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Paolo Bonacelli è Falstaff in Enrico IV di Shakespeare

Alla Fondazione Teatro Noto è andato in scena Paolo Bonacelli con l’Enrico IV di Shakespeare
di Donatella Guarino - martedì 20 febbraio 2007 - 4314 letture

Proseguono alla Fondazione Teatro Vittorio Emanuele di Noto (Siracusa) gli spettacoli in cartellone. Il 12 e il 13 febbraio per la regia di Marco Bernardi è andato in scena l’ Enrico IV di William Shakespeare con Paolo Bonacelli, bravissimo attore di cinema e teatro, che ha vestito i panni di Falstaff.

Lavoro prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano e dal Teatro Stabile della Sardegna, tradotto da Angelo Dallagiacoma che insieme a Marco Bernardi ne ha curato anche la riduzione e l’adattamento, la complessa tragedia inglese, poetica e molto drammatica, ha occupato la scena per più di due ore.

Questo di Shakespeare è un testo difficile. Racconta un ampio periodo storico, con tanti personaggi, tantissime sfumature e, anche per questo, poco rappresentato in Italia. La sua centralità è tutta in Falstaff, personaggio “large”, un po’ vigliacco, profittatore. Ladruncolo a cui piace mangiare, bere e godersi la vita.

Sviluppato in due atti, lo spettacolo sembra diviso a metà. Il primo atto è interessante. I dialoghi sono profondi e fanno riflettere. L’atto finale, invece, ha funzionato solo in parte. Alcuni nuclei tematici, l’ascesa e la caduta dei potenti, la “gioventù difettosa”, il tema dell’onore – che dice Falstaff “non vive con i vivi perché la calunnia lo uccide” – sono stati affrontati ma non legati tra loro. Collocati una scena dopo l’altra, i filoni narrativi non hanno sempre raggiunto livelli efficaci. La scena della battaglia di Enrico principe di Galles e Enrico Perci non convince molto, risulta un po’ finta, artefatta…

Non era facile rendere e mettere in scena un testo così. Il linguaggio usato ha funzionato anche se alcune strutture sintattiche e il lessico non sempre sono stati adatti alla tragedia rappresentata, mi verrebbe da dire all’altezza della situazione…

Molto belli i costumi. Eleganti, regali. Le musiche di Franco Maurina hanno accompagnato i vari momenti narrati, a volte con delle iterazioni ossessive, come del resto lo sono le passioni degli uomini.

Ripensando allo spettacolo mi sono ricordata di una conversazione con Lucilla Morlacchi, nota attrice di teatro che nella scorsa stagione ha recitato Ecuba al teatro greco di Siracusa. Mi sono ricordata delle sue parole quando ha sottolineato l’importanza che ha il pubblico a teatro, dell’importanza che ha per lo spettatore conoscere il testo prima di vedere la messa in scena… Ecco, una storia così articolata prima di essere “vista” deve essere letta, compresa. Poi recepita e goduta.


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