Sei all'interno di >> :.: Primo Piano |

Paolo Giaccone. Il medico che non si piegò alla volontà dei boss


Paolo Giaccone (Palermo, 21 marzo 1929 – Palermo, 11 agosto 1982) è stato un medico italiano. Fu assassinato tra i viali alberati del Policlinico di Palermo, qualche settimana prima della Strage di via Isidoro Carini che avrebbe fermato l’impegno di Carlo Alberto Dalla Chiesa.
mercoledì 17 agosto 2011, di Matteo Scirè - 433 letture

L’11 agosto del 1982 tra i viali dell’ospedale Policlinico di Palermo due killer uccidono il professor Paolo Giaccone, direttore dell’Istituto di medicina legale del capoluogo siciliano e consulente del Tribunale di Palermo.

Giaccone, come ogni mattina, si stava recando in ospedale per svolgere il suo lavoro. Era un professionista capace, ma anche una persona impegnata oltre l’esercizio della sue mansioni. Nel 1963, infatti, aveva istituito presso l’Istituto di medicina legale il Centro trasfusionale Avis per rispondere alla costante esigenza di sangue negli ospedali. Lui stesso era un assiduo donatore, tanto da ricevere all’età di 53 anni la Medaglia d’oro Avis con 56 donazioni. I suoi amici lo ricordano come un uomo dalle grandi qualità professionali e umane.

Perché Cosa nostra decise di ucciderlo? Cosa aveva fatto il dottor Giaccone? O meglio, cosa non aveva fatto?

Giaccone non si piegò alla volontà dei boss. Non accettò di manomettere una perizia dattiloscopica su un’impronta digitale rinvenuta a seguito di una sparatoria scoppiata a Bagheria, nella quale rimasero uccise quattro persone. L’impronta era una delle poche, se non l’unica, traccia lasciata da uno dei killer e utile a risalire alla sua identità. Per questo nei giorni successivi all’affidamento dell’incarico da parte del Tribunale, Giaccone ricevette pressioni e minacce, nonché la telefonata di uno dei legali degli imputati.

Il professor Giaccone avrebbe potuto girare la testa dall’altro lato. Nessuno se ne sarebbe accorto e probabilmente avrebbe pure ricevuto qualche bel regalo da parte dei boss in segno di riconoscenza. D’altronde, il sistema sanitario e il contesto sociale siciliano erano fortemente influenzati da omertà e collusioni, per cui cedere ai ricatti di Cosa nostra e scendere a compromessi con la propria coscienza sarebbe stato abbastanza naturale. Ma Giaccone era un uomo onesto, integerrimo, con una grande senso del dovere e della legalità. Decise, quindi, di ignorare quelle richieste e andare avanti senza dubbi ed esitazioni, pur consapevole che quella scelta avrebbe messo in pericolo la sua vita.

Oggi i suoi assassini sono stati assicurati alla giustizia, l’ospedale Policlinico porta il suo nome, qualcuno nel giorno del suo assassinio lo ricorda. Da allora sono passati 29 anni, ma in pochi hanno fatto memoria del suo sacrificio, nonostante l’elevato valore civile della testimonianza lasciataci da Giaccone. Non basta, infatti, l’intitolazione di un ospedale o la commemorazione di qualche politico o di qualche realtà associativa. La sua eredità di medico e di cittadino esige una presa in carico della sua eredità da tradurre in un impegno costante e quotidiano in favore della legalità e del bene comune.

Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.