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Papa in Africa: le corse in ambulanza di Simon e le sfide in salute del Sud Sudan

La salute materna tra le più grandi sfide del Paese, nel racconto emblematico di Simon e della sua ambulanza. Micucci (Amref) “Il viaggio del Papa accenda i riflettori sulle fragilità, ma anche su l’impegno di chi a tutti i costi vuole cambiare quei drammatici e granitici indici di salute”

di Amref Italia - mercoledì 1 febbraio 2023 - 2495 letture

Il tempo, le distanze e la condizione delle strade non sono amiche della salute. Ovunque, ma ancora di più in Sud Sudan. Simon lo sa benissimo, perché con l’unica ambulanza della sua regione, copre un’area in cui vivono tra le 60 e le 80 mila persone.

Tra le sue corse più frequenti ci sono quelle per salvare le mamme incinte. In Sud Sudan solo un parto su cinque avviene in presenza di un operatore sanitario. A Victoria è andata bene, ha incontrato sulla sua strada proprio Simon e la sua jeep ambulanza, che l’ha condotta in ospedale.

"Dobbiamo accendere i riflettori del Mondo su questo fragile Paese, dai granitici e negativi indicatori di salute" afferma Guglielmo Micucci, Direttore di Amref Italia, che nei mesi scorsi ha visitato il Sud Sudan, in occasione della celebrazione dei 50 anni di lavoro dell’organizzazione in quei territori "la visita di Papa Francesco, il prossimo febbraio, è un’occasione storica.

Come storico fu il gesto che lo vide protagonista a Roma, quando baciò i piedi dei leader venuti dal Sud Sudan, per chiedere loro la pace". Simon. "A volte piove e le strade diventano impraticabili, altre volte l’assenza di illuminazione, di notte, rende gli spostamenti quasi impossibili.

Ma non c’è altro da fare, se non correre a salvare la vita di chi mi ha chiamato" afferma Simon Mbwetsi, che opera nella contea di Ibba, nell’area sud ovest del Sud Sudan, al confine con la Repubblica Democratica del Congo.

"Le chiamate d’emergenza più comuni sono di solito quelle per ernie e per madri incinte. Se si ritarda il paziente può morire", afferma Simon, pensando alla complessa rete di strade rosse che collegano le comunità remote dove lui opera.

Strade che tagliano le foreste, la vegetazione fitta e che durante la stagione delle piogge sono quasi impraticabili. Simon ricorda anche quella vigilia di Natale, quando dovette viaggiare per cinque ore per arrivare a casa di una donna, in travaglio da due giorni.

La pioggia e un albero sulla loro strada avevano complicato tutto il resto. Poi il lieto fine. Ma non sempre è così e Simon lo sa. Victoria. Anche Victoria ha corso un grosso rischio: la pioggia, l’ambulanza impantanata e un parto complicato. Victoria, giovane mamma della contea di Ibba, era alla sua terza gravidanza.

Le complicazioni spinsero gli operatori sanitari a consigliarle il ricovero a Maridi, a oltre 40 chilometri di distanza dal luogo del primo soccorso. Solo Simon avrebbe potuto metterla in salvo. L’autista ricorda: "mentre io guidavo su una strada fangosa e una notte buia, sentivo lo spavento della donna, sapeva che non sarebbe stato semplice.

Intanto veniva consolata dai suoi familiari nel retro dell’ambulanza. Poi, arrivati a destinazione, sentito il vagito del bimbo, tutto è svanito". 80% di operatori. Il tasso di mortalità materna del Sud Sudan è tra i più alti al mondo, con 1.150 morti ogni 100.000 nati vivi.

"I servizi sanitari del Sud Sudan sono cronicamente sotto finanziati e gravemente carenti di personale" afferma Guglielmo Micucci, Direttore di Amref Italia - "si aggiunga a ciò che le stime ci indicano che due terzi della popolazione - 8,9 milioni di persone - ha bisogno di assistenza umanitaria".

Povertà, condizioni climatiche avverse, rincaro dei costi rendono l’accesso ai servizi sanitari sempre più difficili. "Il Sud Sudan è tra gli ultimi Paesi al mondo per indice di sviluppo. Relegato lì anche per effetto di una condizione perenne di instabilità politica.

I nostri operatori - l’80% delle infermiere, ostetriche e operatori sanitari attualmente impiegati nel sistema sanitario del Sud Sudan è stato formato da Amref - hanno nella testa e nel cuore la volontà di migliorare quei tristi indicatori di salute.

Il mondo deve sostenere Paesi fragili come il Sud Sudan. Ecco perché la visita del Papa può sì accendere i riflettori sulle fragilità, ma anche sulle storie dei tanti operatori come Simon che, spesso a mani nude, non smettono di lottare. Vita dopo vita".

Sarebbe meglio dire corsa dopo corsa.

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Simon


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