Pari opportunità nell’islam


Togliamo il velo agli uomini
mercoledì 1 novembre 2006, di Pina La Villa - 2217 letture

Ricordate il caso di Hina Saleem, la ventunenne pakistana uccisa dal padre quest’estate a Zanano di Sarezzo?

La tragedia ha fatto discutere e la discussione ha mostrato tutti i limiti della riflessione sui temi del rapporto tra le culture e della convivenza fra popoli diversi.

Dai salotti televisivi ai giornali la mia impressione è stata che la confusione invece che diradarsi via via aumentava. E non poteva essere diversamente.

Da un lato l’aggressione da parte dei difensori della cosiddetta civiltà occidentale, indignati oltre ogni dire nei confronti dell’islam così arretrato, talmente arretrato da giustificare i discorsi sulla superiorità e inferiorità delle culture e la stessa guerra di religione in atto, dall’altro la chiusura, il silenzio degli interessati che così facendo pensano di fare "comunità", di difendere i propri membri da questi e consimili attacchi.

In mezzo la cosiddetta "sinistra" che dimentica di avere nella propria storia le battaglie per la libertà e contro ogni forma di potere, e quindi appare sprovvista di quegli strumenti che gli consentirebbero di intervenire più efficacemente in queste questioni (mi riferisco alla vicenda della scuola araba a Milano, alla questione del velo, alla scelta del proprio stile di vita da parte dei nostri figli - e sottolineo nostri, non solo degli immigrati).

E’ mancata una voce che riportasse le questioni alle dimensioni di un vero dibattito. Intendo per vero dibattito quello che vuole affrontare seriamente i problemi con cognizione di causa, per tentare di risolverli confrontandosi con gli altri, e non strumentazzarli per le proprie battaglie e per cercare di imporre il proprio punto di vista agli altri.

La voce finalmente l’ho trovata. Era rimasta muta per un motivo che capirete leggendo gli ultimi post del suo blog - http://www.ilcircolo.net/lia/ - ma adesso finalmente Lia ha trovato il modo giusto per farlo e quindi parla delle comunità islamiche in Italia, della condizione delle donne e dei rapporti fra le comunità e le città in cui vivono. Lo fa praticamente dall’interno, parlando del suo divorzio.

Ed è molto istruttivo.

Riporto qui solo solo qualche conclusione che sottoscrivo e da cui credo che chiunque voglia occuparsi del dialogo e del confronto fra le culture non possa prescindere:

"Al momento, l’islam italiano soffre dello stigma del giudizio pessimo che ha di esso la nostra pubblica opinione e, allo stesso tempo, subisce e/o adotta al proprio interno molti dei comportamenti per i quali viene stigmatizzato. E li subisce/adotta, il più delle volte, senza dirselo e senza assumersene la responsabilità, ché loro per primi ammetterebbero la non-islamicità di certe comodissime prassi, se solo si decidessero ad affrontarle seriamente. Il circolo è vizioso, non virtuoso: io, comunità islamica, fingo di non vedere i miei peccati, li nascondo sotto al tappeto e li rinnego in pubblico. Tu, opinione pubblica, parti dal principio che io abbia solo quelli ma non possiedi strumenti per verificare quanto le tue percezioni siano giuste o sbagliate. Si va a pelle, si ragiona per ideologie. Siamo immersi in un mare di chiacchiere, amichevoli o ostili che siano. Io non credo di sbagliare se dico che stiamo giungendo a un bivio, tutti quanti. Ci sono, da una parte, settori di società che si sentono vicini al mondo islamico e alle sue esigenze ma che vorrebbero potere affrontare determinate questioni senza più lasciarle nelle disonestissime mani dei Magdi Allam di turno. E c’è, dall’altra, una dirigenza islamica che deve affrontare i propri nodi trovando il coraggio di dialogarci davvero, con quei settori di società a cui chiede appoggio e sostegno. Quello che si tende a chiedere, al momento, è appoggio incondizionato, atto di fede. Qualche volta persino omertà.

E gli amici dell’islam, coloro che vivono sulla frontiera tra islam e occidente rifiutandosi di giocare – da una parte o dall’altra - allo scontro di civiltà finiscono col ritrovarsi nella stessa, identica situazione in cui si ritrova tutta la sinistra italiana quando è costretta a turarsi il naso davanti a certi impresentabili carrozzoni politici perché, dall’altra parte, c’è Berlusconi. Be’, non mi sta bene. Io non la faccio, la diessina dell’islam, nemmeno se dall’altra parte c’è Magdi Allam. Mica paglia, difendere il privilegio di potersi esprimere in buona fede"

Rispondere all'articolo - Ci sono 3 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Pari opportunità nell’islam
5 febbraio 2007

Stendiamo un velo pietoso!
Pari opportunità nell’islam
2 aprile 2007

Pina hai mai valutato la possibilità di suicidarti?
Pari opportunità nell’islam
16 agosto 2007

In questo momento nelle terre dell’Islam tutti hanno l’opportunità di saltare per aria, questo so.

E dinanzi a questa opportunità mi chiedo: ma è ancora opportuno imporre la nostra presenza militare?

Siete sicuri che le notizie di agenzia non vengano manipolate?

Siete sicuri che gli islamici che muoiono ogni giorno non saltino per aria a causa di missili, piuttosto che per autobomba?

Ritenete veramente che in questo momento con l’esercito USA sul territorio, i terroristi iraqeni non trovano di meglio da fare che ammazzare altri iraqeni?

E se questa impostazione giornalistica fosse tutta una pagliacciata?

Questo ve lo siete mai chiesti?

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