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Pajhwok Afghan News, ai confini della libertà di stampa


Invece di affidarci ai soliti dotti scritti sull’Afghanistan, per lo più noiose rivisitazioni di cose risapute, abbiamo preferito intervistare Farida, direttore dell’Agenzia Stampa afgana Pajhwok
mercoledì 2 maggio 2007, di Emanuele G. - 785 letture

La realtà può essere raccontata in due modi: o guardandola dall’esterno con i risultato di falsarla, oppure cercare qualcuno che vivendola dall’interno possa realmente raccontarla. Noi abbiamo scelto questa seconda via poiché l’Afghanistan è una terra che può essere aiutata sul serio solo affidandoci alle preziose indicazioni di chi abita lì.

Vorrei solo ricordare che gli inglesi durante l’ottocento non riuscirono mai ad imporre il loro dominio coloniale su quel Paese riuscendo a sottoscrivere un salomonico accordo di “bien vivre” con i potentissimi capi tribù afgani. Altri si sono rapidamente dimenticati questo piccolo particolare storico con i risultati che noi conosciamo.

Quando è stata fondata l’Agenzia?

“L’abbiamo fondata nell’aprile del 2004. Tuttavia, abbiamo iniziato nel luglio dello stesso anno dopo aver formato i giornalisti e i reporter. Nell’ottobre del 2004 abbiamo registrato l’Agenzia. Noi abbiamo una struttura stabile in dieci province, mentre per le altre ci affidiamo a dei freelance. I nostri notiziari sono prodotti in tre lingue: Dari, Pajhto e Inglese.”

Cosa significa libertà di espressione in Afghanistan?

“Dopo la caduta del regime dei Talebani c’è stato un gran cambiamento per i giornalisti che ora possono praticare ed esprimere le proprie idee. Eravamo molto contenti di tutto questo, ma da sei mesi a questa parte la situazione sta peggiorando ogni giorno che passa.”

Qual è la situazione dei mass-media nel vostro paese?

“Come ho già detto prima, qui la situazione sta peggiorando. Soprattutto per quelli che operano in strutture indipendenti. E’ un problema per tutti i giornalisti ed io come Direttore dell’Agenzia sono sempre preoccupato per la sicurezza dei miei collaboratori. Ad esempio, un nostro reporter ha ricevuto durante la notte una lettera dai Talebani e non ti dico lo stato di pressione a cui siamo sottoposti…”

Come vi sentite dopo l’uccisione del vostro collega Adjmal?

“L’uccisione di Adjmal risiede nel fatto che non abbiamo nessun supporto e sostegno da parte del Governo come anche da parte degli organismi internazionali e del Governo italiano. Avevamo pensato che poiché Adjmal lavorava per loro essi se ne sarebbero occupati, invece hanno pensato solo a Daniele Mastrogiacomo. Ora i giornalisti afgani sono preoccupati perché non c’è nessun valido aiuto, solo quello dell’Associazione dei Giornalisti Indipendenti Afgani.”

Cosa ne pensate del fatto che vogliono esportare la Democrazia in Afghanistan?

“Le cose stanno in maniera differente. C’è gente che vuole portare sul serio la Democrazia nel nostro Paese, ma altri si fanno solo i fatti suoi. Vogliono utilizzare noi Afgani per ottenere benefici personali. L’uccisione di Ajmal e altre vicende sono la dimostrazione lampante di tutto questo.”

Gli stranieri conoscono la storia dell’Afghanistan?

“Io penso che anche qui la situazione abbia differenti livelli di lettura. Alcuni conoscono realmente la storia del nostro Paese, ma con altri abbiamo problemi per una questione di reciproca conoscenza. Dobbiamo affrontare il problema o ciò creerà dei problemi.”

Cosa fare per aiutare seriamente l’Afghanistan?

“Come tu saprai l’Afghanistan ha trascorso gli ultimi 25 anni in uno stato di continua guerra. Noi abbiamo più bisogno di aiuti finanziari internazionali che di guerre con i nostri vicini per far sconfiggere il terrorismo. Infatti, essi non vogliono che ci sia vera pace qui da noi…ad eccezione di qualcuno…”

Quale il ruolo dei Talebani nella presente situazione dell’Afghanistan?

“Per me non hanno nessuna reale politica perché la cambiano in modo continuativo ogni giorno…”

Recapito completo dell’Agenzia Pajhwok:

Pajhwok Afghan News

Interior Ministry Road

Shahr-e-Naw, Kabul

Afghanistan

Sito della Pajhwok

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