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Padova: il muro della vergogna


Fa ancora discutere il muro d’acciaio, alto tre metri e lungo 84, che isola il quartiere di via Anelli a Padova. E continua la pioggia di critiche sulla giunta comunale di Padova, guidata dal sindaco diessino Flavio Zanonato.
venerdì 18 agosto 2006, di Vincenzo Raimondo Greco - 1085 letture

Fa ancora discutere il muro d’acciaio, alto tre metri e lungo 84, che isola il quartiere di via Anelli a Padova. E continua la pioggia di critiche sulla giunta comunale di Padova, guidata dal sindaco diessino Flavio Zanonato.

Che il quartiere attorno a via Anelli sia una specie di piccolo Bronx padovano con episodi di quotidiana illegalità è innegabile, che attorno a questa realtà si siano spesi fiumi di parole piuttosto che interventi fattivi è sotto gli occhi di tutti”, si legge in un comunicato dei Cobas scuola di Padova, “ma pensare di risolvere questo problema sociale innalzando, con grande dispiegamento di mezzi e forze, un muro che circonda l’area fa accapponare la pelle solo per quello che richiama alla memoria”.

Anche i Verdi non sono teneri con la decisione assunta dal Comune di Padova. “Una operazione”, si legge in un comunicato dei Verdi, non solo “inefficace sul piano della sicurezza” ma “che alimenta ulteriormente la logica del ghetto, del luogo separato, malato che solo una separazione forzata, segregazionista, affidata al controllo di polizia può risolvere”.

Di qui l’invito, rivolto a Zanonato, a smantellare il muro della “vergogna” che ha cancellato “il poco di buono intrapreso con l’avvio dello smantellamento delle palazzine di via Anelli”. “Siamo tutti marocchini bianchi” era la scritta sulle magliette indossate dallo stesso Zanonato e da quanti hanno partecipato ad una iniziativa proprio in via Anelli, durante l’ultima campagna elettorale. La creazione del muro va in una direzione diametralmente opposta, lasciano intendere i rappresentanti del Sole che Ride e rappresenta “un fatto grave oltre che una scelta stupida che ha scatenato la canea reazionaria e razzista della destra con il rilancio della proposta di un lager cpt a Padova”. La decisione del comune mette in difficoltà anche la Cgil che se, da un lato, invita a garantire i “diritti fondamentali delle persone”, dall’altro ritiene indispensabile il ricorso “all’opera di polizia” per ripristinare la “legalità”.

Siamo fermamente consapevoli - scrive Ilario Simonaggio, segretario generale della Cgil padovana - che sono da accogliere simultaneamente tutti i suggerimenti che consentono di migliorare, nella fase transitoria, la sicurezza attiva e passiva dei cittadini ( controllo degli accessi, telecamere nei luoghi dello spaccio, Ztl negli orari notturni, ecc.)”. Ma, aggiunge, “siamo interessati affinché i temi della criminalità e del rispetto della legalità siano assunti con politiche di efficace contrasto e di recupero della devianza sociale e giovanile e attraverso processi di inclusione sociale”. Ma a Padova non c’è solo via Anelli. Loschi personaggi dediti allo spaccio e alla prostituzione “stazionano quotidianamente nelle vie del quartiere Stanga”; bisogna, quindi, evitare che “chiusa via Anelli il mostro dell’illegalità si ripresenterà sotto nuove forme e in nuovi luoghi della città”. Allora, però, sarebbe troppo tardi, conclude amaramente Simonaggio, “per comprendere che l’opera di repressione dei reati da sola non basta mai!”.

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