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Paolo Savona “Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi – Il caso Italia” (Rubbettino)

Centodue pagine che raccontano la crisi in modo non convenzionale e spesso contro le verità precostituite

di Emanuele G. - martedì 24 luglio 2012 - 4773 letture

Sto scrivendo la recensione al libro del Prof. Savona. E’ venerdì sera. La giornata dal punto di vista economico è stata davvero pessima. Madrid e Milano sono sotto attacco della speculazione mondiale. Gli indici borsistici e gli spread nazionali raggiungono livelli allarmanti. Che fare? Allora comincio a collegare la realtà del giorno – ma è una liturgia che dura oramai da mesi – con il pamphlet del Prof. Savona. Alla ricerca di un barlume di soluzione. Questa è una crisi molto più subdola delle precedenti. Sembra che stiamo dentro a una gigantesca play station e ogni volta che a noi sembra di aver sconfitto in maniera definitiva il nemico – al secolo la speculazione – ecco che ritorna con forme e dinamiche ancora più virulente e pericolose.

“Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi – Il caso Italia” è un libro pregevole nel senso che in virtù di un linguaggio piano e argomentato riesce a fornire a noi lettori dei “tools” per comprendere quanto ci sta accadendo. In modo non convenzionale e spesso contro le facili verità precostituite. Il prologo ha un titolo significativo “Di quale crisi e di come se ne parla in questo pamphlet”. Perché per l’appunto bisogna capire di che crisi si tratti e di come ce la raccontano. Il non capirla e il credere a ciò che ci dicono non sono dei presupposti positivi alla sua risoluzione. “Interludio n. 1 – Le eresie della politica economica italiana” è un capitolo denso di annotazioni sulla storia delle politiche economiche adottate in Italia dal boom economico ai giorni nostri. Il Prof. Savona individua alcune criticità rappresentate dalla nazionalizzazione dell’energia elettrica, dallo Statuto dei lavoratori, dall’esplosione del debito pubblico italiano, dagli accordi sottoscritti dall’Italia per aderire all’euro, dal falso problema della patrimoniale e dalla generale sottovalutazione dei mutamenti geopolitici. Il capitolo successivo intitolato “Interludio n. 2 – Gli esorcismi praticati o solo invocati” discute di problemi di notevole importanza quali le c.d. “manovre correttive”, la maggiore flessibilità sull’uso della forza lavoro, le liberalizzazioni, le privatizzazioni e l’ancoraggio al Patto di stabilità e all’euro senza soddisfarne le condizioni di permanenza. L’ “epilogo” si occupa di fornire delle indicazioni su quali scelte giuste adottare per uscire dalla crisi, mentre il “riepilogo” sviluppa una riflessione sulla manovra Monti e sull’inadeguatezza dell’Europa.

Al fine di completare la recensione del breve saggio riporto la presentazione curata dalla casa editrice. “Il lavoro esamina le decisioni di politica economica susseguitesi in Italia dalla nazionalizzazione dell’industria elettrica in poi, definendole “eresie”, ossia dottrine contrarie ai dogmi della razionalità economica, le quali hanno dato vita a puri “esorcismi”, riti che hanno lasciato le cose come prima. Infatti, nonostante le promesse di tagli, la spesa pubblica è continuata a crescere imperterrita, come pure, ma meno, la pressione fiscale, facendo così lievitare l’indebitamento pubblico. Lo Stato si è impossessato di metà del reddito annuo del Paese e non pare ancora soddisfatto, dato che va aggredendo in modo indistinto la ricchezza. L’autore individua nella “manovra” la madre di tutti i mali, una pratica di cui si avvale ora anche l’Unione Europea. La crisi che stiamo vivendo è il conto che gli italiani sono chiamati a pagare per gli errori commessi dagli Stati Uniti nel dopo Bretton Woods, non avendo adeguato le regole sul piano della moneta e dei cambi, e dall’Unione Europea nel dopo Trattato di Maastricht, per non aver attuato il disegno di unificazione politica che l’aveva indotta a creare l’euro. Egli ammette che l’Italia ha le sue colpe, ma esse sono solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di squilibri economici e di dissapori mondiali sul da farsi. Il lavoro indica anche le “scelte giuste” da prendere per riportare l’Italia sul sentiero della ripresa produttiva e dell’occupazione. Il lavoro si chiude con un esame critico della Manovra Monti e delle decisioni prese a Bruxelles il 9 dicembre scorso che sono la continuazione della concezione di una “vecchia” Europa.”

Per evidenziare ancora di più la situazione italiana riprendo due frasi citate dallo stesso Prof. Savona all’inizio del libro. Prima frase: “siamo il paese che ha un debito pubblico più alto in proporzione delle sue ricchezze;...la giustizia, della quale nei momenti gravi lo stesso Governo mostra di diffidare sospendendone le funzioni, è lenta, costosissima e senza sufficienti garanzie; i Comuni e le Province sono in balia del potere politico e le ingerenze politiche ne inquinano le amministrazioni; abbiamo un vergognoso primato nella delinquenza comune; l’istruzione...secondaria e la universitaria sono così organizzate da costituire fabbriche di spostati” . Seconda frase: “crediamo che l’Italia abbia più bisogno di carattere, di sincerità, di apertezza, di serietà, che di intelligenza e di spirito. Non è il cervello che manca, ma si pecca perché lo si adopera per fini frivoli e bassi: per l’amore della notorietà e delle gloria, per il tormento del guadagno e del lusso e non dell’esistenza, per la frode voluttuosa e non per nutrire la mente. Ci muove il vomito a vedere la miseria e l’angustia e il rivoltante traffico che si fa per le cose dello spirito.” Chi sono gli autori delle succitate frasi: Giovanni Giolitti nel 1899 e Giuseppe Prezzolini nel 1908! Evito ogni ulteriore commento perché…


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