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Parlamento mondiale: un progetto coraggioso o un’idea balorda?

Come si fa a superare una politica che, come ammettono gli autori di questo libro, non esiste più nella sua forma primigenia ed è diventata semplice propaganda?

di Alessandra Calanchi - giovedì 5 agosto 2021 - 1225 letture

Stupisce non poco trovare citazioni da don Helder Camara e Fratelli tutti in un libro che include fra i suoi autori – riportato in neretto – il nome di Mario Capanna: un mito del 68 ma anche della generazione successiva, quella a cui appartengo – quelli che avevano diciott’anni nel 77, un gruppo di sfigati che si prendevano le pallottole e i lacrimogeni della polizia ma che erano anche troppo idealisti per cedere alle lusinghe della lotta armata. Allora non c’era il PD ma DP, democrazia proletaria, due parole oggi ahimè prive di senso. In realtà non dovremmo stupirci, dato il carattere palesemente protomarxista del cristianesimo, ma il fatto che la Chiesa si sia troppe volte schierata col Capitale ha certamente creato confusione.

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Copertina del libro: Parlamento mondiale - Perché l\’umanità sopravviva

Ma stupisce ancora di più che un libro come questo, un pamphlet potremmo chiamarlo, un modest proposal il cui garbo stride con i suoi presupposti drammatici, esponga con serietà un progetto utopico più in linea con la fantapolitica e gli universi paralleli. Non solo – ci sono università coinvolte (quella della Calabria e quella dell’Insubria, per ora), studenti e ricercatori. Il tono è accorato ma accademico, il linguaggio è empatico ma formale, non ci sono slogan né scorciatoie retoriche. 

E allora avanti, lasciamoci sedurre dal gioco. 

Ciò che propongono gli autori di questo libro dal titolo disarmante (fuori e dentro metafora) è quanto di più saggio dovremmo sottoscrivere come appartenenti alla specie umana. Non si parla di italiani, americani o asiatici – queste categorie sono valicate a prescindere. Il quadro esposto è duro e realistico: ci stiamo avvicinando al punto di non ritorno.  Consumiamo più delle risorse disponibili, produciamo più plastica di quanta possiamo smaltirne, il clima sta dando segni di uno squilibrio ormai inarrestabile. La terza guerra mondiale è in atto – una guerra a pezzi come l’ha definita Papa Francesco, diffusa come si dice per gli hotel – e la corsa al profitto ha portato l’1 per cento della Terra a gestire le ricchezze residue contro il 99 che la abita. Possiamo continuare così? Abbiamo un pianeta di riserva?

Mario Capanna e gli altri autori (Stefania Barile, Fabio Minazzi, Luciano Neri, Romolo Perrotta, prefazione di Roberto Guarasci) non la pensano come Elon Musk e Robert Zubrin, e dicono no. La colonizzazione di Marte non rientra nei loro piani. Per gli autori, invece, è giunto il momento di creare una istituzione mondiale che rappresenti tutta l’umanità, senza gerarchie di alcun tipo.  Mille persone su sette miliardi e mezzo, capaci di gestire la crisi ambientale, i conflitti, le diseguaglianze, in nome della pace e di un salto di qualità che ci porti oltre l’antropocene e i guai che noi stessi abbiamo creato per le future generazioni.

Chi non sarebbe d’accordo? Chi non vorrebbe limitare i danni e salvare la nostra stessa casa? Chi non vorrebbe fermare, o almeno rallentare, l’orologio dell’apocalisse?

Un momento.

Siamo sicuri? A me sembra tutto bellissimo, ma se davvero il potere e il denaro sono in mano a pochi, perché questi dovrebbero cederli? Ed ecco il primo problema. Temo occorra una rivoluzione culturale, una svolta ideologica di largo raggio… e siamo sicuri che ciò avverrebbe senza spargimento di sangue?   Certamente dovremmo impegnarci tutti affinché almeno i giovani si muovano per un interesse comune, il che implica un enorme sforzo a livello istituzionale nell’ambito della formazione. Siamo pronti a questo?

Secondo. Come si fa a superare una politica che come ammettono gli stessi autori non esiste più nella sua forma primigenia ed è diventata semplice propaganda? 

Terzo problema, che gli autori qui non sembrano porsi. È sufficiente ragionare in termini di cosmopolitismo (una parola che usano volentieri) per superare il concetto di confine, di nazione, di razza... la paura dei migranti, l’incubo della pandemia, l’incapacità di gestire i problemi in modo veramente globale? A me dispiace fare l’avvocato del diavolo, ma vorrei capire dove mettere questo libro – nei miei scaffali di letteratura utopica, accanto a Herland e Looking Backward, oppure tra gli scritti politici, economici e sociali, o ancor meglio lasciarlo sulla scrivania, pronto per diventare cosa attiva, per iniziare a lavorarci davvero con i colleghi, gli studenti, i dipartimenti in Italia e all’estero... organizzare convegni, farne progetti, stilare programmi?

In entrambi i casi, chapeau. Un libro di contenuti e di spessore elevato. Ho solo bisogno di capire se è una bella favola o se dobbiamo iniziare a rimboccarci le maniche.


Parlamento mondiale. Perché l’umanità sopravviva / M. Capanna et al. - Santelli Editore, 2021.


Sinossi

Il mondo sta bruciando: va in rovina e le cause sono molteplici (mutamenti climatici, guerre, migrazioni, epidemie...). L’uomo ha raggiunto una potenza tecnologica subordinata al profitto, in grado di inquinare l’atmosfera, sconvolgere l’ecosistema e pregiudicare così il futuro della specie. L’ONU si è rivelata del tutto inefficace. Un Parlamento mondiale potrebbe risolvere i grandi problemi del nostro tempo, e il XXI secolo rappresentare il riscatto della famiglia umana: rispettivamente istituzione e momento di una raggiunta coscienza e di un’assunzione di responsabilità inedita e planetaria, fondata sul principio: "ciò che riguarda tutti deve essere deciso da tutti". "La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario", ha insegnato Albert Einstein. E questo è il momento. Prefazione di Roberto Guarasci.



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