Sei all'interno di >> :.: Culture | Libri e idee |

Padre Pino Puglisi: un leone che ruggisce contro la mafia

Un libro di Augusto Cavadi, Cosimo Scordato (Il Pozzo di Giacobbe, 2023) Collana Respiro, pagine 176 p., EAN: 9788892870772

di g.c. - mercoledì 8 novembre 2023 - 444 letture

Padre Pino Puglisi. Un leone che ruggisce di disperazione: questo il titolo del volume, edito da Il pozzo di Giacobbe e scritto a ’quattro mani’ da Augusto Cavadi e Cosimo Scordato, che oserei definire, anche ma non esclusivamente, chiarificante. Lo sguardo filosofico di Cavadi e lo sguardo teologico-pastorale di Scordato si intrecciano e comunicano fra loro aiutandoci a com-prendere l’esistenza complessa di un uomo che ha scelto, senza esitare, il Bene. Un modello (certamente non pubblicitario e di vuota propaganda) per la Chiesa di Palermo e per la Chiesa Universale che ancora oggi, a distanza di trent’anni, continua a interpellare tutte e tutti, credenti e non. Interessante come, nella breve dichiarazione di intenti, i due autori specificano i motivi e i desideri che li hanno spinti a mettere insieme ciò che poi ritroviamo nel corso della loro riflessione. Il desiderio è certamente la memoria di un prete ucciso dalla mafia, ma è molto altro ancora.

Padro Pino PuglisiÈ il fare sintesi - aggiungo - di un tema complesso, quali le mafie, in relazione al fatto ecclesiale, ai suoi intrecci e all’eredità rispetto alla lotta contro le ingiustizie. Cavadi, giustamente, si chiede subito se i martiri sono davvero fiori all’occhiello di una Chiesa locale oppure no. E così afferma: "L’assassinio di Puglisi e la successiva proclamazione canonica a "beato" della Chiesa cattolica hanno dato una stura a una serie di dichiarazioni trionfalistiche […]. La presenza di un martire in più è stata accolta come un dono divino. Per chi come me è convinto che la logica divina può volare al di sopra, ma mai contro la logica umana, tale compiacimento collettivo non ha alcuna ragion d’essere; anzi, al contrario, dovrebbe lasciare il posto all’autocritica e al pentimento” (pp. 17-18).

Non c’è pentimento senza autocritica e non c’è autocritica senza presa di coscienza. Ma come dovremmo sviluppare questa sana presa di coscienza? Chi dovrebbe guidarci a ciò? È forse possibile autogestirsi in un percorso così complesso? Credo che anche su questo bisognerebbe riflettere ed è la stessa Chiesa locale che chiede - forse banalmente - di fare memoria del Beato che dovrebbe seriamente interrogarsi e aprirsi a nuovi modi di essere Chiesa. Ma cosa dice l’eredità di don Pino in merito a questo? Cosa dice alla Chiesa? Cosa dice a noi che siamo Chiesa? Lo espone bene Cosimo Scordato nelle ultime pagine del libro: "La Chiesa [...] deve diventare spazio di resurrezione, ovvero di cambiamento radicale, che rende improbabile, se non addirittura impossibile, per la grazia del suo Signore, l’infiltrazione dell’associazione mafiosa e l’invadenza degli atteggiamenti e comportamenti mafiosi. Però, l’esperienza storica ha fatto toccare con mani che, nonostante la progressiva presa di coscienza da parte della Chiesa, permangono intrecci all’interno della comunità cristiana; passo ulteriore non può che essere il radicale ripensamento dell’immagine di Chiesa e del suo rapporto con la società (pp. 165- 166).

E se ecclesia semper reformanda, non deve certo muoversi dalla denuncia profetica alla progettualità testimoniale? La denuncia profetica, se non si evolve pienamente e profondamente in progetti testimonianti di qualcosa di concreto, come può dirsi credibile e autentica? Ed è proprio attraverso il farsi concreto della comunità cristiana - come afferma bene Scordato - che si ha quando essa stessa si impegna a tradurre nello spazio della visibilità sociale la vera risposta alternativa all’essere e all’agire mafioso dove, oltre alla denunzia, ci deve essere una capacità di annuncio fattuale nei gesti nuovi e creativi della comunità stessa.

La comunità cristiana, dunque, non può che favorire, attraverso la propria creatività umana e il sinergismo fra tutte le sue componenti, il cambiamento e la conversione sincera dei cuori e delle menti. Perché poi, lo si sa bene, è la forma-mentis che bisogna educare e coniugare al Bello e al Buono. Solo in questa prospettiva l’esperienza martiriale di don Pino Puglisi si tradurrà in eredità concreta per l’attuale e futura generazione, infra ed extra ecclesiam.

Questa è solo una minima parte delle riflessioni personali che il libro mi ha suscitato ed è la presa di posizione di Cavadi e Scordato che fa dei due autori sinceri testimoni di ciò che è stato e continua ad essere il padre Pino Puglisi reale (non la sua immagine rivista e corretta). Lettura consigliatissima!


- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -