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Pallacanestro Varese: il ritorno di una “grande”

Al primo posto in campionato, torna ad infiammare i cuori dei suoi tanti e fedelissimi tifosi.
di Orazio Leotta - martedì 18 dicembre 2012 - 4340 letture

C’è stata in Europa una squadra di basket, la Ignis Varese, poi Mobilgirgi, che per dieci anni consecutivi ha disputato la finalissima della Coppa dei Campioni (vinte cinque), dal 1969/70 al 1978/79. Se poi ci aggiungiamo che nel 1979/80 disputò la finale della Coppa delle Coppe (già Emerson Varese), vincendola fra l’altro, ecco che salgono a undici le finali continentali consecutive.

Numeri da brividi che appartengono alla Pallacanestro Varese, fra le più gloriose dell’intero panorama cestistico internazionale. Ma niente male anche in campo nazionale: dieci scudetti e “stella” conquistata nel 1999 (Roosters Varese) sotto la guida di Charlie Recalcati, seguita l’anno dopo dall’affermazione nella Supercoppa Italiana. Poi, negli anni a seguire, anonimi piazzamenti fino alla retrocessione in A2, ma pronta risalita e poi pian piano ecco che la ritroviamo in vetta alla classifica e soprattutto davanti ai nemici storici, Olimpia Milano, Virtus Bologna e Pallacanestro Cantù.

Fondata ufficialmente il 1 Agosto 1945, tuttavia si hanno notizie certe che gli albori della “palla al cesto” varesina risalgono già al 1932, come riporta Renato Tadini nel suo libro “La Pallacanestro Varese”. Il periodo di maggior gloria della società è legato al marchio IGNIS (1956-1975): il primo scudetto (1960/61), le tre coppe Intercontinentali (1966-1970-1973), due straordinari poker (1970 e 1973) con l’aggiudicazione nello stesso anno di Campionato- Coppa Italia- Coppa dei Campioni e Intercontinentale, la prima Coppa delle Coppe (1967), tutte e 4 le Coppe Italia, 7 scudetti complessivi su 10 e ben 4 Coppe dei Campioni su 5 (l’altra è targata Mobilgirgi).

All’ing. Giovanni Borghi, grande personalità nel mondo industriale varesino, si devono in massima parte la volontà e i sacrifici per creare questa mitica squadra. Nello stesso anno in cui Borghi mancò (esattamente il 25 settembre 1975), anche l’Ignis lasciò la Pallacanestro Varese. Ma la via da seguire era già stata indicata e tracciata con estrema chiarezza dal suo grande maestro: un enorme contributo di passione e dedizione alla squadra, carica d’umanità, tenacia e organizzazione sul lavoro, questo l’imput per le future generazioni e la spiegazione di un affetto e attaccamento ai colori sociali del basket varesino che va oltre i trionfi sportivi e supera i confini territoriali strettamente lombardi.

Tanti i nomi, le date e i luoghi scolpiti nella memoria dei tifosi. Cominciamo dal Palasport di Masnago, ora Pala Whirlpool, il tempio, ove si respira sempre aria di leggenda e foriero di forti emozioni; l’amatissimo Bob Morse, ala di Filadelfia, cm 203 (8401 punti con un high-score in una sola partita di 62, sei volte capocannoniere del campionato), chiamato ad avvicendare un altro grandissimo, il messicano Manuel Raga cm 188 (entrambi nominati cittadini onorari di Varese, rispettivamente nel 2009 e nel 2010); Aza Nikolic, lo scopritore di Bob Morse, che vinse da allenatore tre scudetti e tre Coppe dei Campioni fra il 1970 e il 1973; Dino Meneghin, veneto, classe 1950, a Varese dal 1966 al 1981, il miglior giocatore italiano di ogni tempo, pivot unico per classe, forza e dinamicità; Francesco Vescovi, detto Cecco, il giocatore col più alto numero di presenze (659), ha praticamente, salvo sporadiche apparizioni a Bologna e Pistoia, giocato per tutta la sua carriera a Varese (c’era nella stagione della stella); il goriziano Tonino Zorzi (a Varese dal 1954 al 1962), uno dei principali artefici del primo scudetto, la “mano armata” di quella squadra. Ala tiratrice, nel campionato 1954/55 segnò 52 punti in una sola partita (e non esisteva il tiro da tre…).

