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Parlate con il computer, lo trattate come una persona e avete minacciato che presto lo butterete fuori di casa?

di Giacomo Mangiaracina - mercoledì 28 gennaio 2009 - 3065 letture

Vi sentite stressati, insultate o prendete a botte i suoi componenti più delicati Nuove patologie: l’informatica minaccia il nostro equilibrio psicologico

Un tempo il migliore amico dell’uomo era il cane: aveva bisogno di cure ma ci allietava nelle ore di solitudine o di stress. Poi, negli anni 80, dilagò la moda del Tamagochi: un cagnolino o un uccellino di pixell che stava all’interno del palmo della nostra mano e che per sopravvivere, oltre che delle nostre cure virtuali, aveva bisogno di buone batterie per essere alimentato.

Con l’arrivo degli anni 90 e con la conseguente diffusione dei computers si è scoperto che siamo tutti vittime di quello che possiamo definire “tecnostress”.

La prima ricerca sul campo del disagio psico-fisico provocato dalle moderne tecnologie arriva proprio dall’Università di Palermo. Secondo i dati di questa ricerca a soffrire della nuova patologia sarebbero due persone su tre. Mal di testa, affaticamento della vista, disagio emotivo, un improvviso stato di alterazione del carattere, nausea, vomito: questi sarebbero solo alcuni dei malesseri provocati dall’uso eccessivo dei videoterminali.

E così quello che fino a poco tempo fa era considerato il nostro nuovo ed intelligente migliore amico, il computer, oggi si sta rivelando il nostro primo subdolo e stupido… nemico.

I nuovi mezzi tecnologici se da un lato ci semplificano la vita, dall’altro ci costringono a fare più cose contemporaneamente. Daniele La Barbera – psichiatra, ordinario di psicologia clinica all’Università di Palermo – ci spiega come l’uomo del terzo millennio cade facilmente in quella che possiamo definire trappola tecnologica: “poiché ho i mezzi per poterlo fare, lo faccio”. È proprio questo a far sì che il nostro cervello, metaforicamente parlando, resta sempre acceso e noi, stimolati all’overload, diventiamo incapaci di staccare la spina, la nostra stavolta e non quella del computer.

I problemi si manifestano al nostro ritorno a casa: il cervello sembra non essere più coordinato con il nostro corpo, rallentando conseguentemente quelli che sono i nostri riflessi nella guida o alterando il carattere e il nostro tipo di reazione agli eventi esterni.

La situazione sembra peggiorare sensibilmente quando il nostro computer comincia a fare i capricci: si perdono improvvisamente i dati in memoria, si blocca un programma mentre lo stiamo eseguendo, dimentichiamo una delle nostre mille password…ancora peggio, non si accende: smanie e sensazione di impotenza ci assalgono. Credo ci siamo passati tutti: nascono le nostre reazioni rabbiose.

La cosa peggiore è che spesso non consideriamo i tecno-infanti, di soli 3 anni, di cui siamo spesso contenti riescano a fare di tutto e, soprattutto, da soli con il computer. Tutto ciò può determinare le premesse per una difficoltà di apprendimento e per un impoverimento del patrimonio lessicale nonché grammaticale e un non corretto sviluppo psicologico del bambino.


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Parlate con il computer, lo trattate come una persona e avete minacciato che presto lo butterete fuori di casa?
12 aprile 2009

Parlare con il computer serve, eccome! Dopo aver cambiato gestore telefonico il mio computer non voleva assolutamente collegarsi in linea con la nuova ADSL. Tutti i paramentri erano giusti, dopo infinite prove e riprove, seguendo le istruzioni dell’assistenza telefonica non si collegava, mentre prima, con il vecchio gestore tutto funzionava perfettamente. Esasperato gli ho detto chiaramente che se non si decideva l’avrei buttato nella discarica e ne avrei preso uno nuovo. Ebbene, il giorno dopo, il collegamento é avvenuto per incanto, senza aver fatto niente di diverso dai giorni precedenti. Secondo me aveva capito che non scherzavo.