“Parole sommerse”. L’emersione del quotidiano delle donne di Francofonte.Un’antologia in versi e prosa.
“Parole sommerse”. L’emersione del quotidiano delle donne di Francofonte.
Un’antologia in versi e prosa.
Ci sono iniziative che, pur non presentando il carattere di studio e ricerca,
offrono opportunità alle tante voci silenziose di una comunità di venire allo scoperto; sebbene non si possa avallare la pretesa di trovarsi di fronte a una produzione poetica e narrativa “alta”, siamo altrettanto certi che una iniziativa di questo tipo possa costituire
una speranza e una continuità. Queste azioni positive, in quanto tali possono agitare le acque stagnanti di un vissuto femminile che, in tal modo, diviene “presenza”, “voce”, “visibilità” di chi, nel segreto, esercita la scrittura come potenziale soggettivo o come momento di identificazione personale tra ricordi e memorie, fatti quotidiani, piccole storie che attraverso la penna si conclamano, sono portate alla luce, vengono fuori dall’occultamento in virtù d’uno stimolo esterno.
L’occasione è stata data alle donne di Francofonte, provincia di Siracusa, da un premio letterario organizzato dall’associazione 8 marzo nel 2004, premio cui è seguita una raccolta dal titolo Parole sommerse, pubblicata a spese del Comune e presentata nella Biblioteca Civica di Francofonte domenica scorsa, 10 aprile 2005, dal Sindaco dott. Giuseppe Castania, dal prof. Francesco Catalano, dalla dott.ssa Carmela Paci dell’Unicef - Sicilia, dalla signora Maria Bellofiore, direttrice della Biblioteca e dalla prof. Pina La Villa.
Questa versificazione e narrazione femminile apre uno scenario di ulteriori possibilità di incontri con la scrittura, che può essere occasionale o no; nel senso che non si rintraccia (non ancora) una scrittura che scandagli e colga la complessità del mondo: sensazioni, emozioni, esperienze personali, moti dell’animo sono presenti semplicemente come “semi di un discorso” che può anche diventare impegno (verso la scrittura e verso il mondo) purché lo si voglia e, volendolo, ci si doti di strumenti adeguati all’approfondimento. Se si parte dall’assunto che la poesia è il modo più semplice del dire e del dirsi, facilmente si cade nell’errore di banalizzazione e nella retorica più spicciola. Tuttavia, tra queste semplicità di cuore e sentimentalismi, si possono rinvenire sprazzi di luce poetica che, a onor del vero, vale qui riportare. Mi sono felicemente imbattuta in questi versi: “Accecami e / attraversami profondamente, / come un viaggio”; oppure “Non ha senso essere bendati / mentre un ramo si spezza”; “Occhi puntati addosso mentre immergo la mia / testa dentro una vasca colma d’acqua fredda...”; “Quest’ora così scialba / che non è giorno e neanche sera”; sono alcuni esempi, certo non esaustivi, di un possibile principio di poesia, poi purtroppo annegato in una marea prosastica in cui si scioglie il dramma personale, il languore, il pianto. Del resto, le tematiche trattate sono quelle del cuore (con l’usurata rima “amore”): la famiglia, gli amici, illusione e disillusione, l’ode alla terra natale, il sicilianismo esasperato, i bambini, la pace, la solitudine. Mi ha colpito di alcuni versi il linguaggio tardo-ottocentesco, l’uso di parole tronche (cuor, portar, ricoprir, son, lor, vuol, vicin, or) e certi arcaismi come desìo, alma, assisa, segno di certe ascendenze dantesche o leopardiane. Segno, anche, di reminiscenze. Certo, come scrive Lidia Sgalambro, presidente dell’associazione 8 marzo, queste donne - che potrebbero innamorarsi della poesia, decidendo di corteggiarla con passione - “Esprimono la propria esperienza talvolta con sottile volontà di denuncia, talvolta con toni amari, e intanto raccontano la profonda convinzione di essere vive, di essere”. Ma mi trova d’accordo anche la prefazione accurata di Pina La Villa, presidente della commissione esaminatrice: “per lo più si tratta di espressioni incerte (e spesso grezze - ma qui è da lamentare la cattiva abitudine di vedere la poesia in maniera “scolastica”, ferma al romanticismo ottocentesco......) di un bisogno di comunicazione e di un senso più autentico del vivere (...). Sono “solo” le parole di donne attente e sensibili, che si sono dedicate occasionalmente alla scrittura. Che però hanno trovato il coraggio - perché altre donne lo hanno dato loro - di esprimersi”. Ora può accadere di tutto, continua La Villa, enunciando le possibilità che le autrici francofontesi hanno davanti: “che continuino a scrivere per il loro privato piacere (...); che ne facciano un’attività da seguire con passione (...); che ne traggano semplicemente una nuova consapevolezza, perché è solo così che potranno pensare di potere guardare - e magari, perché no? trasformare - il mondo, oltre che se stesse”.