandole anche di tasca nostra.
Non serviranno strutture ed infrastrutture complesse, i nuovi gulag già in parte sono stati realizzati. Gli stessi "Campi per gli Immigrati" senza permesso di soggiorno e nessun diritto di cittadinanza: la stessa capacità di controllare il territorio via satellite, via sms e telefonini, renderà ridicoli la stessa memoria di questi luoghi di prigionia. Perchè noi tutti vivremo da soli in luoghi di non vita insieme ai nostri rifiuti.
Il potere ha affinato la sua tecnica egemonica e da repressiva e diventata “pedagogicamente parlando” anche (virtualmente) "libertaria" ed "educatrice" quindi il problema per noi è comprendee come difenderci difenderci da tutto ciò.
Michel Focualt, proprio negli ultimi anni della sua vita, scopre una dimensione più etica: “la capacità di autocostruirsi”.
Quindi, partendo da queste considerazioni, non ci dovrebbe essere più bisogno di "campi di educazione" perchè l’unica speranza che abbiamo di salvarci passerebbe attraverso un complesso lavoro di perfezionamento di se stessi.
Focualt ci indicava anche una strada: ".. attraverso l’uso di ogni forma di etica (del quotidiano), esempi, testimonianza, cercando di seguire le verità fondate", per mezzo di un qualsiasi metodo di indagine sia fisico che spirituale...." strada inaugurata moltissimi anni fa già da Socrate e chiamata “cura di sé” e che oggi si potrebbe chiamare “consapevolezza del sé” in quanto considerarci tutti "unici e divini".
Ognuno "Maestro di Se Stesso" e per questo anche esempio per gli altri, in una scuola partecipata e costruita sul recupero di valori condivisi dove si dovrebbe continuare ad insegnare antropologia culturale ed educazione civica, materie del sapere non considerate: personali, proprie.
Forse per questo motivo che Focault richiamandosi a Nietzsche, sulla "morte dell’uomo", ipotizza la fine di quelle forme di soggettività - sottoposte all’incessante opera del potere - che hanno caratterizzato la nostra epoca a partire dal ‘700, fino ai giorni nostri?
Ora, dopo l’esperienza dei Gulag e dopo aver letto l’opinione di Raffaele possiamo tentare di far tesoro anche dell’esperienza politica che abbiamo vissuto qui in Campania negli ultimi 10 anni?
Molti sono stati gli esempi (già rappresentati in altre mie riflessioni pubblicate su giro di vite) che possono indicarci quali sono i rischi per il nostro futuro nel realizzare il Partito Democratico (unico).
“E’ ora - dice Foucault - di esplorate nuove forme di soggettività.
Emerge una prospettiva di libertà e di creatività del tutto nuova”.
Tutta l’esperienza della ricerca "finale" di Michel Focualt ci viene, non tanto dai suoi libri ma, solo da testimonianze raccolte nelle sue (ultime) lezioni all’università, tanto che alcuni “ricercatori” stanno ricostruendo, attraverso lo sbobbinamento di molte sue lezioni registrate dagli studenti, le ultime riflessioni su questi importanti argomenti.
Egli rileggendo lo stesso Kant e l’Illuminismo, secondo una nuova ottica, inaugura la direzione ed individua un nuovo compito che la filosofia dovrebbe rivestire oggi nell’epoca contemporanea: "la riflessione critica su se stessi e sul proprio presente storico", altro che riproposizione dei Gulag o partiti unici sotto false spoglie democratiche.
E’ chiaro (spero) a questo punto che la storia dei Gulag, mi ha dato l’opportunità di aprire (di riaprire) una riflessione rispetto al dibattito che oggi imperversa in Italia sulla “riforma elettorale” e sulla costituzione appunto del "Partito (unico) Democratico".
La corsa affannosa di molti, a non essere più identificati come comunisti, si coniuga con l’essere a tutti i costi riformisti, senza conoscere però la vera essenza dell’essere "socialista e riformista" e, quindi, la soluzione che si propone, è renderci tutti "uguali" ma attenzione senza le complicazioni dell’ideologia che per lo stesso Veltroni (Sindaco di Roma intervenuto a Napoli in un convegno) è retaggio del passato e della complicazione a trovare soluzione ai problemi quindi la soluzione è il "Partito Democratico" (unico).
L’assenza d’identità, nessuna proposta sugli obbiettivi politici, nessuna vera analisi dei nuovi bisogni della società italiana nel contesto dei processi di globalizzazione,non ci renderebbe possibile nessuna riforma neppure istituzionale figurarsi dal punto di vista "ideologico" perchè farebbe perdere i punti di riferimento essenziali agli stessi Cittadini nell’orientarsi nel contesto di soggetti "clonati".
La verità, o almeno una delle verità è che le riforme fino ad oggi sono servite solo alle logiche del potere e non dei Cittadini. Il riformismo vero credo debba passare dall’analisi dei bisogni degli uomini e delle donne hanno nell’attuale contesto sociale e non viceversa calate dall’alto.
Il rischio è che tutto appratenga invece non ad un progetto condiviso, ma solo rispondente ad del più becero "conservatorismo", perchè questo è il "Partito Democratico", quindi a mia opinione si sono sbagliati i tempi, le modalità ed i soggetti con i quali costruire ciò.
In maniera più chiara, come Socialista, Laico e Libertario, dico che la cosa che mi preoccupa di più resta il fatto che questa proposta del "Partito (unico) Democratico" se continua a perseguire i risultati e le logche di gestione dell’esperienza del "Partito (Unico) Democratico" della Campania, sviluppatosi nell’ultimo decennio sull’asse “del Doroteismo Bassoliniano (DS) - e del conservatorismo De Mitiano (Margherita)” e prende la sua filosofia d’azione un pò dalla vecchia storia del "biglietto unico" dell’autobus in Campania o del "defict unico della sanità" spalmato su tutti gli abitanti, sia quelli che pagavano o rendevano servizio all’utenza, sia quelli che non se ne fregava niente producendo solo debito, clientele e disservizi, allora credo che il suo destino sia già segnato.
Se il modello del "Partito Democratico" che si intende riproporre "clonandolo" a livello nazionale è lo stesso che abbiamo già sperimetato in Campania, allora, credo che non solo io dovrò fuggire dalla Campania, confermando i miei piani di fuga all’amico Roy (l’Androide di Bud Ranner) per un’altra costellazione interplanetaria, ma anche molti altri dovranno fuggire prima di essere clonati.
In proposito leggetevi questo mio precedente articolo:
Ho visto cose qui in Campania...
Male che vada potremmo tentare lo sbarco con il gommone di un amico nella più vicina Albania.
Per questo sono d’accordo con Michel Focault quando sostiene che “l’educazione”, ci viene soltanto data dalla nostra capacità di “fermarci”, riflettendo su noi stessi e quello che ci è capitato finora e quello che sta accadendo oggi, in questo momento, recuperando semplicemente la nostra: “consapevolezza del sé”.
Tutto ciò, non fosse altro, per il fatto che ad una certa età (come la mia), c’è bisogno di fare un po’ il resoconto della propria vita, comprendendo anche un pò per caso di quale analogia ci può essere tra questo momento ed il 1920 quando nacquero in Russia i Gulag e come tutto ciò possa rappresentare ancora oggi la negazione della conquista di un reale Socialismo Libertario, Democratico ed Universalistico e di quanto questa cosa rischi (ancora) oggi di essere attuale.
La storia si ripete e noi non impariamo mai, la fattoria degli Animali di Orwell insegna!
Certo, anche la stagione rivoluzionaria Russa liberò enormi energie intellettuali: acmeismo, cubofuturismo, costruttivismo, imaginismo, proletarismo, ma ciò lo dico solo per ricordarvi che crebbe anche il contrasto tra la volontà programmatica di dar vita a una letteratura "proletaria" e le tendenze anticonformiste degli scrittori che non intendevano sottostare all’impegno dogmatico.
Gli stessi proletari hanno in seguito gridato nelle piazze: "Le anime come i corpi possono morire di fame: dateci pane ma dateci anche rose!"
Fù proprio questo contrasto che trasformò alla fine quell’apparente libertà ad una chiusura, negando la stessa esperienza della rivoluzione che aveva liberato la voglia di esprimersi in maniera libera.
Per questo oggi propongo, attraverso la lettura di una sua bellissima poesia, l’esperienza di vita di uno dei tanti uomini e donne deportati e morti in uno di questi campi di “rieducazione”: il poeta Osip Emil’evič Mandel’štam.
Questa poesia, vuole essere anche un appello a tutti i Socialisti, Laici e Libertari per far sentire la loro voce contro tutti i “Partiti Democratici” (unici) e per il ritorno ad un "proporzionale esagerato" (semmai), prima che sia troppo tardi!
Se mi prendessero i nostri nemici
e gli uomini smettessero di rivolgermi la parola;
se mi privassero di ogni cosa al mondo,
del diritto di respirare e di aprire la porte
e di ripetere che ci sarà la vita
e che il popolo giudice che giudica;
se osassero tenermi come un animale
e per terra mi gettassero il cibo
— non resterò in silenzio, non trangugerò il dolore,
ma traccerò dei segni a mio piacere
e suonando a stormo il corpo nudo
e destando l’angolo della tenebra ostile
aggiogherò dieci buoi alla mia voce
e spingerò la mano nel buio come un aratro
e stretto in un mare di occhi fraterni
cadrò con la pesantezza di un intero raccolto,
con la concisione di un giuramento che prorompe lontano,
e nella profondità della notte di guardia
avvamperanno gli occhi della terra-manovale,
balenerà lo stormo degli anni fiammeggianti,
matura tempesta, Lenin stormirà,
ma sulla terra scampata allo sfacelo
Stalin distruggerà ragione e vita.
Voronez 1937 - Osip Emil’evič Mandel’štam