Voi, abitanti di Palermo Ovest, forse, non ne avete mai avuto esperienza diretta, tanto da pensare, con superficiale egoismo “Che sarà mai”. Per noi, abitanti di Palermo Est, è diverso. Totalmente diverso.
Avete presente Berlino? Berlino tra il 13 agosto del 1961 e il 9 novembre del 1989. Berlino con il muro, insomma. Quel muro che divideva in due la città: Berlino Est e Berlino Ovest. Che, più che a due metà della stessa città, somigliavano agli archetipi di due mondi agli antipodi. Ecco, Palermo somiglia un po’ a Berlino. A Berlino quando c’era il muro e, insieme al muro, c’era Berlino Est e c’era Berlino Ovest.
Noi abbiamo Palermo Est e Palermo Ovest, anche se la bussola confuterebbe. Palermo Est e Palermo Ovest, anche se l’urbanistica smentirebbe. Ma non lasciamo che siano un paio di punti cardinali e un piano regolatore a smontarci. Il nostro muro, quello che divide Palermo Est da Palermo Ovest, molto meno suggestivo di quello berlinese, è una rotonda (anzi, un’isola rotazionale).
Siamo a Palermo, sulla circonvallazione, quello stradone che attraversa l’intera città, che raccorda le autostrade siciliane (quelle che ci sono sempre state, quelle che non sembra vero che finalmente ci siano e quelle che ci saranno), dove tutti noi abbiamo trascorso, dentro le nostre fedeli auto, cocendo sotto il sole d’agosto o tremando al mite freddo di gennaio, lunghe ore. Temendo che quell’ennesimo inevitabile ritardo ci trasferirà direttamente da un’anonima e quasi innocua lista nera a quella, ben più concreta e temibile, dei licenziabili, costringendoci a stampare decine di copie del nostro curriculum e a comprare decine di francobolli di posta prioritaria ammorbando le agenzie di lavoro interinale con le nostre cartacce da disoccupati. Scongiurando che Toni non segni nella prima mezz’ora del primo tempo perché il primo gol rosanero in Europa noi vogliamo vederlo in diretta e non nei servizi del dopo partita con il commento di Raimondo Vianello. Lì, macinando sigarette e imprecando contro concittadini, vigili urbani, assessori ai trasporti pubblici, in coda, in attesa, con la speranza di riuscire a dire, prima o poi, con galileiano stupore, “Eppur si muove”.
Voi, abitanti di Palermo Ovest, forse, non ne avete mai avuto esperienza diretta, o vi è successo così di rado che potete permettervi il lusso di non farci caso, di pensare, con superficiale egoismo, “Che sarà mai”. Per noi, abitanti di Palermo Est, è diverso. Totalmente diverso.
Noi, abitanti di Palermo Est, tutti i giorni della nostra vita, percepiamo e sperimentiamo la nostra condizione di alterità. "Un abitante di Palermo Est non ha occhi? Non ha mani, un abitante di Palermo Est, membra, corpo, sensi, sentimenti, passioni? Non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, soggetto alle stesse malattie, guarito dalle stesse medicine, scaldato e gelato dalla stessa estate e inverno di un abitante di Palermo Ovest? Se ci pungete non sanguiniamo? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo?". Tanti piccoli Shylock, ecco cosa siamo. Noi, abitanti di Palermo Est.
E ora, coscienti che qui, diversamente che a Berlino, il muro non cadrà mai, anzi crescerà, come un’invincibile entità che si nutre della nostra quotidianità, aspettiamo fiduciosi i ponti di Perrault. Il Perrault più famoso, Charles, discendeva del resto da un’illustre generazione di architetti. Non si sa mai che, in una di quelle code che ben conosciamo, noi, abitanti di Palermo Est, tra una boccata di nicotina e un gesto inequivocabile a quello che, sul suo cinquantino, ci sorpassa da destra, venga a tenerci compagnia, alleviando magari la nostra rassegnata attesa, qualcuno dei personaggi delle sue fiabe, con poteri soprannaturali, capace di sconfiggere il mostro e di fare di noi, abitanti di Palermo Est, cittadini come tutti gli altri, anche come quelli di Palermo Ovest.