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Palermo, privatizzato il servizio idrico di 26 comuni della provincia

La percentuale di coloro i quali mancano di una fornitura costante di acqua potabile varia dal 55.3% della popolazione in Sardegna all’88.4% in Molise e in Calabria...
di Sonia Lombardo - giovedì 11 ottobre 2007 - 4189 letture

Alia, Alimena, Balestrate, Blufi, Bolognetta, Bompietro, Caccamo, Campofelice di Fitalia, Campofelice di Roccella, Camporeale, Casteldaccia, Cefala’ Diana, Chiusa Sclafani, Ficarazzi, Giuliana, Lascari, Lercara Friddi, Marineo, Mezzojuso, Partinico, Piana degli Albanesi, San Cipirello, San Giuseppe Jato, San Mauro Castelverde, Santa Cristina Gela, Vicari, Villabatefino, fino ad oggi gestiti dall’Ente acquedotti siciliani, passano da questo momento alla Acque Potabili Siciliane Spa, la societa’ che si e’ aggiudicata la gara per la gestione del servizio idrico integrato nella Ato (Ambito territoriale ottimale) Palermo 1.

Entro ottobre saranno prese in carico anche le reti fognarie e gli impianti di depurazione dei comuni in questione. Gli investimenti ammontano per i prossimi trent’anni a circa 1 miliardo di euro, dei quali 211 provenienti dall’Unione Europea.

Ad indicare la strategia di liberalizzazione delle risorse idriche fu Romano Prodi già ai tempi della sua presidenza alla Commissione Europea proprio per non perdere i miliardi di euro stanziati dall’Ue. Ma la legge che in Italia ha aperto il mercato delle acque risale al 1994, la legge Galli, che ha provveduto alla formazione degli ATO (Ambito Territoriale Ottimale), organi territoriali incaricati della gestione del sistema idrico nel suo complesso.

Il risultato è la mancanza di un accesso garantito all’acqua per un italiano su tre: la percentuale di coloro i quali mancano di una fornitura costante di acqua potabile varia dal 55.3% della popolazione in Sardegna all’88.4% in Molise e in Calabria; in Sicilia la disponibilità degli invasi è in grado di assicurare 250 litri d’acqua giornalieri ad ogni abitante dei comuni capoluoghi di provincia e 210 in tutti gli altri comuni, ma i cittadini sono costretti ad acquistare l’acqua pubblica dai privati a costi altissimi e non è un mistero che il 96% di questi privati che gestiscono le reti idriche, ottengono appalti per la costruzione e la manutenzione delle dighe ( 50 di cui 44 non ancora collaudate o in stato di decomposizione) appartengano a Cosa Nostra.

Il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso sottolineò la connivenza delle amministrazioni nel cedere gli appalti alla gestione delle mafia; all’inizio del 2001, l’ex-commissario regionale per le acque ed ex-generale dei carabinieri Roberto Jucci, propose l’istituzione di un’Authority per la sovrintendenza della questione acqua, che avrebbe controllato unitariamente dighe, condotte di adduzione e impianti comunali. Dopo quella relazione Jucci venne spedito a casa e la carica di commissario per le acque passò al presidente della Regione Totò Cuffaro.

La Sicilia è soltanto un esempio dei risultati ottenuti con la privatizzazione della cosa pubblica: a Napoli, dove il decreto Lanzillotta, quello che esclude l’acqua dai progetti di riforma, non ha impedito alla multinazionale Acea S.p.A di insinuarsi nella gestione dell’ATO3 Sarnese-Vesuviano. La giunta comunale ha avallato la richiesta dell’amministratore unico Arin (Azienda Risorse Idriche Napoletana) di aumentare le tariffe di circa l’8 per cento, si stima un debito di circa 490 euro per famiglia.

L’aumento del costo dell’acqua è ormai un dato di fatto nei comuni dove il privato si è sostituito al pubblico, inoltre si paventa lo scempio delle risorse a cui attingere adesso che il legislatore ha autorizzato anche in Italia la vendita in bottiglia dell’acqua di rubinetto.


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Palermo, privatizzato il servizio idrico di 26 comuni della provincia
17 ottobre 2007, di : domenico

Coordinamento catanese per l’acqua pubblica Presso Arci

Catania, 17 ottobre 2007

COMUNICATO STAMPA

Oggetto: Riunione del Coordinamento, giorno 18 ottobre

Preso ulteriormente atto che: • l’ATO Acqua Catania, la Sidra e la Sogip non intendono mutare la decisione precedentemente assunta: inserimento in bolletta della tassa fognature e depurazione, determinando di fatto il raddoppio economico dell’acqua consumata - la stragrande maggioranza dei cittadini-utenti non sono allacciati alla rete fognaria -, e che il ricorso al Difensore Civico del Comune di Catania, già avviato da alcuni mesi, ad ora non ha determinato nessuna presa di posizione di merito al fine di eliminare la grave ed iniqua penalizzazione. L’Amministrazione Provinciale e l’Amministrazione comunale catanese, con l’assordante silenzio espresso, nei fatti avallano le risoluzioni operate.

• Considerato che l’ATO Acque Catania, a cinque anni dalla sua costituzione, risulta ancora non operativo riguardo la Gestione dell’Acqua nella nostra Provincia, di conseguenza, risultano non applicati gli aspetti fondamentali previsti dalla Legge “Codice Ambientale” 152/06.

• Constatato che A Ragusa i sindaci della Provincia componenti dell’ATO Acqua in data 2 ottobre hanno deliberato l’annullamento della precedente gara, rilanciando quindi l’essenzialità della presenza del Soggetto pubblico.

Il “Coordinamento catanese per l’acqua pubblica” si riunisce giorno 18 ottobre alle ore 18.00 presso il salone dell’Arci ( piazza Carlo Alberto 47) al fine di assumere tutte le decisioni ed iniziative necessarie a valorizzare le 3700 firme della specifica Petizione Popolare - gestita nei mesi scorsi -, e per rilanciare nella Provincia di Catania l’indirizzo strategico rivolto alla Gestione Pubblica dell’Acqua.

Cordiali Saluti Il “Coordinamento catanese per l’acqua pubblica”

con preghiera di pubblicazione