Alcune date indimenticabili: 9 Aprile 1970, la prima Coppa dei Campioni, vinta a Sarajevo contro il CSKA di Mosca per 79-74, con un parziale iniziale di 23-8. I russi annoveravano fra le proprie fila Belov, fuoriclasse assoluto, l’azero Zarmukamedov e il forte pivot Andreev. Migliore in campo capitan Flaborea, a lui l’onore di sollevare la prima coppa e portarla nel giro di campo dopo la partita ; 3 Aprile 1971. Finale spareggio del campionato italiano al Palaeur di Roma contro la Simmenthal Milano, battuta 65-57 con 18 punti di Raga e 16 di Flaborea, con oltre duemila tifosi al seguito, di cui 1500 col mitico treno denominato “giallo-blu”, che al rientro all’1.30 di notte alla stazione di Varese, trovarono i giocatori dell’Ignis, con in testa capitan Flaborea a salutare e ringraziare i tifosi anche loro idealmente scudettati; Tel Aviv 23 Marzo 1972, vittoria in finale di Coppa dei Campioni sulla Jogoplastika Spalato per 70-69 con 21 punti di Dino Meneghin con una grande prova difensiva e sui rimbalzi, in una partita equilibratissima; Liegi, 22 Marzo 1973, l’Ignis batte l’Armata Rossa per 71-66 (25 punti di Raga e 20 di Morse) e conquista la sua terza Coppa dei Campioni, dopo che in semifinale aveva battuto (andata e ritorno i “cugini” della Simmenthal Milano); Varese 2 Marzo 1975, campionato, 12° di ritorno: nella vittoria 108-86 sul Fag Napoli, Bob Morse realizza 62 punti, record tutt’ora imbattuto di punti in una sola gara; Anversa 10 Aprile 1975, battendo il Real Madrid per 79-66, Varese conquista la quarta Coppa dei Campioni: Morse (29 punti) replica a Brabender (21). E’ la prima (e unica) Coppa Europa per un altro grande, Charlie Yelverton, guardia, cm 190, capace di giocare in qualunque ruolo, anche play-maker, forte nei rimbalzi, autore anche di memorabili stoppate e virtuosismi aerei che mandavano in visibilio il pubblico. Indimenticabili poi i duelli Milano-Varese negli anni 60 e 70 in Italia e in Europa che hanno contribuito alla creazione di quei dualismi molto frequenti nello sport tipo Coppi-Bartali, Moser-Saronni, Rivera-Mazzola o Thoeni-Gros.

Chi vi scrive, a tal proposito, ha avuto l’opportunità di assistere dal vivo, a una contesa sulla direttrice Milano-Varese. Ciò, a onor di cronaca, corrispose alla goduria maxima per un tifoso varesino: battere l’Olimpia Milano a domicilio e col minimo scarto: tutto questo accadde nel campionato 1988/89, quando le due si affrontarono con le denominazioni Philips per Milano e DiVarese, match giocato al Palatrussardi, in un clima di assoluta correttezza di entrambe le tifoserie, competenti ed evidentemente dal palato fine.

Una carrellata di immagini

9 Aprile 1970, la prima Coppa dei Campioni a Sarajevo 1970_IGNIS_VARESE[1] Andrea Meneghin impegnato in un incontro di Coppa Campioni contro il Maccabi biglietto_sarajevo[1] Bob Morse.jpg Charlie Yelverton Flaborea fa il giro di campo con la prima Coppa dei Campioni Giovanni Borghi Ignis 1970-71 Ignis 1972-73 Ignis stagione 1973-74.jpg il PalaWhirlpool il tecnico Nikolic Mobilgirgi 1975-76 Ossola_Raga_Rusconi[1] periodico Ignis Varese del 15-5-1972 stemma Ignis Manuel Raga in tap-in biglietto squadra_2012-2013


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